CHIMICA SOSTENIBILE

Novaresine cresce con il riciclo e punta sui mercati esteri

Obiettivo: far aumentare l’export del 15-20% con soluzioni «taylor made»

di Natascia Ronchetti


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3' di lettura

Per due volte, nel 2014 e nel 2016, è stata premiata come eccellenza d'impresa. Ha ottenuto le tre certificazioni Iso attribuite alle imprese che dimostrano un impegno volontario e responsabile per la qualità della produzione, l'attenzione all'ambiente e alla salute e alla sicurezza dei lavoratori. L'ultimo riconoscimento è arrivato quest'anno, pochi mesi fa, con il “bollino” Ecovadis, nella categoria Gold: il rating massimo per quanto riguarda la sostenibilità ambientale e sociale. «Riconoscimento attribuito al 5% delle aziende europee: e noi siamo tra queste» dice Francesco Tamburrino, commercial e marketing manager di Novaresine, l'azienda di Colà di Lazise, in provincia di Verona, che dal 1979, anno di fondazione, produce resine liquide a solvente e acqua per vernici industriali.

La sua storia di impresa vocata a una sostenibilità a 360 gradi è iniziata nel febbraio del 2010, quando è tornata in mani italiane - quelle dell'imprenditore Alberto Bombana - dopo un lungo periodo trascorso nell'orbita di multinazionali americane che ne avevano compresso l'autonomia necessaria a fare scelte forti. Non solo per consolidare una storica propensione a una produzione taylor made. Ma anche per dare il via a una rivoluzione all'insegna della tutela dell'ambiente, con un piano di investimenti di circa 12 milioni con la quale ha inaugurato anche la stagione dell'economia circolare.

Le sue resine oggi sono ottenute con materiali di riciclo. Non solo. È impegnata in progetti di ricerca per riutilizzare il Pet ma anche per usare materia prima che non è direttamente legata alla filiera del petrolio. Soprattutto ha messo in cantiere (i lavori inizieranno dopo l'estate) un moderno coinceneritore delle acque di reazione, prodotto di scarto della produzione contenente solvente che fino ad ora doveva essere trattato da aziende specializzate. Con il nuovo impianto, altamente tecnologico, centrerà vari obiettivi: una riduzione, sulle strade, dei Tir che trasportano le acque di reazione, con una diminuzione delle emissioni di anidride carbonica e del rischio, sempre presente, di spandimento; il recupero energetico, attraverso il vapore necessario alla produzione, che consentirà di abbattere i consumi di gas metano. «Avremo un risparmio nel ciclo di gestione dei rifiuti, meno inquinamento e meno rischi per la sicurezza dei nostri operai» dice Tamburrino.

Lo stabilimento di Novaresine si estende su una superficie di 80mila metri quadrati. Gli investimenti realizzati negli ultimi dieci anni ne hanno cambiato la faccia. Nuovi prodotti e nuovi impianti hanno permesso all'azienda di ridurre drasticamente i consumi di energia e le emissioni inquinanti. E l'impegno green è diventato un modo di fare impresa. Per competere, per conquistare nuovi spazi di mercato, per essere riconosciuti anche dalle grandi aziende. «Perché per essere all'altezza della domanda che arriva dal mercato - aggiunge Tamburrino - non basta la qualità del prodotto e del servizio. Serve anche una dimensione etica che include la sostenibilità ambientale».

Novaresine ha molti vanti. Mai un licenziamento, nemmeno nei momenti più bui della recessione (oggi occupa 53 persone). Un centro di ricerca e sviluppo dove sono impiegati 12 giovani, tutti laureati. Poi c'è il punto di forza dato dalla capacità di reagire prontamente all'evoluzione delle richieste del mercato, con prodotti e servizi pensati su misura per rispondere alle esigenze dei clienti, in larga maggioranza industrie che producono vernici per il packaging, per il coil, per il legno. Ha unito tradizione e tecnologie all'avanguardia, tutela dell'ambiente e dei diritti dei lavoratori, con un codice etico interno che è l'anticamera del bilancio di sostenibilità a cui Novaresine sta pensando per rafforzare la competitività.

Oggi il fatturato (45 milioni ) è generato per il 50% dalle esportazioni, verso l'Europa, il Sudamerica, il Medio Oriente. Ma l'azienda - che l'anno scorso ha prodotto circa 26mila tonnellate di resine - vuole aumentare la quota delle vendite oltreconfine di circa il 15-20%. Un traguardo da raggiungere nell'arco di tre anni, puntando soprattutto sul Sudamerica. «Perché in un mercato in cui le piccole imprese sono di fatto in lotta con le multinazionali - spiega Tamburrino - a fare la differenza saranno sempre di più il risparmio, la sostenibilità, la ricerca di soluzioni innovative».

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