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Pugni e offese in corsia: un medico su due insultato, il 4%…

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l’indagine della federazione dei medici

Pugni e offese in corsia: un medico su due insultato, il 4% picchiato

(Fotogramma)
(Fotogramma)

Un medico su due insultato e, nel 4% dei casi, picchiato dai propri pazienti. E, neanche a dirlo, a subire le aggressioni sono soprattutto le dottoresse (nel 56% dei casi). Pugni in Pronto soccorso, minacce e botte nelle sedi di guardia medica, corridoi fuori dalle sale parto che diventano ring. La cronaca quotidiana delle violenze contro gli operatori sanitari, denunciate da anni da sindacati e associazioni di categoria, trova conferma nell'indagine presentata oggi a Roma dalla Federazione nazionale degli Ordini dei medici e degli odontoiatri (Fnomceo). Invitata speciale, la ministra della Salute Giulia Grillo.

Oltre 5mila gli operatori sanitari, per lo più (73%) medici ma anche ostetrici (5%), infermieri e odontoiatri (3%) hanno risposto al questionario lanciato on line dalla Federazione, su proposta dell'Associazione scientifica nazionale Hospital&Clinical risk manager ed elaborato dall'Università di Palermo. Il quadro è a tinte fosche: oltre il 38% degli operatori sanitari si sente poco o per nulla sicuro e più del 46% è abbastanza o molto preoccupato di subire aggressioni. L’indagine conferma i dati Inail, che parlano di circa 1.500 lesioni l'anno sul lavoro, ed è sostanzialmente in linea con lo studio del sindacato di medici ospedalieri Anaao Assomed, che fotografa un 70% camici bianchi aggrediti. «A preoccuparci - spiega il presidente Fnomceo Filippo Anelli - è soprattutto la rassegnazione che emerge: il 48% di chi ha subito un’aggressione verbale ritiene l'evento abituale, il 12% inevitabile, quasi come se facesse parte della routine o fosse da annoverare tra i normali rischi professionali. Le percentuali cambiano di poco in quanti hanno subito violenza fisica: quasi il 16% la ritiene inevitabile, il 42% abituale. Gli effetti collaterali sono la mancata denuncia alle autorità, l'immobilismo dei decisori, ma anche il burnout dei professionisti, con esaurimento emotivo e demotivazione».

Poliziotti in Pronto soccorso, procedibilità d'ufficio, giro di vite sulle pene per chi aggredisce un medico, un Osservatorio. Nel ventaglio delle cinque proposte di legge ferme in Parlamento sono queste le proposte che i medici più condividono. Peccato che nulla si muova. E allora scatta la richiesta a l ministro Giulia Grillo per un rilancio – almeno – del tavolo ministeriale sulla violenza contro gli operatori sanitari istituito a suo tempo dall’ex ministro della Salute, Beatrice Lorenzin. «Ma dev'essere chiaro – avvisa Anelli – che la violenza contro di noi deriva essenzialmente dalle carenze organizzative: i pazienti sono esasperati dalla mancanza di personale e dalle lunghe attese. Questo è il primo nodo da sciogliere». «Ci auguriamo che il Senato legiferi il più velocemente possibile sul ddl sulla violenza contro gli operatori sanitari, perché un anno mi sembra un tempo esagerato rispetto a un emergenza, quale questa è. E ci auguriamo che venga poi approvato presto alla Camera», ha chiarito il ministro Grillo. Che aggiunge: «Dal mio punto di vista non ho preclusioni, mi va bene qualsiasi cosa approverà il Parlamento. Quello che mi interessa e che i medici e gli operatori sanitari siano tutelati e non siano più vittime di aggressioni e minacce, come ora succede».

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