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Calcio e turismo: è Barcellona la meta preferita dei viaggiatori nel…

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Calcio e turismo: è Barcellona la meta preferita dei viaggiatori nel pallone

Il 4-0 con il quale il Liverpool ha travolto a sorpresa il Barcellona, ha scatenato i tifosi dei Reds su Internet a caccia di volo e hotel per andare a vedere la finale della Champions League: in una notte, le ricerche dal Regno Unito per pacchetti di viaggio per Madrid - dove il primo giugno si assegnerà la Coppa - sono aumentate di 6 volte rispetto alla settimana precedente. L’altrettanto clamorosa qualificazione del Tottenham contro l’Ajax ha galvanizzato i sostenitori degli Spurs tanto da fare ulteriormente raddoppiare le ricerche registrate da Expedia verso la capitale spagnola.

GUARDA IL VIDEO. Champions, Barcellona eliminato dal Liverpool

Sogno proibito: la finale di Champions
«Da anni – dice Michele Uva, vicepresidente dell’Uefa - la Champions è diventata il prodotto di entertainment più seguito e amato al mondo. La finale ha superato il Super Bowl americano anche in termini di audience». È la vera competizione globale dello sport di questi ultimi decenni, soltanto le Olimpiadi e i Mondiali di calcio possono tenere il confronto. Destination: Football, una ricerca del gruppo Expedia - partner ufficiale dell’Uefa Champions League - sottolinea che «il 68% dei viaggiatori nel mondo ha programmato almeno una vacanza prendendo come spunto un evento sportivo». E tra questi, 2 appassionati su 3 ammettono di cercare voli e hotel tenendo in considerazione il calendario della loro squadra di calcio. «La Champions rappresenta il meglio del calcio a livello di club. È un mix vincente di spettacolo, grandi campioni, confronto internazionale», dice Giorgio Ricci, chief revenue officer della Juventus. «Gran parte del nostro successo globale - aggiunge Ricci - passa dalla Champions, un modello molto accentrato che tuttavia garantisce una distribuzione efficace in grado di valorizzare il prodotto.

Tutti pazzi per il Barça di Messi
aPer un club italiano, quindi, con un campionato domestico che fatica a tenere il passo della Premier inglese o della Liga spagnola, la Champions League arriva a coprire anche il 45-60%». E la Juventus - come ricorda Ricci - si è già organizzata anche per «trarre benefici dai flussi turistici che accompagnano la manifestazione», andando quindi oltre agli incassi record dello stadio raggiunti quest’anno contro Atletico Madrid e Ajax: lo Juventus Museum, il megastore bianconero, l’hotel e il J-Village sono infatti iniziative già avviate a Torino che «fanno leva sull’esperienza offerta» al tifoso-turista. Lo studio di Expedia mostra che Barcellona, con il 30% delle risposte, è la città preferita da chi vuole vedere il calcio dal vivo e che «il Camp Nou con Lionel Messi, con il 15% delle preferenze, è lo stadio più desiderato degli appassionati di tutto il mondo».

Il fascino discreto della Premier
Subito dopo la città catalana vengono le città del Regno Unito, Londra e Manchester. Gli italiani, per una vacanza dedicata allo sport, indicano nell’ordine: Barcellona, Madrid, Londra, Milano, Torino e Parigi. Ma lo stadio più desiderato dagli italiani è il Maracanã di Rio, seguito dal Santiago Bernabeu del Real Madrid e dall’Allianz Stadium della Juve. «Il Gruppo Expedia ha scelto di essere partner ufficiale di viaggio dell’Uefa Champions League attraverso i brand Expedia.it e Hotels.com perché si tratta della competizione sportiva per cui si viaggia di più spiega Michele Maschio, responsabile relazioni esterne per Expedia. Cresce così l’attesa per l’appuntamento top della stagione, la finale al Wanda Metropolitano.

L’attesa per la finale di Madrid
I dati evidenziano «un aumento del 30% delle ricerche che riguardano Madrid, rispetto al 2018». A Madrid per Liverpool-Tottenham, prevedono l’arrivo di 34mila tifosi e turisti dall’Inghilterra e di almeno altri 10mila appassionati da tutto il mondo, per un impatto economico di quasi 50 milioni di euro. «Si è partiti negli anni Novanta con la conversione da Coppa Campioni a Champions e in ogni ciclo si è sempre riusciti a migliorare qualcosa. L’indiscusso successo di oggi - conclude Michele Uva - non deve però fermare una naturale evoluzione verso il futuro».

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