strappo degli orlandiani

Notte di tensioni nel Pd: approvate le liste, ma la minoranza non vota

di Redazione Roma

(ANSA)

2' di lettura

Tensioni e strappo della minoranza interna, la notte scorsa, in casa dem, nel corso di una nervosissima Direzione del Pd che si è chiusa alle 4 del mattino con il via libera alle liste dei candidati per le prossime elezioni politiche del 4 marzo. Il dissenso degli orlandiani per il “metodo pigliatutto” promosso dai renziani si esprime con la non partecipazione al voto: «Non c'è stata nessuna trattativa o braccio di ferro», spiega Andrea Orlando anche a nome di Gianni Cuperlo e Michele Emiliano lamentando di non aver nemmeno letto i nomi dei prescelti, dopo che coordinatore della segreteria Lorenzo Guerini distilla il lungo elenco dei candidati. Ma il segretario Matteo Renzi rivendica il lavoro fatto: «È stata una delle esperienze più devastanti che abbia vissuto ma da domani dobbiamo fare una grande battaglia: la squadra avversaria è meno forte di noi».

Maratona nella notte
Il rush finale per il confronto in Direzione sui candidati inizia in seconda serata, alle 22.30, dopo l'ennesimo rinvio dal mattino, ma Renzi si presenta solo dopo la mezzanotte, consapevole delle divisioni che le sue scelte provocheranno nel partito. «Le liste non troveranno la totale condivisione, ma è giusto che un'assemblea democratica possa dare la propria valutazione», avverte i presenti. Seguono ore frenetiche, con la minoranza che insiste nel chiedere tempo per valutare le liste (richiesta respinta), e poi sceglie di abbandonare la sala. Le liste saranno quindi approvate senza di loro: ci saranno ventiquattro ore per i ricorsi.

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La delusione degli orlandiani
«Il Pd deve vincere e combatterà qualunque sia la decisione presa. Ma riteniamo che il modo scelto non sia giusto», spiega deluso il leader della minoranza lasciando il Nazareno dopo la direzione dem. Il ridimensionamento degli orlandiani, nonostante il rientro in corsa di Cesare Damiano e Barbara Pollastrini che saranno candidati, si rispecchia nell’esclusione di Andrea Martella, coordinatore della minoranza allineata sulle posizioni del Guardasigilli. Appaiono soddisfatti invece gli esponenti delle aree Martina e Orfini, che avrebbero confermato lo stesso numero di parlamentari.

Molte conferme tra i renziani
Da una prima lettura delle liste approvate nella notte, moltissime le conferme tra i renziani ma anche alcune new entry. Il leader del partito Matteo Renzi correrà nel collegio Firenze 1 Camera e nei listini di Umbria e Campania, mentre il premier Paolo Gentiloni sarà candidato nell'uninominale a Roma, nel plurinominale nelle Marche e in Sicilia. . Nelle liste ci sono il costituzionalista Stefano Ceccanti e il portavoce di Gentiloni, già portavoce di Renzi, Filippo Sensi. Roberto Giachetti sarà all'uninominale in Toscana, a Sesto Fiorentino.
Lucia Annibali, l'avvocatessa sfregiata dall'acido, nell'uninominale a Parma. In Campania compare in lista il nome di Franco Alfieri, che fu al centro del caso “fritture” da offrire nella campagna per il referendum. Confermata la candidatura del presidente del gruppo S&D Gianni Pittella e di Maria Elena Boschi nel collegio di Bolzano.

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