Negoziati di Vienna

Nucleare, accordo con Iran frenato dalla Russia: Mosca chiede garanzie agli Usa

Critiche da Teheran per la richiesta avanzata da Lavrov agli Stati Uniti. L’ira di Israele

Aggiornato il 5 marzo alle 14:17

Iran, spiragli sul nucleare: gli Usa allentano la morsa sanzioni

4' di lettura

La Russia vuole delle garanzie da parte degli Stati Uniti che non ci saranno sanzioni che impediscano rapporti economici pieni fra Mosca e Teheran, prima di approvare l’accordo sul nucleare sul quale si sta lavorando ai colloqui di Vienna. Lo ha detto in conferenza stampa il ministro degli Esteri russo, Serghei Lavrov. «Abbiamo chiesto ai nostri colleghi statunitensi che ci forniscano garanzie scritte, almeno al livello del Segretario di Stato, che il processo messo in piedi dagli Usa (le sanzioni, ndr) non leda in alcun modo il nostro diritto a un commercio, a investimenti e a una cooperazione economica e tecnico-militare con l’Iran» ha detto Lavrov.

La richiesta di garanzie di Mosca

Così, l’accordo sul nucleare dell’Iran che sembrava ad un passo rischia di fermarsi nuovamente o comunque di subire un rallentamento. È questa, infatti, anche l’interpretazione di Teheran. La richiesta della Russia di garanzie scritte da parte degli Stati Uniti «non è costruttiva» per i colloqui tra Teheran e le potenze globali per rilanciare un accordo nucleare del 2015, ha detto sabato all’agenzia Reuters un alto funzionario iraniano. «I russi hanno messo sul tavolo questa richiesta due giorni fa. C’è un accordo sul fatto che, cambiando la sua posizione nei colloqui di Vienna, la Russia vuole assicurarsi i suoi interessi in altri luoghi. Questa mossa non è costruttiva per i colloqui sul nucleare di Vienna», ha affermato il funzionario in Teheran.

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I nodi irrisolti tra Teheran e Aiea

Restano, però, anche altri aspetti da chiarire. Rilanciare l’accordo sul programma nucleare iraniano (Jcpoa) «non sarà possibile» se prima non verranno risolte alcune questioni tra Teheran e l’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea). Lo ha dichiarato il direttore generale dell’Aiea, Rafael Grossi, da venerdì in visita a Teheran. L’Aiea e l’Iran lavoreranno “insieme” per risolvere questi problemi «nei prossimi tre o quattro mesi», ha detto Grossi dopo aver incontrato il capo dell’Organizzazione per l’energia atomica iraniana, Mohammad Eslami. Secondo Grossi, citato dai media locali, è «chiaro» che alcune differenze devono essere risolte. Il numero uno dell’Aiea, che nelle prossime ore vedrà il capo della diplomazia di Teheran, Hossein Amir-Abdollahian, ha anche sottolineato che finora ci sono stati «fruttuosi scambi di punti di vista» con le autorità iraniane.

A stretto giro la replica di Eslami. Fra l’Iran e l’Aiea si è stabilito un rapporto che deve essere “pragmatico”: «Speriamo che la nostra collaborazione» con l’agenzia dell’Onu per l’energia atomica «non sia politica», ha dichiarato il responsabile iraniano per l’energia nucleare, in una conferenza stampa congiunta a Teheran con il segretario generale dell’Aiea. Una visita, quella di Grossi, che avviene al culmine dei negoziati internazionali di Vienna di Teheran con le potenze mondiali per tornare ad un accordo sul nucleare civile per Teheran dopo la rottura unilaterale da parte degli Stati Uniti di Donald Trump nel 2018: negoziati che sarebbero «vicini ad un accordo».

Grossi ed Eslami hanno detto di aver discusso di come appianare gli ultimi ostacoli che ancora si frappongono sulla strada di un’intesa organica, e si sono detti d’accordo su uno scambio di documenti entro il prossimo giugno. Eslami ha detto che i nodi vanno sciolti in modo “naturale”, senza cioè impedire lo sviluppo iraniano. Dopo Eslami, nel pomeriggio Grossi vede il ministro degli Esteri iraniano, Hossein Amirabdollahian, prima di tornare a Vienna.

La spinta dalla guerra

«Siamo molto vicini, bisogna compiere l’ultimo sforzo», ha twittato venerdì la capo delegazione britannica Stephanie Al-Qaq, rientrata a Londra per ottenere il via libera da Downing Street. Così come i colleghi diplomatici tedeschi e francesi sono volati a Berlino e Parigi per avere quel disco verde che riporterebbe l’orologio indietro di quattro anni, quando Donald Trump fece carta straccia della storica intesa del 2015 con Teheran.

Ad accelerare il tavolo dei negoziati, il cui ultimo round è partito nel novembre scorso, è stata anche la guerra in Ucraina, con l’Occidente che secondo diversi osservatori guarda al petrolio iraniano per limitare i danni della probabile crisi energetica con la Russia. Per Teheran l’occasione per tornare non solo nel consesso della comunità internazionale ma anche sul mercato dopo anni di totale isolamento. Il ministro degli esteri Hossein Amir-Abdollahian ha assicurato i falchi del suo Paese che l’accordo non sarà una resa: «La fretta dell’Occidente non pregiudicherà il rispetto delle linee rosse di Teheran».

Mosca e Pechino disponibili a firma

Fino a venerdì sera, prima quindi della richiesta di garanzia esplicitata dal ministro degli esteri russo Sergei Lavrov, anche Russia e Cina, oltre a Francia, Regno Unito, Germania e Stati Uniti, sembravano pronte alla firma, nonostante la guerra in corso e l’isolamento della Russia di Putin. Per il cancelliere austriaco Karl Nehammer era addirittura attesa la presenza di Lavrov alla firma: «Ci sono segnali molto positivi della sua possibile partecipazione», ha affermato.

L’ira di Israele

L’ira di Israele in queste ore risuona nelle parole del primo ministro Naftali Bennett: «Speriamo che l’accordo non si raggiunga», ha affermato, ribadendo come l’Iran sia una reale minaccia. In effetti dalla rottura del 2018 Teheran ha accelerato sulla strada dell’arricchimento dell’uranio e sarebbe molto vicina a una possibile realizzazione dell’arma atomica. Con la nuova intesa dovrebbe intervenire una nuova riduzione delle riserve di uranio e il congelamento di gran parte delle centrifughe nucleari. Il tutto in cambio della rimozione della gran parte delle sanzioni tornate negli ultimi anni a flagellare l’economia iraniana. Nelle prossime ore intanto i responsabili dell’Aiea saranno a Teheran. Una visita che potrebbe sancire l’ok all’accordo.

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