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Energia dal mare: ecco la tecnologia che trasforma i porti in centrali…

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Energia dal mare: ecco la tecnologia che trasforma i porti in centrali elettriche

Produrre energia sfruttando il movimento delle onde sulle dighe portuali come fossero delle centrali elettriche in mezzo al mare. A rendere possibile tutto ciò sono stati i ricercatori del Conisma, il Consorzio nazionale interuniversitario per le scienze del mare che coordina la ricerca scientifica di 35 università in ambiente oceanico e costiero e che, da alcuni anni, ha indirizzato alcuni studi anche sulla generazione di energia “blu”. Il consorzio è riuscito così a mettere a punto due sistemi che assicurano la produzione di elettricità dal moto ondoso che, pur con differenti tecnologie, hanno in comune un tassello: aver reinventato l’obiettivo originario delle dighe marittime regalando loro una “seconda vita”.

Le due tecnologie ideate dal Conisma
I due sistemi, Dimemo e Rewec3 sono stati sviluppati, rispettivamente, da Diego Vicinanza dell’Università della Campania “Luigi Vanvitelli” e da Paolo Boccotti (inventore) e Felice Arena (che ha realizzato le applicazioni prototipali) dell'Università Mediterranea di Reggio Calabria. Il prototipo del primo sistema, il Dimemo è già installato nel molo San Vincenzo, l’antica diga sopraflutto del porto di Napoli. Sostituisce i massi della diga esistente con una vasca in cemento armato, poco visibile dalla riva e silenzioso, poiché l’apparato elettromeccanico è racchiuso in un apposito locale macchine ed è innocuo alla fauna marina.

Un sistema a tracimazione per produrre l’energia blu
Ma come funziona? L’impianto utilizza un sistema a tracimazione: le acque risalgono una rampa, entrano in una riserva e defluiscono attraverso delle turbine che permettono la trasformazione in elettricità. L’energia potrebbe essere usata dal porto stesso, anche se una delle applicazioni più immediate che i ricercatori napoletani stanno studiando è quella di mettere il sistema in sinergia con altre fonti rinnovabili per desalinizzare l’acqua in aree isolate, in particolare piccole isole.

Una camera d’aria alla base del Rewec3
Nel sistema Rewec3 invece, l’onda arriva alle pareti della diga e viene incanalata fino a una camera d’aria dove la spinta dell’acqua comprime e decomprime l’aria nella camera che a sua volta aziona una turbina auto-rettificante, capace cioè di ruotare nello stesso verso sia quando il polmone d’aria è compresso (con l'aria che esce dalla camera) sia quanto è decompresso (con l'aria che entra nella camera). Questo sistema, pronipote evoluto dell’Owc (Oscillant Water Column), già impiegato da parecchi anni è più efficiente del 20-30% rispetto al suo antenato e si adatta alle increspature del Mediterraneo, dove è la risonanza ad amplificare l’effetto dell'onda, con una produzione di energia elettrica di circa 5-9,000 megawattora per anno per chilometro di diga.

Il progetto di Renzo Piano
Il Rewec3 è stato già installato nel porto di Civitavecchia e Renzo Piano pensa di inserirlo nel nuovo porto di Genova. Prossimamente sarà realizzato anche nel Porto di Salerno e di Roccella Ionica (Reggio Calabria) e se ne valuta l’installazione sia nel Principato di Monaco sia in Belgio a difesa delle isole artificiali. Anche in questo caso, come nel precedente, sostengono i ricercatori, il sistema non deturpa il paesaggio, attenua gli effetti della tracimazione durante le mareggiate, smorzando il raddoppio dei cavalloni sulle pareti, non ha rischi per la fauna ittica e costa il 5% in più di una normale diga foranea. E gli studiosi della Mediterranea stanno studiando, nell'ambito di un progetto H2020, l’inserimento del Rewec3 all’interno di grandi isole artificiali, che costituiscono delle fish farms capaci di produrre energia elettrica dal vento e dalle onde.

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