Studio PWC

Npl in Italia, nel 2018 cessioni record a 70 miliardi

di Carlo Festa


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3' di lettura

Anno record per il mercato degli Npl (non performing loans o crediti deteriorati) in Italia: nel 2018 raggiungerà un volume record di cessioni superiore alla soglia dei 70 miliardi. Lo spiega PwC nello studio “NPL: Entering a New Era”. Il 2018 ha visto scendere significativamente i volumi di crediti deteriorati sui bilanci delle banche italiane per effetto delle rilevanti cessioni del periodo. I Npl a giugno 2018 si sono attestati ad 222 miliardi lordi rispetto ad 264 miliardi a dicembre 2017. Al contempo sono aumentate significativamente le coperture dei crediti deteriorati che si sono attestate al 65,9% per le sofferenze ed al 35,0% per gli Utp.

Il mercato 2018 è stato trainato da jumbo deals (come Mps, operazione da 24,1 miliardi) e IntesaSanpaolo-Intrum - 10,8 miliardi di valore) e cartolarizzazioni con Gacs (Banco Bpm - 5,1miliardi, Ubi Banca - 2,7 miliardi, Bper - 1,9 miliardi).

Mediamente nei primi sei mesi del 2018 le prime 10 banche italiane hanno innalzato il livello delle svalutazioni portando il coverage medio delle sofferenze al 65,8% del GBV (contro il il 62,1% di Dicembre 2017) e quello degli Utp al 35% (rispetto al 30,4% di sei mesi prima). Le coperture di Npl sono salite altrettanto significativamente per effetto soprattutto della prima applicazione del principio contabile Ifrs 9 e della pressione regolamentare. La pressione delle autorità regolamentari e del mercato spingeranno il sistema bancario verso ulteriori cessioni significative ed una maggiore industrializzazione dei processi del credito.

Le dismissioni di Npl saranno significative anche nel 2019 con una stima di almeno 50 miliardi di cessioni nell'anno. Sono anche partite le prime cessioni di Npl multi-originator (circa 1,6 miliardi) aprendo il mercato a quelle banche di dimensioni inferiori con portafogli Npl che se considerati singolarmente non troverebbero facilmente l'interesse degli investitori. Il mercato secondario degli Npl ha visto volumi di transazioni crescenti sia per strategie di exit degli investitori della prima ora che per l'interesse di nuovi player interessati al mercato Npl italiano.

Passando agli Utp, il mercato si è movimentato attraverso un numero limitato di cessioni di portafogli e la loro dimensione sui libri delle banche (ormai superiore a quello delle sofferenze in termini netti, circa 56 miliardi a giugno 2018 rispetto ai 43 miliardi di sofferenze alla stessa data) renderà impellente il loro ulteriore deleverage nel 2019 anche mediante soluzioni strutturate. Tra queste il ricorso alle cartolarizzazioni, eventualmente mediante Gacs qualora quest'ultima sia rinnovata ed estesa agli Utp a marzo 2019, i fondi di ristrutturazione a cui conferire Utp da parte delle banche e liquidità da parte di terzi investitori, nuove modalità di servicing degli UtP evoluto ed innovativo basato su ristrutturazione dell'esposizione, turnaround e immissione di nuova finanza.

Il mercato del servicing è invece tuttora in fase di consolidamento (ad esempio l’operazione Intrum-Intesa Sanpaolo e operazione in corso sulla piattaforma di Banco Bpm) con potenziale ulteriore M&A nel 2019. Già nel 2017 c’erano stati segnali in questa direzione (ad esempio con l’acquisizione da parte di Intrum del 51% della piattaforma di Intesa Sanpaolo assieme ad 10,8 miliardi di Npl della banca) ed il trend potrebbe proseguire anche nel 2019 con una serie di ulteriori operazioni di M&A.

Per Pier Paolo Masenza, Financial Services Leader di PwC «Il momento di mercato per il sistema bancario italiano è estremamente sfidante. I mercati finanziari guardano con attenzione all'Italia ed al suo sistema bancario e la pressione è dimostrata dall'attuale correlazione inversa tra la capitalizzazione di borsa (su TBV) e l'incidenza degli NPE delle banche quotate piuttosto che dall'incremento misurato negli ultimi mesi dei rendimenti dei titoli di Stato a 10 anni o dall'incremento del costo dei CDS associato agli emittenti italiani. La pressione dei mercati associata a quella del Regolatore spingeranno le banche italiane verso ulteriori attività di deleverage di NPL e di efficientamento dei loro processi interni inerenti la gestione del credito».

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