Italia

Un collettivo di rider pubblica su Fb l’elenco dei vip…

  • Abbonati
  • Accedi
la minaccia dei fattorini del cibo

Un collettivo di rider pubblica su Fb l’elenco dei vip “tirchi” che non danno la mancia

«Vi avevamo avvisati. Don't f... with riders!». Sulla pagina Facebook del collettivo di rider precari “Deliverance Milano”è stato pubblicato l’elenco dei vip che ordinano cibo a domicilio, ma non danno la mancia. «Questa è la nostra #blacklist, un elenco di tutte le star e i vip che regolarmente ordinano con le app e non lasciano la mancia a nessun fattorino, nemmeno in caso di pioggia!In questa lista compaiono attori, presentatori, cantanti, calciatori, sportivi, musicisti, rapper, influencer». Questo annuncio sul profilo precede l’elenco per ora costituito da 25 nomi . Che mette sulla graticola chi è ritenuto “tirchio” dai rider.

GUARDA IL VIDEO - Normativa sui rider allo studio: copertura Inail e no al pagamento a cottimo

GUARDA IL VIDEO - I rider e la black list di celebrità “tirchie”: anche i vip hanno una sfera privata

La violazione della privacy
Una iniziativa in palese violazione della privacy che è garantita a tutti i cittadini. Vip o meno. Perché si tratta comunque di elementi che mettono in luce dati sensibili dei clienti. E dunque non divulgabili. A meno che i singoli vip citati non li abbiamo espressamente autorizzati. Fra le altre l’utilizzo fatto nella divulgazione dei dati su Fb mira anche a dare un vantaggio economico illecito al collettivo. La provocatoria minaccia è poi un grave danno di immagine per le piattaforme di delivery.

GUARDA IL VIDEO - Storie di rider: Fernando, il professore prestato alle due ruote

La minaccia
Chiarissima la minaccia contenuta nel post pubblicato su Facebook: «Ricordatevi sempre una cosa clienti: entriamo nelle vostre case, vi portiamo il cibo e qualsiasi altra cosa vogliate, praticamente a tutte le ore del giorno, siamo in strada sotto la pioggia battente o sotto il sole cocente, senza assicurazione. Sappiamo tutto di voi. Sappiamo cosa mangiate, dove abitate che abitudini avete». Nel post viene sottolineato che i personaggi famosi «vivono in quartieri residenziali extralusso o nel centro delle città» e che «è significativo riscontrare come sia più facile ricevere la mancia se si consegna in zone popolari o in quartieri periferici, piuttosto che in distretti o in civici fighetti e più pettinati».

L’attacco alle piattaforme
Poi l’attacco alle piattaforme del delivery: «E come lo sappiamo noi, lo sanno anche le aziende del delivery. Queste piattaforme come sfruttano noi lavoratori senza farsi alcuno scrupolo, sfruttano anche voi, speculando e vendendo i vostri dati». Parlano del «lato oscuro della #gigeconomy», dove «si produce valore in tutti i modi possibili, dal servizio di vendita del prodotto al trasporto a domicilio delle merci, fino alla mappatura dei dati, alla loro analisi e alla loro compravendita».

GUARDA IL VIDEO - Storie di rider: Lucas, l'argentino che pedala per 600 euro al mese

Le richieste: diritti, non tassazione della mance, indennità di cassa per i pagamenti in contanti
Nel post io collettivo chiede diritti: «non possiamo più prescindere dall'avere diritti sindacali, #reddito incondizionato, salario minimo e una previdenza sociale adeguata». E la non tassazion e delle mance: «Pretendiamo che le nostre mance non vengano tassate, ad oggi viene trattenuta l'Iva quando il pagamento avviene (come la maggior parte delle volte) per mezzo del supporto di intermediazione digitale, quando dichiarate il contrario». Nel mirino anche i pagamenti in contante. «E qualora fossimo costretti dal servizio aziendale a ricevere parte dei pagamenti in contante, come a #Glovo, pretendiamo un'indennità di cassa, perché già mentre siamo in consegna capita che veniamo aggrediti perché la gente cerca di derubarci o ci fregano le bici fuori dai palazzi e dai ristoranti, manca solo di venir rapinati e di rimetterci i soldi di tasca nostra».

© Riproduzione riservata