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A Palazzo Chigi il vertice con Conte, Salvini, Di Maio e Tria

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il confronto

A Palazzo Chigi il vertice con Conte, Salvini, Di Maio e Tria

La prima riunione a Palazzo Chigi si è volta stamane tra il premier Giuseppe Conte, i vicepremier Matteo Salvini e Luigi Di Maio e il ministro dell'Economia Giovanni Tria. Al centro dell’incontro la trattativa con l’Ue per scongiurare la procedura di infrazione per debito eccessivo, dopo che gli sherpa dell'Ecofin hanno dato il via libera alla proposta della Commissione. Una riunione di circa due ore e mezza , con coda finale su Alitalia, che ha istruito il dossier conti pubblici per evitare la procedura ma che, a quanto si apprende, non è stata risolutiva. Secondo fonti leghiste, è stata una riunione «utile e positiva» nella quale sono stati «organizzati gruppi di lavoro» e ci si è dati appuntamento a «nuovi incontri con progetti e investimenti«. Ma altre fonti spiegano che il confronto nel governo è appena iniziato.

Procedura, botta e risposta Juncker-Tria
Una prova, quella della procedura di infrazione, che può durare anni, ha detto Juncker, definendo quello dell'Italia «un problema serio». Secondo il ministro Tria «è nostro interesse trovare un compromesso con Bruxelles per evitare la procedura».

Al vertice, cominciato verso le 9.20, ha partecipato anche il ministro per i Rapporti con il Parlamento Riccardo Fraccaro, i sottosegretari al Mef Laura Castelli e Massimo Garavaglia e il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Giancarlo Giorgetti.

Intanto, in mattinata fonti di Palazzo Chigi hanno fatto sapere che «i virgolettati del presidente del Consiglio Conte riportati nell'articolo pubblicato oggi in prima pagina su Repubblica non corrispondono al pensiero del Presidente e non restituiscono affatto la sua posizione, il suo stile, il suo modo di argomentare». Secondo l’articolo il premier avrebbe avvertito i suoi vice Di Maio e Salvini che con questa strategia rischiano di «andare a sbattere» e avrebbe intimato: «Una cosa deve essere chiara: sto qui se mi convincono loro, non sono io a doverlo fare».

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