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Dossier Il Gran Paris Express correrà solo sui binari del Bim

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    Dossier | N. 4 articoli La nuova progettazione: la sfida Bim

    Il Gran Paris Express correrà solo sui binari del Bim

    Per avere la conferma che il Bim è ormai una strada tracciata e non si torna più indietro l’imprenditoria delle costruzioni e il mondo della progettazione deve guardare a due giorni del calendario: 11-12 settembre prossimi. In questi giorni, infatti, a Parigi sarà illustrata alle imprese italiane la nuova fase del mega-progetto Grand Paris Express. L’iniziativa è stata organizzata dall’Ice, in collaborazione con l’ufficio di Parigi e l’Ambasciata italiana, e con il supporto dell’Ance.

    La società committente della maxi opera - Société du Grand Paris - presenterà alle imprese e ai progettisti italiani i nuovi bandi di gara che saranno pubblicati tra il terzo trimestre di quest’anno e fino a tutto il dicembre 2020. Come è noto, il Grand Paris Express è uno dei principali progetti infrastrutturali in corso di realizzazione in Europa e prevede la realizzazione di una rete ferroviaria sotterranea di 200 km che si collega alla rete di trasporti esistenti attraverso la creazione di quattro nuove linee metropolitane (15, 16, 17 e 18), il prolungamento della linea 14 esistente e moltissimo sviluppo e valorizzazione immobiliare. Nella due giorni di lavoro le imprese italiane potranno avere colloqui B2B con le società francesi. In questa occasione, appunto, più che il francese o l’inglese, il linguaggio che più conta sarà quello del Bim. L’intera opera - che conta 29 miliardi di investimento complessivo - e ciascuno dei maxi-cantieri vengono gestiti in digitale. Il Bim è l’”esperanto” che fa capire a ciascuno le cose da fare, consente lo scambio di informazioni, evita di commettere errori e permette a chiunque di verificare tempi, costi e appuntamenti di cantiere.

    Nel cantiere di Parigi hanno lavorato o stanno lavorando imprese italiane come Pizzarotti e Salini Impregilo. C’è anche una presenza, molto marginale al momento, di qualificati studi italiani o di italiani che hanno fondato studi all’estero. Complessivamente, per la mega-opera sono stati coinvolti 37 studi di architettura, anche attraverso concorsi. Non tutte le stazioni sono uguali. Nove di queste avranno un impatto maggiore delle altre, sia per la dimensione dei volumi realizzati fuori terra, sia per la posizione. Sono le stazioni definite «emblématiques», destinate cioè a diventare dei landmark nei rispettivi territori. In alcuni casi la realizzazione ha posto complessi problemi tecnici, come nel caso della stazione Villejuif-Gustave-Roussy, sulla linea 15 sud, disegnata da Dominique Perrault. La stazione - attualmente in costruzione - è per la quasi totalità interrata e nel progetto è uno snodo di varie linee. L’architetto francese l’ha concepita come un enorme cilindro interamente ipogeo. Per eseguire lo scavo in verticale del grande diametro è stato necessario costruire un macchinario su misura. Sono ancora sulla carta invece le altre stazioni «emblématiques». Una di queste - la stazione Gare Clichy-Montfermeil sulla linea 16 - sarà realizzata dall’architetta italiana Benedetta Tagliabue attraverso il suo studio Embt Miralles Tagliabue (con anche Bordas+Peiro). Le altre sette stazioni sono le seguenti: Saint-Denis Pleyel, sulla linea 17 (Kengo Kuma & Associates); Le Bourget RER, sulla linea 17 (Elizabeth de Portzamparc); Parc des Expositions, sulla linea 17 (Dietmar Feichtinger Architectes); Nanterre La Folie, sulla linea 15 Ovest (Architecture Studio); Pont de Bondy, sulla linea 15 Est (Bjarke Ingels Group & Silvio d’Ascia); Noisy-Champs, sulla linea 16 (Jean-Marie Duthilleul); Palaiseau, sulla linea 18 (Benthem Crouwel et Atelier Novembre).

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