Mercato immobiliare

Nova Re: servono aiuti fiscali ma Roma è pronta a ripartire

Cervone: «la view è molto positiva per il 2020-2025 soprattutto nell'hospitality».

di Simona Rossitto

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A Milano, uno degli immobili gestiti in via Spadari angolo con via Torino

Cervone: «la view è molto positiva per il 2020-2025 soprattutto nell'hospitality».


6' di lettura

l mercato immobiliare sta cambiando volto a causa degli effetti della pandemia, ma sulla situazione di Roma la società Nova Re ha aspettative positive e prevede un accorciamento della distanza rispetto a Milano che, prima della pandemia, era più avanti rispetto alla Capitale.

«Manteniamo una view molto positiva per il quinquennio 2020-25, soprattutto nell'ambito dell'hospitality», afferma Stefano Cervone, consigliere delegato della società di investimento immobiliare con sede nella Capitale. Ad agosto scorso Nova Re, che è quotata al segmento Mta di Borsa Italiana e controllata da Sorgente, ha deciso di venire incontro alle esigenze dei propri conduttori colpiti dalla pandemia, abbassando il canone, soprattutto in ambito commerciale e alberghiero. Contestualmente Nova Re ha lanciato il profit warning sui ricavi.

Certo, la pandemia, anche nella prospettiva della società, fa sentire i suoi strascichi in tutta Italia. «Nel periodo pre-Covid – aggiunge Cervone - l'immobiliare era in netta ripresa, Milano negli ultimi tre-quattro anni aveva avuto un exploit di mercato, salendo ai massimi livelli dal 2015 al 2019, inoltre avevamo prospettive molto positive per Roma. Immaginiamo che il Covid abbia solo rallentato il trend e che si tratti di uno stop che porterà a uno slittamento temporale nei prossimi 12-18 mesi. Nel momento in cui l'emergenza dovesse finire, noi stimiamo che si ripartirà da dove eravamo arrivati prima dell'emergenza. Milano, cioè, continuerà a crescere, Roma ripartirà con le stesse potenzialità previste in precedenza». Nel post Covid, nella Capitale «il settore dell'ospitalità riprenderà la sua importanza e la sua attrattività. Anche l'ufficio tornerà ad avere importanza, ma in una modalità diversa e più attenta alle nuove esigenze, le grandi aziende cambieranno impostazione». Riguardo al retail «i negozi di fascia alta rimarranno, i centri commerciali riprenderanno il loro ottimo trend, ma qualche postazione retail in location secondarie sarà sicuramente da ripensare in maniera differente, privilegiando studi medici o palestre anche a piano terra».

La Capitale, secondo Nova Re, è stata un po' sacrificata rispetto a Milano. «Negli ultimi anni – ricorda Cervone - c'era probabilmente un divario nei confronti di Milano ingiustificato, è corretto che Milano ripartisse prima di Roma, soprattutto considerata la voglia di innovare del capoluogo lombardo che nella Capitale non era ancora arrivata, ma oggi ci sono potenzialità nel mercato romano. La view è positiva, e, a differenza di Milano, c'è tantissimo da fare visto che si parte da un livello basso. Inoltre l'imminente cambio di amministrazione o la conferma della stessa porterà sicuramente un maggiore entusiasmo sulla piazza». Certamente, e questo secondo Nova Re vale per tutto il Paese, «servirebbe una politica fiscale che agevoli, occorre attrarre capitali dall'estero, Roma e l'Italia sono piazze che attraggono molto gli investitori stranieri. D'altronde tutti sono innamorati di Roma e dell'Italia, ma l'amore finisce presto, una volta fatti i conti con una struttura fiscale non chiara e non trasparente, che penalizza chi vuole investire».

Sul fronte finanziario, intanto, Nova Re ha registrato un brutto primo semestre con una perdita di circa 4,7 milioni, e ha ricevuto dall'assemblea il conferimento di una nuova delega di aumento di capitale per l'importo massimo di 60 milioni di euro come implementazione del piano industriale che prevedeva un aumento per un totale di 100 milioni da effettuarsi in due tranche. «Abbiamo avviato – dice il cfo di Nova Re, Giovanni Cerrone – una consultazione di mercato per l'aumento di capitale da effettuarsi auspicabilmente entro ottobre 2020. Stiamo cercando di definire un'interlocuzione con un numero d'investitori selezionato che risponda ai requisiti che ci siamo posti all'interno del piano industriale».

E' ancora presto, tirando le somme, per prevedere un'inversione di tendenza. Riguardo al terzo trimestre 2020, Nova Re non vede ancora segnali positivi: «Dal nostro punto di vista – afferma Claudio Carserà, responsabile del Real Estate - manca ancora tutta la fetta del turismo, fattore che non può non avere un impatto negativo. In una città come Roma manca ancora il 90% dei turisti, tutto il settore ne soffre. D'altronde, guardando alla popolazione italiana, c'è un lento ritorno alla normalità che ci lascia ben sperare. Si soffre ancora, com'era prevedibile, immaginiamo un 2020 di sofferenza per tutti. Ed è poco credibile che a ottobre-novembre ritorni tutto come prima. Siamo in graduale ripresa, ma gli impatti dell'emergenza si sentiranno fino al 2021»

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Il mercato immobiliare sta cambiando volto a causa degli effetti della pandemia, ma sulla situazione di Roma la società Nova Re ha aspettative positive e prevede un accorciamento della distanza rispetto a Milano che, prima della pandemia, era più avanti rispetto alla Capitale.

