Artigianato

Novara illumina il mondo con lo stoppino green

Monterosa Zelandi è tra le ultime aziende rimaste in Italia nella filiera delle candele. L’azienda esporta il 50% in Europa, Stati Uniti e India

di Carlo Andrea Finotto


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La cerimonia delle lanterne alle Hawaii

4' di lettura

Gli stoppini per candele realizzati a Novara viaggiano in tutto il mondo. Dall’Europa alle Hawaii, passando per l’India e gli Stati Uniti: più della metà della produzione prende la via dei mercati esteri. Ed entro il prossimo febbraio arrivierà anche la certificazione organica.

Questa è oggi Monterosa Zelandi srl: un’azienda internazionalizzata che ha trasformato una lavorazione artigianale antica in un’attività basata su alta qualità e rispetto di parametri ambientali stringenti.

Una sfida quasi anacronistica e nata per caso, sul filo - è il caso di dirlo - di una passione (o un’intuizione) folgorante: quella di Aurelio Zelandi, il fondatore dell’azienda. «Cinquant’anni fa, nel 1969, i miei genitori avevano un bar. Poi mio padre ha rilevato dei macchinari da una cereria», ricorda Donatella, figlia di Aurelio Zelandi e oggi manager e legale rappresentante della società di famiglia.

Da quel momento è cambiata la vita della famiglia e quella di Donatella Zelandi: «Ho cominciato a mangiare pane e azienda - spiega - quell’avventura mi affascinava anche se i primi tempi sono stati molto duri».

L’attività procede, si rinnova e innova: sul finire del 1972 Monterosa Zelandi ottiene il primo brevetto per una nuova tipologia di stoppino «tubolare, ecologico, realizzato solo in cotone, senza la tradizionale anima metallica». Un salto di qualità, seguito due anni più tardi da un altro brevetto per il marchio che indica la caratteristica ecologica della lavorazione; un’azienda green ante litteram.

Da sinistra, il fondatore Aurelio Zelandi, la figlia Donatella e il marito Alberto Ciocca

Intanto Donatella studia, si laurea a pieni voti in economia aziendale e «verso la fine degli anni ’80» affianca il padre nell’attività che nel frattempo si è trasferita da Novara città a San Pietro Mosezzo. Poco tempo dopo il trasloco un altro passo avanti: «Mio padre rileva l’attività di un concorrente e io inizio a guardare ai mercati esteri come strategia di crescita».

Una scelta, questa, non così frequente e neppure scontata nel panorama delle piccole aziende, ma che si rivela lungimirante: «Da anni - spiega Donatella Zelandi - assistiamo alla riduzione del segmento religioso e devozionale che era il principale sbocco. La società cambia, c’è meno attenzione alle tradizioni, alle ricorrenze. Così il mercato interno si riduce».

Le conseguenze si fanno sentire: in passato Novara contava tre cererie, oggi ne è rimasta una sola. E anche nel resto d’Italia le cose non vanno meglio: la filiera delle candele è quasi scomparsa a differenza di quanto accaduto in Germania, Francia e Nord Europa. «Due anni fa è stata sciolta anche l’associazione di categoria che ci rappresentava: restavamo solo noi, due cererie e un’azienda di produzione di paraffina. Ci consideriamo come dei panda», dice la manager.

Oggi almeno il 50% degli 1,2 milioni di euro di fatturato dipende dall’export. La quota maggiore è legata agli Stati Uniti «che valgono tra il 20 e il 30% del totale, all’Europa è destinato circa il 10% della produzione, l’8% va in India. La quota rimanente riguarda mercati minori, compresa la Russia, le cui potenzialità sono frenate dalle sanzioni commerciali», chiarisce Donatella Zelandi.

Gli stoppini novaresi illuminano le zucche di Halloween negli Usa, bruciano sulle candele della regina Elisabetta d’Inghilterra, fanno brillare le lanterne utilizzate per particolari ricorrenze in Oriente e alle Hawaii. Entrare in questi mercati, così come conquistarne di nuovi non è semplice, le realtà sono diverse e complesse.

«In Sudamerica è difficile penetrare a causa dei dazi all’ingresso applicati dai singoli Paesi, a partire dal Brasile - sottolinea Donatella Zelandi - .In Europa ci siamo fatti strada grazie alla qualità della nostra produzione, nonostante il mercato continentale sia dominato da tre grandi aziende tedesche. Per poter vendere negli Stati Uniti bisogna sottostare a una serie di controlli rigidissimi».

Dietro a un “semplice” stoppino c’è un saper fare sconosciuto al grande pubblico. Il controllo qualità che viene realizzato alla Monterosa Zelandi prevede misurazioni sull’altezza della fiamma, ore di durata dello stoppino, la sua postura, la presenza di fumo o residui durante la bruciatura, la corretta intrecciatura delle fibre dalla quale dipende la resa metrica. Un know how riconosciuto a livello regionale con il marchio dell’eccellenza artigiana e a livello europeo con quello rilasciato ai fornitori accreditati per la candela di qualità.

A gestire la produzione e a supervisionare gli aspetti tecnici della lavorazione e a guidare direttamente i 12 dipendenti è Alberto Ciocca, titolare insieme alla moglie Donatella Zelandi. Da qualche tempo, poi, è entrata in azienda anche la seconda generazione: la figlia Elena, focalizzata sull’internazionalizzazione e sullo sviluppo dell’ecommerce.

I cambiamenti in atto nei gusti da parte dei consumatori e la crescente sensibilità ambientale sono le prossime sfide per l’azienda. Il mercato religioso che fino agli anni ’90 del secolo scorso pesava per l’80% del fatturato aziendale, «oggi è intorno al 40%: la quota prevalente è rappresentata dal segmento cosmetico e decorativo». Già oggi l’intera produzione, pari a circa 50 quintali al mese, suddivisa su una decina di linee a seconda della specializzazione - «gli stoppini destinati a candele per candeliere devono sviluppare una fiamma diversa rispetto a quella dei lumini votivi, dice Donatella Zelandi - è realizzata con l’impiego «di fibre naturali: cotone, lino e carta a seconda, anche in questo caso, dell’impiego.

Siamo convinti da sempre che la sostenibilità e il rispetto dell’ambiente passino dall’impegno di ognuno. Anche per questo abbiamo portato avanti il processo di certificazione organica che dovrebbe concludersi entro il febbraio 2020».

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