Banche

Npl, la Bce alza la guardia sulle nuove maxi-rettifiche

di Luca Davi

Messina: Intesa Sp miglior banca Ue grazie accordo con Intrum, In

3' di lettura

La morsa della Bce sulle banche europee non si allenta. E così, dopo gli Npl con il relativo varo dell’addendum, ora nel mirino della Vigilanza finiscono le valutazioni contabili delle banche legate all’Ifrs9. E, in particolare, le maggiori svalutazioni su crediti attuate dalle banche nell’ambito della prima applicazione (first time adoption) del nuovo principio contabile. Un modo insomma per verificare che gli istituti non abbiano approfittato indebitamente dei benefici derivanti dall’introduzione graduale dell’impatto della riforma (il cosiddetto phase in) concesso dalla normativa.

La lettera della Bce

Loading...

A quanto risulta a Il Sole 24 Ore, la Vigilanza europea, con una lettera riservata inviata nei giorni scorsi alle banche e alle società di revisione, avverte che sta esaminando i conti degli istituti significativi per capire se ci siano stati effetti «indesiderati» sul calcolo del Cet1 ratio causati da un «incorretto utilizzo dei fattori» utilizzati per il calcolo delle rettifiche.

Con una mossa quanto meno irrituale, la Bce avanza l’ipotesi che le banche e i revisori possano non aver contabilizzato come dovuto le perdite su crediti avvenute in passato, e che invece abbiano preferito registrare le minusvalenze su crediti solo a inizio anno, nella prima trimestrale. Così facendo, nella tesi della Vigilanza, le banche sfrutterebbero indebitamente la possibilità concessa dal regime transitorio introdotto dalla Crr: la regolamentazione infatti prevede di poter diluire l’extra svalutazione nei prossimi cinque anni, in maniera graduale, andando a erodere il capitale senza impattare sul conto economico.

Secondo la Vigilanza, le banche potrebbero aver effettuato «un’errata stima dello stock degli accantonamenti determinati in base allo Ias39 a fine 2017» oppure «nell’importo totale e nell’assegnazione degli accantonamenti nel quadro della first time adoption dell’Ifr9», come si legge nella lettera che Il Sole ha potuto visionare.

Da qua, appunto, il pesante avvertimento ai revisori, a cui si chiede «attenzione» nella prossima fase di approvazione dei bilanci bancari, visto che la rilevazione potrebbe portare a un «indebito vantaggio» per gli istituti. La numero uno dell’Ssm, Danièle Nouy, infine, si rivolge direttamente ai revisori delle Big Four nel considerare le «vostre responsabilità nel lavoro» su un tema che rappresenta «per noi una preoccupazione significativa dal punto di vista prudenziale».

Lo scenario

Resta da capire quali possano essere gli impatti della mossa della Bce. Dai principali istituti trapela tranquillità rispetto alla piena adeguatezza dei conti rispetto alle indicazioni regolamentari. A detta di diversi osservatori interpellati dal Sole, sia nel mondo bancario che nelle società di revisione, è di fatto da escludere che le banche possano rivedere i risultati 2017 che sono già stati approvati dai Cda o in maniera definitiva dalle assemblee.

L’invio della lettera, avvenuto nei giorni scorsi, ha tuttavia sorpreso i vertici degli istituti bancari, italiani in particolare, soprattutto per la sua tempistica. Se i bilanci 2017 sono stati già comunicati al mercato, le trimestrali sono di fatto chiuse, tanto che gli istituti hanno comunicato entro il primo febbraio se e in quale misura avrebbero fatto uso delle disposizioni transitorie previste dalla Crr.

Non è da escludere d’altra parte che la Bce, con questa mossa, voglia cautelarsi rispetto ad eventuali contestazioni dei paesi del Nord Europa a fronte di un significativo utilizzo della first time adoption da parte delle banche degli altri paesi europei, magari in sede di stress test. In questo senso va detto che le svalutazioni su crediti effettuate nell’ambito dell’Ifrs9 sono calcolate sulla base di scenari di cessione di tipo probabilistico, ipotesi che invece, secondo quanto evidenziato da banche e revisori, non era contemplata dal precedente quadro normativo, lo Ias39. Non mancano i timori, d’altra parte, che la Bce possa applicare nello scenario avverso degli stress test proprio gli stessi scenari di cessione probabilistica presentati dalle banche, con le relative pesanti svalutazioni one-off.

Le incognite

Ipotesi, questa, che rappresenterebbe un’incognita di non poco conto per gli istituti italiani che usano i modelli interni, con la conseguenza di renderebbe ingiustificatamente più rischioso l’intero portafoglio dei crediti. Le banche domestiche, come noto, si preparano da tempo all’appuntamento dell’Ifrs9 con l’obiettivo di massimizzare la pulizia del portafoglio, in linea con le richieste della Vigilanza. L’aumento delle coperture è funzionale ad allineare i prezzi di bilancio a quelli di mercato, così da agevolare la dismissione dei crediti senza che questa generi conseguenze sui bilanci. Banca d’Italia, a febbraio, aveva inviato una comunicazione riservata a tutte le banche, in cui invitava a «cogliere le opportunità offerte dal nuovo standard contabile» anche alla luce della «necessità dell’innalzamento dei coverage» e della «riduzione dell’attivo deteriorato». L’invito è stato colto dalle banche domestiche, come dimostra l’aumento delle coperture sui crediti deteriorati segnalato da Moody’s: Intesa Sanpaolo le ha alzate dal 51 al 57%, Unicredit dal 56 al 59%, BancoBpm dal 49 al 54%, Mps dal 51 al 57%, Ubi dal 36 al 43%, Bper dal 49 al 58%.

Riproduzione riservata ©

loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti