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Npl ridotti di un terzo entro il 2017

di Isabella Bufacchi

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(Fotolia)


6' di lettura

Esistono due nuove formule finanziarie per rafforzare il sistema bancario italiano e metterlo nella condizione di prestare di più a imprese e famiglie e al tempo stesso di consolidare la fiducia della clientela e del risparmiatore-investitore afflitti dalle incertezze e preoccupazioni del bail-in: la bad bank, o meglio l’asset management company a livello nazionale o di singola banca, e i non-preferred senior bond.

Per smaltire la mole delle sofferenze, e ridurre il ratio troppo elevato dei crediti deteriorati rispetto agli impieghi, serve all’Italia un meccanismo di asset management company a livello nazionale o come soluzione per le singole banche (Amc impropriamente detta bad bank). E anche l’Italia deve attrezzarsi per introdurre i “non-preferred senior bonds”, quei nuovi strumenti finanziari che hanno la funzione di “cuscinetto” tra i prestiti subordinati e le obbligazioni senior allungando la lista della gerarchia dei bond soggetti a bail-in nei casi di insolvenza e rendendo le banche più capaci ad assorbire le perdite: preparando dunque il terreno ai requisiti Mrel (Minimum requirement for own funds and eligible liabilities o requisito minimo di fondi propri e passività computabili) e Tlac (Total loss absorbency capacity o requisito di capacità complessiva di assorbimento delle perdite).

A sollecitare l’ingresso di questi due nuovi strumenti in Italia sono le istituzioni di vigilanza europee e il mercato. I supervisori vedono bene l’Amc o formule simili come soluzione per evitare la svendita dei non-performing loans e consentire alle banche di mantenere parte del valore di “upside” nel recupero dei crediti, mentre i mercati vedono di buon occhio l’inserimento dei non-preferred senior bond cuscinetto per ammorbidire l’impatto del bail-in e proteggere i senior bond.

I due problemi, sofferenze e bail-in, sono in qualche modo collegati. Nel caso in cui una banca non sia in grado di ricapitalizzarsi con un aumento di capitale tra soci e mercato per coprire il buco in bilancio provocato dalla svendita delle sofferenze, se cedute a terzi a prezzi stracciati rispetto al valore di libro, la soluzione della ricapitalizzazione precauzionale con l’ingresso dello Stato nel capitale della banca - sperimentata per prima in Europa dal Montepaschi – conduce in automatico al burden sharing, cioè alla distribuzione delle perdite fino ai sottoscrittori dei prestiti subordinati. La nuova good bank che nasce dopo la ricapitalizzazione precauzionale deve correre ai ripari velocemente ed emettere nuovi prestiti subordinati: avrà in prospettiva bisogno anche dei bond cuscinetto tra subordinati e senior.

I non-preferred senior bonds

In questa rincorsa a rimpinguare la scala degli asset soggetti a bail-in, il mercato vede con favore l’introduzione dei non-preferred senior bond che vanno a inserirsi tra i prestiti subordinati e i senior bond, quindi assorbono le perdite prima delle obbligazioni senior che in Italia sono collocate per grandi quantità anche presso gli investitori privati retail: lo strumento del non-preferred senior bond al momento manca in Italia e in molti Paesi europei, mentre c’è già in Francia. Le banche francesi hanno emesso finora 15 miliardi di non-preferred senior bond “alla francese”, il 55% denominati in euro, e il Crédit Agricole stima che il mercato di questi buon “cuscinetto” in Europa potrebbe raggiungere una dimensione fino a 300 miliardi di euro.

La Germania sta già sperimentando questa nuova asset class e la Spagna si appresta ad introdurla nel suo ordinamento con il varo di una nuova legge in arrivo. Il Parlamento europeo e il Consiglio europeo hanno pronto un emendamento alla direttiva 2014/59/Eu Brrd (sul risanamento e risoluzione degli enti creditizi) proprio per modificare il ranking degli strumenti di debito soggetti al bail-in, entro quest’anno. Un’iniziativa sulla quale la Bce ha già espresso parere legale favorevole e ne ha sollecitata l’adozione al più presto, per migliorare l’armonizzazione europea ma anche in vista dell’arrivo di nuovi requisiti di rafforzamento del capitale prudenziale delle banche per assorbire le perdite (Mrel e Tlac). I non-preferred senior bond, secondo un parere della Bce, dovrebbero avere scadenze al di sotto e al di sopra di un anno, mentre la proposta di Bruxelles fisserebbe la durata a un anno.

