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Quando era l’Italia ad emigrare: quei diari che parlano al futuro

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MIGRANTI

Quando era l’Italia ad emigrare: quei diari che parlano al futuro

ROMA – E' la nostra storia, quella di un Paese di emigranti fino a pochi decenni fa quella che esce dai diari e dalle testimonianze raccolte presso la Fondazione Archivio Diaristico Nazionale di Pieve Santo Stefano (AR) selezionati nel progetto “Italiani all'estero, i diari raccontano” realizzato con il contributo della Direzione Politiche migratorie e italiani all'estero della Farnesina.

Dal garibaldino di New York al minatore sfuggito alla morte nell'Illinois

Nero sui bianco sono raccontate per filo e per segno (e disponibili ora on line) tutte le paure e le ambizioni di chi, per vari motivi, a cavallo degli ultimi due secoli ha dovuto lasciare il nostro Paese. C'è il giovane mozzo di Palmanova (Udine), Luca Pellegrini, che nel 1860 diventa comandante di velieri e fa naufragio a largo di Amsterdam. C'è il fervore politico e il sogno cosmopolita di Adolfo Fasari, nato a Vicenza nel 1841, garibaldino, poi antigaribaldino e infine unionista che nel giugno del 1863 parte per Marsiglia, alla volta di New York. Per la fine del 1863 è soldato semplice nelle file dell'esercito unionista. Ferito nel dicembre del 1867, scrive per l'ultima volta e la famiglia lo da per morto ma, dopo ventun anni, rispunta come fotografo a Yokohama in Giappone. Morirà a Vicenza nel 1898, a pochi giorni dal suo cinquantasettesimo compleanno. C'è, raccontato nei minimi dettagli, il dramma di Antenore Quintaroli che quasi cinquanta anni prima di Marcinelle, sfugge alla morte in una miniera di Cherry nell'Illinois tra il 13 e il 20 novembre del 1909 dove sono impiegati moltissimi italiani, oltre un centinaio solo gli emiliani come Antenore. Lui si salverà ma il bilancio del disastro è pesantissimo: 259 vittime, tra cui 73 italiani, 44 dei quali provenienti dall'Emilia Romagna come Antenore. E poi storie di vita vissuta tra guerra ed emigrazione come quella di Felice Malgaroli di Broni, nell'Oltrepò pavese, nato nel 1924. A 13 anni emigra a Torino con i genitori. Prende parte alla Resistenza, fino all'arresto e alla deportazione a Mauthausen, da dove torna nel maggio del 1945. A Torino entra come operaio alla Riv e vive una stagione di impegno politico e militanza nel PCI che abbandona per lasciare l'Italia alla volta del Venezuela. Non mancano i racconti di rientri in patria come quelli di Giulia Arbib nata a Tripoli nel 1920 da genitori ebrei “italianizzati”. Si innamora di un ragazzo, Clem, con il quale mette al mondo il piccolo Herbert (il futuro cantautore Herbert Pagani). Dopo la guerra durante il protettorato inglese sono molti gli ebrei che decidono di emigrare in Palestina. Nel marzo del '47, Giulia impegna i suoi gioielli per pagare il viaggio al giovane fratello Larry che, come clandestino, si imbarca su una nave inglese per raggiungere la Palestina. Nel 1948, quarantacinque giorni prima della proclamazione dello Stato d'Israele, Larry muore in un combattimento. Dopo qualche mese anche Giulia si imbarca ma sceglie come destinazione l'Italia.

Selezionate oltre 200 storie di vita vissuta

Lettere e diari frutti di un'attenta selezione che ha portato a galla 200 storie di vita scelte tra più di mille presenti nel fondo. Sono state estrapolate, in media, cinque pagine scelte tra le decine, a volte centinaia disponibili. Ogni pagina è stata digitalizzata dal documento originale, diario o memoria o lettera che fosse, trascritta, titolata, introdotta, collocata nel tempo, geo localizzata, indicizzata con delle parole chiave rispondenti ai temi aderenti al vissuto degli Italiani all'estero dall'Ottocento a oggi. In questo modo ogni pagina si è trasformata in un racconto, per un totale di 1.000 racconti pubblicati al momento della messa on line del sito, www.idiariraccontano.org.
Lettere e memorie di italiani “qualunque”, vissuti all'estero tra l'inizio dell'Ottocento e i giorni nostri, raccolte a partire dal 1984 dall'Archivio diaristico nazionale e offerte ai lettori di tutto il mondo mediante una modalità di consultazione aperta al grande pubblico, attraverso una piattaforma informatica
Il progetto “Italiani all'estero, i diari raccontano”, è nato grazie all'intuizione del giornalista Saverio Tutino fondatore, nel 1984, dell'Archivio dei diari. Ma non potrebbe esistere se non fosse per il lavoro e la passione delle decine di persone che, a tutti i livelli, hanno portato avanti la missione dell'Archivio raccogliendo, catalogando, conservando l'una dopo l'altra, anno dopo anno, le testimonianze che arricchiscono questa piattaforma.

Belloni: valorizziamo l'italianità. Vignali: parliamo al futuro

Il progetto è stato presentato lunedì scorso alla Farnesina dal segretario generale del ministero degli Esteri, Elisabetta Belloni e dal responsabile della Direzione per le Politiche migratorie e degli Italiani all'estero Luigi Vignali. Quest'ultimo ha spiegato come il portale sia accessibile anche dall'home page del sito istituzionale della Farnesina (www.esteri.it) e raccoglie un patrimonio culturale e storico accessibile a tutti. La piattaforma attraverso le lettere dei nostri connazionali fa emergere la storia del nostro Paese. È un progetto che vuole preservare il valore della memoria ma che soprattutto che “vuole parlare al futuro, alle nuove generazioni, agli italo-discendenti, per far scoprire loro l'importanza dell'emigrazione”. “Gli Italiani nel mondo sono al centro delle politiche strategiche e delle attività della Farnesina”, ha sottolineato Vignali. L'Ambasciatore Belloni ha ricordato l'attenzione del Ministero degli Affari Esteri verso i nostri connazionali all'estero: “Un'attenzione - ha aggiunto - che ci fa primeggiare sia tra i Paesi europei che nel mondo per la disponibilità delle istituzioni nel proteggere e nel valorizzare l'italianità all'estero”.

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