DIPINTI, VETRATE E STATUE

Notre-Dame: così si sono salvati i tesori della cattedrale

di Marco Carminati


Fiamme su Notre Dame: la cronistoria del giorno più lungo di Parigi

3' di lettura

«Notre-Dame non è solo uno dei simboli di Parigi, ma rappresenta una sorta di formidabile riassunto della storia artistica della Francia» dichiara al Sole 24 Ore Salvatore Settis, l'archeologo e storico dell'arte italiano che, tra i suoi incarichi, riveste anche quello di presidente del Consiglio scientifico del Louvre, oltre ad essere Accademico di Francia.

«Ciò che colpisce di questo monumento – aggiunge Settis- è la continuità: edificata nel Medioevo e arredata in quell'età di statue e mirabili vetrate, è poi stata arricchita di opere d'arte dell'età barocca. Fu gravemente danneggiata durante la Rivoluzione francese, ma poi risorse e venne restaurata da Viollet-Le-Duc, in mezzo alle polemiche per l'arbitrio con cui operò, anche se, a mio parere, l'architetto intervenne con notevole intelligenza».

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Ma che fine hanno fatto - dopo il rogo - le statue medievali, le vetrate e le opere d'arte tardo barocche, di cui parla Settis?

A quanto si può giudicare dalle immagini pervenute dopo l’estinzione delle fiamme, la facciata del XII e XIII secolo è rimasta intatta, così come intatto è il meraviglioso rosone del 1220-1225 che la decora. Salvi sono i portali minori della facciata, che risalgono al Duecento, e ancora conservano statue di risalenti a quel secolo.

    Molto importante è che siano rimasti illesi anche portali laterali e rosoni che si aprono nei due transetti: la porta e il rosone di Santo Stefano a destra, e la porta e il rosone del Chiostro, a sinistra tutti riferibili al Duecento.
    L'incognita è rappresentata invece dagli arredi interni. Quando le immagini in mondovisione hanno fatto vedere il crollo della guglia di Viollet-Le-Duc, realizzata in travi di legno e piombo, e collassata in fiamme dentro la chiesa, il timore che quel crollo travolgesse e distruggesse le opere d'arte all’interno della cattedrale si è fatto drammaticamente reale.

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    Ma, anche in questo caso, a giudicare dalle foto pervenute delle prime ricognizioni interne, le opere d’arte collocate sui numerosi altari della chiesa non sembrano aver subito danni dal fuoco che ha divorato il tetto. Salve sono, ad esempio, le numerose tele di Charles Le Brun e di Eustache Le Sueur (due dei più grandi pittori del Seicento francese) come anche le statue di Nicolas Coustou (uno dei maggiori scultori francesi dell’età del re Sole). Intatto anche il colossale organo della controfacciata.

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    Ma, ancor più rilevante, è che sia scampata al disastro la statua più rappresentativa della cattedrale: l'effige di Notre-Dame de Paris del 1420, che si trova appoggiata dal pilastro destro del coro. Salvo il Tesoro di Notre- Dame, ricco di reliquiari e codici miniati.
    Tutte queste opere sono state protette dalle volte in muratura della chiesa, che solo in pochissimi punti sono state penetrate dal fuoco. Ma il crollo della guglia maggiore dentro la navata principale, che ha provocato un vasto squarcio nella crociera della volta, ha fatto seriamente temere per la salvaguardia degli arredi lignei e dei gruppi scultorei più prossimi al punto dello schianto.

    Vale a dire l’insieme di sculture e arredi che compongono l’altar maggiore di Notre-Dame, davanti al quale Napoleone Bonaparte, nel 1804, si autoincoronò imperatore dei francesi.

    Anche qui, per fortuna, sembra che i danni siano notevolmente limitati.
    L'altar maggiore di Notre-Dame ha una storia singolare. Nel 1638 il re di Francia Luigi XIII decise di ringraziare la Vergine Maria per la nascita del sospirato erede al trono dedicandole l'intero regno di Francia. E stabilì di immortalare questa consacrazione alla Vergine dello Stato con un nuovo altar maggiore per Notre-Dame. Luigi XIII, però, morì solo cinque anni dopo, e il voto di erigere l'altar maggiore venne adempiuto dal figlio Luigi XIV (il Re Sole): che però se la prese comoda, ci mise 70 anni per onorarlo.

    Inizialmente, l’altare di Notre-Dame doveva essere simile a quello realizzato da Gian Lorenzo Bernini per la Basilica di San Pietro e Roma. Poi, il progetto venne molto ridimensionato, e si compone di tre statue: una Pietà al centro, circondata dalla statua del re Luigi XIII a destra (che offre alla Madonna la sua corona e il suo scettro) e del figlio Luigi XIV a sinistra. Il gruppo scultoreo (scolpito negli atelier dei Coustou e di Coysevox, tra i più validi scultori della Francia barocca) appare anch’esso miracolosamente sopravvissuto al collasso del tetto e della volta, mentre dalle fotografie ancora non si capisce quanto sia stato danneggiato il meraviglioso coro ligneo del Settecento che circonda l’altare.
    Si lavora alacremente per portare al sicuro, fuori da Notre Dame, tutte le opere mobili.

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