La bad bank

L’Italia non ha perso definitivamente il treno della bad bank che ha consentito a Spagna e Irlanda, prima dell’era del bail-in, di deconsolidare le sofferenze trasferendole in blocco in una società esterna di gestione del recupero dei crediti e partecipata dalla Stato. L’Amc, posseduta fino al 51% dai privati e al 49% dallo Stato, è una soluzione percorribile, purché non faccia scattare alla Dg sulla concorrenza l’aiuto di Stato o non implichi soluzioni come la ricapitalizzatione precauzionale che impone il burden sharing.

Come ha ricordato di recente Danièle Nouy, alla guida del Meccanismo unico di vigilanza, il sistema bancario europeo si divide in tre categorie: le banche che vanno bene (redditività, modello di business, solidità patrimoniale ecc.); le banche che hanno problemi risolvibili con le proprie forza; le banche che hanno problemi molto gravi e che vanno risanate o mandate in risoluzione e hanno bisogno di aiuto esterno.

Lo smaltimento delle sofferenze deve essere fatto con soluzioni di mercato dalle banche sane e più solide e che non hanno bisogno di aiuto esterno. Per le banche che non vanno in risoluzione ma che non sono in grado di ricorrere al mercato per coprire le perdite causate dalla cessione delle sofferenze a prezzi troppo bassi, la ricapitalizzazione precauzionale (come per Montepaschi) impone il burden sharing: va esplorata una terza via che può essere quella dell'asset management company che evita la svendita eccessiva dei NPLs.

L’Europa si sta muovendo in diverse direzioni; l’introduzione di linee guida armonizzate a livello europeo e disegnate dai supervisori per la gestione e cessione dei Npl; le riforme strutturali per velocizzare e armonizzare con un benchmarking europeo le procedure del recupero dei crediti; la creazione di un mercato secondario dei Npl; l’asset management company, con partecipazione dello Stato o non. Il Financial services committee ha preparato un documento di 200 pagine che esplora in tutti i suoi risvolti la formula della “bad bank”, repoort verrà sottoposto al Comitato economico e finanziario che a sua volta lo riproporrà, in formato ridotto, all’Ecofin. In Italia si è messa in luce la struttura Fino di Unicredit, che sarebbe tra le ipotesi esplorate ora dal Montepaschi: la vendita delle sofferenze a prezzi bassi abbinata però alla possibilità per la banca di recuperare l’upside mantenendo un’elevata quota (nel caso di Unicredit per ora il 49%) di tutte le tranche della cartolarizzazione del portafoglio di Npl .

Npl senza bad bank
Senza bad bank, strumento che l’Italia ha richiesto ma non ha ottenuto da Bruxelles tre anni fa, il sistema bancario italiano mira a ridurre comunque entro il 2017 di circa un terzo lo stock delle sofferenze. Le operazioni che sono andate e dovranno andare in porto entro la fine dell’anno per lo smaltimento dei Npl sono quelle di Unicredit, Montepaschi, le due Venete e le quattro banche risolte con Bper e Ubi. Nel 2018 sarà poi l’anno dei gruppi bancari cooperativi, con le Bcc sottoposte alla vigilanza della Bce che le spingerà verso la vendita delle sofferenze: un’altra quota importante di NPLs andrà sul mercato, con formule tra l’ asset management company e FINO. E per quanto riguarda la nuova categoria intermedia di “cuscinetto” di titoli di debito, anche l’Italia si appresta a recepire la direttiva europea per introdurre le obbligazioni senior non-preferred, per evitare o arginare il contagio dei risparmiatori retail sottoscrittori di senior bond nel caso di risoluzione con bail-in.

L’allarme del rischio sistemico delle sofferenze bancarie da un lato e lo spettro del bail-in dall’altro lato (con l’impatto che quest’ultimo può avere sul risparmiatore) se c’è mai stato è rientrato, ne sono convinte le autorità italiane. La soluzione del Montepaschi, che è attesa a giorni, dovrebbe confermare questa tesi: l’operazione di cessione del portafoglio monstre di sofferenze del Monte, che si aggira attorno ai 30 miliardi, potrebbe infatti prevedere una formula di cessione vicina all’operazione FINO di Unicredit, consentendo alla banca di recuperare parte dell’upside nel recupero dei crediti. La partecipazione di Atlante, inoltre, è quanto di più vicino è possibile andare alla soluzione di asset management company, hanno osservato fonti vicine all’operazione, in quanto ad Atlante passerà la gestione e il servicing delle sofferenze Mps. Del resto, fanno notare fonti vicine al Tesoro, non è facile trovare per la Amc i capitali privati e “calmi”, che non abbiano target immediati di ritorni tra il 15% e il 20%.

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