ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùLe misure in arrivo

Novembre di fuoco per Meloni: dal gas alle accise, ecco cosa ci sarà nel primo decreto aiuti del Governo

«Concentreremo le risorse a disposizione per aiutare gli italiani a far fronte all’aumento del costo dell’energia, senza disperdere risorse in bonus inutili»: dovrà affrontare anche il braccio di ferro nella Ue sul prezzo del gas e sui migranti, il confronto con le parti sociali, quello interno alla maggioranza sul decreto anti-rave e le prime manifestazioni di piazza contro il suo governo

Manovra, Meloni convoca i sindacati

3' di lettura

Nel primo decreto aiuti del governo Meloni saranno riproposti i crediti di imposta a favore delle imprese e il taglio delle accise sui carburanti fino al 31 dicembre. È nero su bianco sulla Nadef, la cui approvazione ha aperto una corsa contro il tempo nella manovra.

«Concentreremo le risorse a disposizione per aiutare gli italiani a far fronte all’aumento del costo dell’energia, senza disperdere risorse in bonus inutili», ha avvertito la premier, entrando nel vivo di un novembre decisamente caldo: dovrà affrontare anche il braccio di ferro nella Ue sul prezzo del gas e sui migranti, il confronto con le parti sociali, quello interno alla maggioranza sul decreto anti-rave e le prime manifestazioni di piazza contro il suo governo.

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Obiettivi da centrare in tempi stretti

«Il Governo in meno di due settimane ha raggiunto due obiettivi importanti», ha sottolineato Giorgia Meloni all’indomani del Consiglio dei ministri in cui è stata approvata la Nadef ed è arrivato il via libera all’emendamento (al dl Aiuti ter) per nuove concessioni per l’estrazione di gas. È la dimostrazione, secondo la premier, che «anche in Italia se si vuole è possibile fare quello che serve per il bene dei cittadini».

Il primo target, sottolinea, consente di «liberare oltre 30 miliardi di euro (9,1 miliardi per il 2022 e 21 miliardi per il 2023) per mettere in sicurezza famiglie e imprese dal caro bollette». L’altro di «compiere il primo passo sul fronte della sicurezza energetica nazionale».

Lo scenario è tutt’altro che positivo per l’opposizione. Il segretario del Pd Enrico Letta attacca: «Tanti annunci, molte promesse. Ma la sostanza è che la prima scelta di finanza pubblica del Governo Meloni è aumentare il deficit. Che farà aumentare il debito. Che renderà l’Italia meno sovrana e autonoma e più dipendente dagli altri».

Dl aiuti quater

Il primo intervento dell’esecutivo, il dl Aiuti quater, peserà poco più di 9 miliardi, e prenderà forma alla fine della settimana, dopo la missione di Meloni in Egitto per la Cop27. Metà delle risorse serviranno per crediti di imposta (4,5 miliardi nelle le stime del governo Draghi). Un miliardo per il taglio delle accise.
Altri 4 circa per coprire gli acquisti del gas stoccato dal Gse, che non sarà più obbligato a rivenderlo entro il 2022, ma anche più avanti, «a prezzi meno penalizzanti per la finanza pubblica», si spiega nella Nadef.

Al ritorno dal G20 a Bali, la premier varerà la manovra: giovedì 3 novembre a Bruxelles ha assicurato prudenza e rimarcato i tempi stretti, una decina di giorni. Sarà abbassato al 90% il superbonus ed è in vista una rivisitazione del Reddito di cittadinanza.

Quest’ultimo sarà fra i temi del confronto con i sindacati, convocati mercoledì a Palazzo Chigi. L’indomani la premier dovrebbe incontrare a Roma il segretario generale della Nato Jens Stoltenberg.

A breve è in arrivo il sesto decreto sull’invio di armi all’Ucraina. «Conte può stare sereno, il ministero seguirà le leggi», dice il titolare della Difesa Guido Crosetto, replicando all’avvertimento del leader del M5s, «a non azzardarsi a decidere senza un confronto in Parlamento».

Nelle prossime settimane si annuncia caldo in Parlamento anche il confronto sulle modifiche al decreto anti-rave. Non solo l’opposizione, anche FI continua il pressing, per abbassare il tetto massimo della pena e precisare meglio la fattispecie di reato. Meloni ha aperto a ritocchi, con un avvertimento: «Non siamo più la Repubblica delle Banane». Intanto questo decreto provoca la prima protesta di piazza contro il suo governo: temendo che la misura possa applicarsi a varie forme di dissenso, gli studenti annunciano manifestazioni per il 18 novembre.

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