BENI CULTURALI

Novara, un project financing per riuscire a riaprire al pubblico la cupola

La proposta di Kalatà è stata accolta dal Comune, proprietario dell’opera simbolo della città. Un’esperienza inedita che potrebbe essere un modello per il patrimonio culturale

di Alessia Maccaferri

2' di lettura

La cupola della Basilica di San Gaudenzio è da sempre un bene comune: fu solo grazie a una sottoscrizione pubblica dei cittadini e ai proventi dell’imposta sull’acquisto della carne che nel 1840 la Fabbrica Lapidea raggiunse la somma necessaria per l’ambizioso progetto di una cupola che svetta fino a quasi cento metri. Oggi lo spirito civico di allora, che consentì ad Alessandro Antonelli di costruire l’opera, rivive con un’iniziativa in cui il Comune di Novara, proprietaria della cupola (mentre la basilica è un bene ecclesiastico) ha deciso di riaprire al pubblico il capolavoro simbolo della città piemontese.

E ha scelto di farlo - tra i primi casi in Italia - attraverso lo strumento del project financing,inedito nella valorizzazione del patrimonio artistico. La proposta è arrivata dall’impresa culturale Kalatà, che con un investimento tra i 150 e i 200mila euro, metterà in sicurezza i camminamenti e curerà l’allestimento. Il vantaggio è che il Comune di Novara, che nel suo ruolo di governo e strategico ha valuto il pubblico interesse dell’opera, non spenderà nemmeno un euro e «vedrà scongiurato il rischio di una cattedrale nel deserto, essendo noi che abbiamo investito, gli stessi soggetti che dovranno rientrare nell’investimento. L’aspettativa è tra i 15mila e i 20mila ingressi all’anno per 6 anni» spiega Nicola Facciotto fondatore dell’impresa cuneese nel cui capitale sociale è entrata Fondazione Social Venture Giordano dell’Amore (braccio operativo di Fondazione Cariplo per l’impact investing) e SocialFare.

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A partire dalla primavera 2021, Covid permettendo, si potrà scoprire la grandiosa Cupola, attraverso i percorsi, in gran parte mai aperti al pubblico, che conducono alla sommità. I visitatori potranno godere di un percorso che unisce i contenuti storico artistici alla dimensione esperienziale, secondo un processo sperimentato da Kalatà al Santuario di Vicoforte (Cuneo) che sinora vanta quasi 100mila accessi e la Basilica di Santa Maria delle Vigne (Genova).

«L’esperienza di Novara è significativa anche perché il nostro project financing potrà essere preso a modello da quelle numerose realtà che hanno significativi beni culturali da valorizzare - aggiunge Facciotto - Inoltre questi processi possono generare economie molto trasversali con effetti positivi in termini di occupazione, indotto, marketing territoriale».

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