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Nuova tassa sui viaggi in aereo: la Ue vuole colpire il carburante

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Servizio |studio segreto e summit a giugno

Nuova tassa sui viaggi in aereo: la Ue vuole colpire il carburante

La Ue sta pensando a una tassa sul trasporto aereo, probabilmente colpendo il carburante. Diminuirebbe il numero dei voli, ma con benefici per l’ambiente, il clima (si abbatterebbero le emissioni di CO2) e le casse degli Stati membri. Per ora c’è uno studio segreto della Commissione europea. Ne è entrata in possesso Transport & Environment (T&E), organizzazione ambientalista molto agguerrita in ambito europeo (come si è visto nel dieselgate). A metà giugno, dopo le elezioni, ci sarà un summit dei ministri delle Finanze degli Stati membri. I ministri si riuniranno per due giorni a L’Aja, dove l’Italia si porterà soprattutto il fardello della crisi dell’Alitalia. È la prima volta che si parlerà di tasse sull’aviazione.

Per ora sul tema c’è solo lo studio finora rimasto segreto, che stima gli effetti di un inasprimento fiscale in ogni singolo Stato membro. Usando una metodologia diversa da quella della Iata, l’associazione internazionale delle compagnie aeree. Il risultato è che, secondo la Ue, la perdita di concorrenza, competitività e posti di lavoro che verrebbe causata dalle maggiori tasse sarebbe comunque accettabile.

Per quanto riguarda l’Italia, dove il trasporto aereo di linea è gravato solo da tasse sui biglietti (Iva al 10% sui soli voli nazionali, tasse d’imbarco e tasse locali), vengono prospettati tre scenari:

- semplice abolizione dell’Iva sui biglietti;

- estensione dell’Iva a tutti i biglietti internazionali (anche intracomunitari);

- introduzione di un’accisa di 330 euro a tonnellata sul kerosene.

Nel primo caso, secondo le stime della Ue, il numero di voli, dei passeggeri, dei posti di lavoro nell’aviazione e il valore aggiunto del settore crescerebbero tutti dell’11%, ma anche le emissioni di CO2 salirebbero di altrettanto. E aumenterebbero del 7% le persone esposte al rumore degli aeroporti. Inoltre si stima che si perderebbero posti di lavoro in altri settori, per cui l’effetto netto sull’occupazione sarebbe vicino allo zero. Inoltre, le entrate fiscali dello Stato correlate all’aviazione scenderebbero da 1,9 a 0,4 miliardi di euro.

La sede della Commissione Ue (Marka)

Estendendo l’Iva, invece, passeggeri, voli e posti di lavoro nell’aviazione scenderebbero del 7%, ma l’effetto sul Pil sarebbe trascurabile (crescerebbero altri settori, anche perché molti dei passeggeri persi dalle compagnie aeree viaggerebbero con altri mezzi) e le emissioni di CO2 sarebbero tagliate anch’esse del 7%, sempre secondo la Ue. Le entrate fiscali salirebbero a 3,26 miliardi, le persone esposte al rumore sarebbero il 4% in meno.

Tassando il kerosene, gli effetti sarebbero analoghi: -8% su voli, passeggeri, emissioni, posti di lavoro e valore aggiunto; entrate fiscali a 3,15 miliardi; -5% di persone esposte al rumore.

La Ue ritiene che, complessivamente, gli inasprimenti fiscali abbiano conseguenze (negative) inferiori rispetto ai benefici di un’abolizione dell’Iva sui biglietti. Ciò renderebbe preferibile la tassazione più pesante, perché al netto di questo resterebbero i benefici ambientali.

Probabilmente, per avere un quadro più completo andrebbero considerati anche i sussidi pubblici al trasporto aereo. Non solo i miliardi messo dallo Stato nei vari salvataggi dell’Alitalia (anche per la lunga cassa integrazione dei dipendenti in esubero), ma anche gli aiuti concessi sotto varie forme a livello locale per convincere la compagnie low cost ad attivare collegamenti dagli aeroporti della zona,

Negli altri Paesi Ue gli effetti di un cambio di tassazione non sarebbero uguali (i sistemi fiscali sono diversi). Ma la Ue conclude che complessivamente potrebbero comunque essere benefici, perché in Europa il trasporto aereo è meno colpito dal fisco che in altre aree del mondo.

(Photo by Nicolas Economou/NurPhoto/AFP)

Il tutto in un continente dove in cui i trasporti sono la maggior fonte di problemi per i cambiamenti climatici: costituiscono il 27% delle emissioni di CO2. All’interno di questa quota, crescono quelle del trasporto aereo: +4,9% l’anno scorso (quando l’insieme delle altre attività ha fatto segnare un -3,9%), +26,3% negli ultimi cinque anni. Molto più che ogni altra fonte di emissioni. Per questo Bill Hemmings, responsabile di T&E per l’aviazione, afferma che le nuove tasse sono fondamentali per combattere i cambiamenti climatici e il rumore, mentre l’esenzione fiscale del carburante (kerosene) è indifendibile e non si può continuare a sussidiare chi vola abitualmente (ma come farà chi ha una stretta necessità di volare e un reddito non alto?).

Si pensa di tassare il carburante soprattutto perché esso è in buona parte esente da accise. L’esenzione è stabilita dalla convenzione di Chicago del 7 dicembre 1944 sull’aviazione civile. Ma lo studio Ue sottolinea che l’esenzione in realtà riguarda solo il carburante che resta nei serbatoi di un aereo al loro atterraggio da uno Stato diverso da quello di destinazione.

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