«Manteniamo una view molto positiva per il quinquennio 2020-25, soprattutto nell'ambito dell'hospitality», afferma Stefano Cervone, consigliere delegato della società di investimento immobiliare con sede nella Capitale. Ad agosto scorso Nova Re, che è quotata al segmento Mta di Borsa Italiana e controllata da Sorgente, ha deciso di venire incontro alle esigenze dei propri conduttori colpiti dalla pandemia, abbassando il canone, soprattutto in ambito commerciale e alberghiero. Contestualmente Nova Re ha lanciato il profit warning sui ricavi.

Certo, la pandemia, anche nella prospettiva della società, fa sentire i suoi strascichi in tutta Italia. «Nel periodo pre-Covid – aggiunge Cervone - l’immobiliare era in netta ripresa, Milano negli ultimi tre-quattro anni aveva avuto un exploit di mercato, salendo ai massimi livelli dal 2015 al 2019, inoltre avevamo prospettive molto positive per Roma. Immaginiamo che il Covid abbia solo rallentato il trend e che si tratti di uno stop che porterà a uno slittamento temporale nei prossimi 12-18 mesi. Nel momento in cui l’emergenza dovesse finire, noi stimiamo che si ripartirà da dove eravamo arrivati prima dell’emergenza. Milano, cioè, continuerà a crescere, Roma ripartirà con le stesse potenzialità previste in precedenza». Nel post Covid, nella Capitale «il settore dell’ospitalità riprenderà la sua importanza e la sua attrattività. Anche l'ufficio tornerà ad avere importanza, ma in una modalità diversa e più attenta alle nuove esigenze, le grandi aziende cambieranno impostazione». Riguardo al retail «i negozi di fascia alta rimarranno, i centri commerciali riprenderanno il loro ottimo trend, ma qualche postazione retail in location secondarie sarà sicuramente da ripensare in maniera differente, privilegiando studi medici o palestre anche a piano terra».

La Capitale, secondo Nova Re, è stata un po' sacrificata rispetto a Milano. «Negli ultimi anni – ricorda Cervone - c'era probabilmente un divario nei confronti di Milano ingiustificato, è corretto che Milano ripartisse prima di Roma, soprattutto considerata la voglia di innovare del capoluogo lombardo che nella Capitale non era ancora arrivata, ma oggi ci sono potenzialità nel mercato romano. La view è positiva, e, a differenza di Milano, c'è tantissimo da fare visto che si parte da un livello basso. Inoltre l’imminente cambio di amministrazione o la conferma della stessa porterà sicuramente un maggiore entusiasmo sulla piazza». Certamente, e questo secondo Nova Re vale per tutto il Paese, «servirebbe una politica fiscale che agevoli, occorre attrarre capitali dall'estero, Roma e l’Italia sono piazze che attraggono molto gli investitori stranieri. D’altronde tutti sono innamorati di Roma e dell'Italia, ma l'amore finisce presto, una volta fatti i conti con una struttura fiscale non chiara e non trasparente, che penalizza chi vuole investire».

Sul fronte finanziario, intanto, Nova Re ha registrato un brutto primo semestre con una perdita di circa 4,7 milioni, e ha ricevuto dall’assemblea il conferimento di una nuova delega di aumento di capitale per l’importo massimo di 60 milioni di euro come implementazione del piano industriale che prevedeva un aumento per un totale di 100 milioni da effettuarsi in due tranche. «Abbiamo avviato – dice il cfo di Nova Re, Giovanni Cerrone – una consultazione di mercato per l’aumento di capitale da effettuarsi auspicabilmente entro ottobre 2020. Stiamo cercando di definire un’interlocuzione con un numero d’investitori selezionato che risponda ai requisiti che ci siamo posti all'interno del piano industriale».

È ancora presto, tirando le somme, per prevedere un’inversione di tendenza. Riguardo al terzo trimestre 2020, Nova Re non vede ancora segnali positivi: «Dal nostro punto di vista – afferma Claudio Carserà, responsabile del Real Estate - manca ancora tutta la fetta del turismo, fattore che non può non avere un impatto negativo. In una città come Roma manca ancora il 90% dei turisti, tutto il settore ne soffre. D'altronde, guardando alla popolazione italiana, c'è un lento ritorno alla normalità che ci lascia ben sperare. Si soffre ancora, com'era prevedibile, immaginiamo un 2020 di sofferenza per tutti. Ed è poco credibile che a ottobre-novembre ritorni tutto come prima. Siamo in graduale ripresa, ma gli impatti dell'emergenza si sentiranno fino al 2021».

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