Medio Oriente

Nucleare, stallo nelle trattive di Vienna con l’Iran. Israele, Gantz in missione negli Usa

Teheran chiede che siano gli americani a fare la prima mossa, revocando le sanzioni. Ma intanto accelera nel piano di arricchimento dell’uranio

Biden incontra il premier d'Israele: mai arma nucleare all'Iran

4' di lettura

Gli europei esprimono «delusione e preoccupazione» per l’atteggiamento di Teheran, gli Usa tornano ad evocare la possibilità di un intervento militare, ma l’Iran del nuovo presidente ultraconservatore Ebrahim Raisi non cede: la Repubblica islamica «non farà marcia indietro» sulle sue richieste per riattivare l’accordo nucleare del 2015, afferma in un’intervista esclusiva all’Ansa – realizzata da Mojgan Ahmadvand – il capo negoziatore di Teheran, il vice ministro degli Esteri Ali Bagheri Kani, aggiungendo che poiché sono stati gli americani a uscire da quell’intesa nel 2018, spetta a loro fare il primo passo.

Le proposte iraniane sono «logiche e fondate», afferma Bagheri sull’aereo che lo riporta a Teheran per consultazioni dopo cinque giorni di una nuova tornata di trattative svoltasi a Vienna tra Iran, Gran Bretagna, Francia, Germania, Russia, Cina, e indirettamente gli Stati Uniti.

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Settimo round di trattative in salita

È il settimo round dall’inizio dei negoziati, ma il primo dopo un’interruzione di oltre cinque mesi seguita all’elezione di Raisi, che ha preso il posto del moderato Hassan Rohani.

La differenza e la distanza tra le parti, da quanto affermano le parti occidentali, è apparsa in tutta la sua portata quando Bagheri ha presentato una nuova proposta di accordo che, secondo gli europei, rimette in questione «la quasi totalità dei compromessi che erano stati difficilmente trovati» nelle sei precedenti tornate. Da parte loro gli iraniani hanno fatto sapere che il documento illustrato si divide in due parti, uno sulla revoca delle sanzioni, l’altro sul ritorno delle attività nucleari iraniane entro i limiti previsti dall’accordo di sei anni fa, che sono stati gradualmente superati. Ma da quanto spiega Bagheri, il primo aspetto è quello che dovrebbe avere chiaramente la precedenza.

Per Bagheri «spetta agli Usa fare la prima mossa», dopo il ritiro dal negoziati da parte dell’amministrazione Trump e le iniziali aperture del nuovo inquilino della Casa Bianca Joe Biden che poi si è raffreddato. Quanto agli europei, «anche loro non hanno rispettato i loro obblighi per rimediare alla mossa americana» sostiene il capo negoziatore iraniano. Vale a dire non si sono opposti alla logica delle sanzioni americane, che hanno inflitto pesanti danni all’economia iraniana. Bagheri, inoltre, respinge le critiche occidentali alla sostenibilità delle proposte da lui illustrate a Vienna: «Le controparti possono presentare le loro bozze, ma ci aspettiamo che diano una risposta logica a quella iraniana».

«Comunque – prosegue Bagheri – vedremo cosa emerge dalla prossima tornata di trattative, che dovrebbe tenersi nei prossimi giorni».

È evidente, tuttavia, che la strada della diplomazia riparte in salita, e il segretario di Stato americano Antony Blinken torna a parlare di possibili «altre opzioni», compresa dunque quella militare. Al che il ministro degli Esteri iraniano, Hossein Amir-Abdollahian, in un colloquio telefonico con il capo della diplomazia Ue, Josep Borrell, ha risposto affermando che «certe parti» nelle trattative «devono rinunciare alle loro affermazioni minacciose».

Venerdì 3 dicembre la portavoce della Casa Bianca, Jen Psaki, ha sottolineato che «Il nuovo governo iraniano non è venuto a Vienna con proposte costruttive».

Le mosse di Israele

Israele ha chiesto agli Usa la «fine immediata» dei colloqui di Vienna sul nucleare iraniano. Lo ha detto il premier Naftali Bennett in un colloquio telefonico con il segretario di stato Antony Blinken. Domenica 5 dicembre lo stesso premier ha lanciato un appello durante la riunione di governo: «Chiedo ad ogni Paese impegnato nei colloqui con l’Iran a Vienna di assumere una rigida linea e chiarire che l’Iran non può arricchire l’uranio e al tempo stesso negoziare».

Intanto il quotidiano israeliano Haaretz scrive che «l’Iran ha dato avvio al processo di arricchimento dell’uranio al 20% con centrifughe avanzate nel suo impianto di Fordo» citando una fonte Onu. Haaretz ha sottolineato che la mossa è destinata ad accrescere le tensioni nel momento in cui a Vienna si stanno svolgendo i colloqui tra Teheran e le maggiori potenze mondiali. L’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea) - secondo Haaretz - ha deciso di aumentare la frequenza dei controlli a Fordo e l’Iran ha acconsentito.

Nel frattempo è prevista per la prossima settimana una visita ufficiale di Benny Gantz negli Stati Uniti. Il ministro israeliano della Difesa ha in programma faccia a faccia con il segretario alla Difesa Usa, Lloyd Austin, e il segretario di Stato, Antony Blinken. Gantz avrà a Washington «una serie di incontri incentrati su questioni di sicurezza», ha fatto sapere il suo ufficio. Il focus, scrive il Jerusalem Post, sarà con tutta probabilità sull’Iran.

La diplomazia degli Emirati

Il consigliere per la sicurezza nazionale degli Emirati Arabi Uniti, lo sceicco Tahnoun bin Zayed, arriverà a Teheran lunedì su invito del capo del Consiglio supremo di sicurezza nazionale (Snsc), Ali Shamkhani: lo riporta l’Irna. Durante il suo soggiorno Zayed terrà colloqui con la sua controparte iraniana e altri alti funzionari sul rafforzamento dei rapporti bilaterali e sullo sviluppo regionale. Gli Emirati Arabi Uniti (Eau) e l’Arabia Saudita hanno interrotto le relazioni diplomatiche con l’Iran nel 2016 dopo le dure critiche di Teheran contro l’esecuzione da parte di Riad del leader religioso sciita sceicco Nimr al-Nimr ed il conseguente assalto di folle di iraniani inferociti all’ambasciata saudita a Teheran.

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