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Nucleare, cresce la quantità di scorie accumulate

Secondo il nuovo censimento dell’Isin, l’Ispettorato sulla sicurezza nucleare, ci sono 26 depositi e i 19 stoccaggi minori di rifiuti radioattivi disseminati in tutta Italia

di Jacopo Giliberto

 L’interno dei depositi presso la centrale del Garigliano

3' di lettura

Quanti sono in Italia, e dove sono, i depositi di scorie radioattive? È presto detto. Secondo il nuovo censimento dell’Isin, l’Ispettorato sulla sicurezza nucleare, ci sono 26 depositi e i 19 stoccaggi minori di rifiuti radioattivi disseminati in tutta Italia, dal Piemonte alla Sicilia. Da via Mecenate a Milano fino al quartiere universitario a Palermo. In tutto i rifiuti radioattivi al 31 dicembre 2020, ultima rilevazione ufficiale, sono aumentati di 724,3 metri quadri, anche perché al censimento dell’Isin finalmente si sono potuti aggiungere anche i materiali irraggiati di un reattore atomico militare alle porte di Pisa. La quantità maggiore di scorie per metri cubi è nel Lazio, la radioattività più ribollente è in Piemonte. Quelli dell’Isin, istituzione guidata da Maurizio Pernice, sono alcuni dei dati di attualità sul clima caldo di queste settimane sul mondo nucleare. La cronaca parla del dibattito acceso in corso a Bruxelles su come classificare le tecnologie atomiche; in Italia si discute se rilanciare un (difficilmente realizzabile) piano di centrali nucleari per ridurre le emissioni di CO2; si è concluso il seminario della Sogin sulla collocazione del futuro deposito unico in sostituzione dei 26 attuali stoccaggi.

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Al centro il deposito nazionale

Si è concluso il seminario nazionale organizzato dalla Sogin, la Spa pubblica che gestisce l’uscita dal nucleare decisa da due referendum nel 1987 e nel 2011, per definire dove collocare il futuro deposito nazionale. Il percorso era stato sbloccato ai primi di gennaio su spinta dell’allora sottosegretario all’Ambiente, Roberto Morassut, dopo anni di paralisi. Finora nessuna delle zone candidate è disponibile ad accogliere l’istallazione nazionale, ma per la prima volta tutte le parti sono d’accordo sull’esigenza di realizzare l’impianto. La settimana prossima saranno pubblicati gli atti e il 15 dicembre aprirà la seconda fase della consultazione pubblica, della durata di trenta giorni. Poi sarà disegnata la Carta nazionale delle aree idonee (Cnai) alla cui pubblicazione le Regioni e gli enti locali potranno esprimere la disponibilità non vincolante ad approfondire l’argomento.

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Dove sono oggi le scorie

Il rapporto annuale dell’Isin fa riferimento ai dati del 31 dicembre precedente. In totale, il volume dei rifiuti radioattivi presenti in Italia è pari a 31.751,6 metri cubi. Nel Lazio, con il centro Enea della Casaccia e i suoi depositi e laboratori, ci sono 9.504 metri cubi, pari al 29,93% del totale. Ma in termini di radioattività, invece, al primo posto è il Piemonte (2.067.697 Gbq, gigabecquerel, il 73,09% del totale), con gli insediamenti nel Vercellese (l’Eurex e gli impianti di Saluggia, la centrale nucleare dismessa di Trino), nell’Alessandrino (come a Bosco Marengo), il Tortonese e così via.

Stabile la produzione di scorie

Ogni anno in Italia si produce una quantità ingente di scorie irraggiate: sorgenti radioattive usate per diagnostica o medicina nucleare, rilevatori, radiografie industriali, scarti di siderurgia, reagenti di laboratorio, parafulmini dismessi, sensori di fumo; ma anche indumenti, guanti e attrezzi tecnici usati dai tecnici per le attività con materiali radioattivi. Emerge che è costante l’attività di produzione ma è diversa la quantità di materiali radioattivi rilevati dal censimento dell’Isin. Si sono aggiunti al repertorio i rifiuti generati dalle attività di decontaminazione o di smantellamento (ad esempio gli impianti Plutonio e Eurex, i vecchi reattori atomici del Ccr di Ispra a Varese). Altri rifiuti sono usciti dal registro, come le resine radioattive che dalla centrale elettrica di Caorso (Piacenza) sono andate al trattamento in Slovacchia.

I casi spinosi

Il censimento dell’Isin si arricchisce di nuove voci, come il vecchio reattore nella base militare di San Pietro a Grado (Pisa), pensato negli anni ’50 quando la Marina Militare aveva velleità di dotarsi di sottomarini atomici e spento in via definitiva negli anni ’80. Nel deposito Cemerad di Statte Taranto, abbandonato in condizioni vergognose per anni, è in corso l’attività di censimento e risanamento: rimossi i residui derivati dalla pioggia radioattiva di Cernobyl, ora sono stati scoperti rifiuti radioattivi che non erano registrati. Negli impianti Itrec dell’Enea e della Sogin a Rotondella (Matera) la Sogin ha estratto e destinato al trattamento le scorie della centrale statunitense di Elk River sepolte mezzo secolo fa.

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  • Jacopo Gilibertogiornalista

    Lingue parlate: italiano, inglese

    Argomenti: ambiente, energia, fonti rinnovabili, ecologia, energia eolica, storia, chimica, trasporti, inquinamento, cambiamenti climatici, imballaggi, riciclo, scienza, medicina, risparmio energetico, industria farmaceutica, alimentazione, sostenibilità, petrolio, venezia, gas

    Premi: premio enea energia e ambiente 1998, premio federchimica 1991 sezione quotidiani, premio assovetro 1993 sezione quotidiani, premio bolsena ambiente 1994, premio federchimica 1995 sezione quotidiani,

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