Olimpiadi

Numeri e segreti dei trionfi dell’atletica azzurra a Tokyo

Tutte le cause che hanno contribuito a costruire il successo alle Olimpiadi. Ora la sfida è mantenersi a questi livelli

dal nostro inviato Dario Ricci

Olimpiadi, ecco i campioni italiani che ci hanno fatto sognare

4' di lettura

La regina dei Giochi. Anzi, no: la regina dei Giochi italiani. Anzi, meglio: l'Italia regina dei Giochi grazie alla regina degli sport. Tutto chiaro, in modo abbagliante, abbacinante. L'atletica leggera azzurra rinasce e si esalta sul palcoscenico più grande, quello a cinque cerchi, e dipinge capolavori in serie – come mai accaduto prima – sulla pista dello stadio olimpico di Tokyo (e a Sapporo, sede non meno torrida della capitale delle gare di marcia e maratona in quest'Olimpiade sfregiata dalla pandemia e piegata dalla calda e umida estate nipponica). E allora è esercizio non banale prima riepilogare i numeri, poi chiedersi il perché e il come di questi trionfi straordinari, che hanno lasciato il mondo e noi stessi italiani senza parole.

Cinque ori

Bottino record, quello dell'atletica azzurra a Tokyo. Il precedente primato spettava ai tre di Mosca 1980 e Los Angeles 1984, edizioni segnate dai due boicottaggi. Cinque trionfi in pochi giorni, uno in più di quelli ottenuti nelle precedenti otto Olimpiadi messe insieme in questo sport. Sì, perché da Seul 1988 a Rio 2016 solamente Gelindo Bordin (maratona in Corea del Sud), Ivano Brugnetti (20 km marcia, Atene 2004), Stefano Baldini (maratona, sempre in Grecia) e Alex Schwazer (50 km marcia a Pechino 2008) avevano trionfato. In generale, cinque medaglie in una volta sola le avevamo vinte solo a Berlino 1936, Londra 1948 e Los Angeles 1984 (in tutte e tre le edizioni furono 7).

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Uomini e donne

In campo maschile, i quattro successi di Tokyo non hanno precedenti. Il primato era di due, ottenuto ad Anversa 1920, Mosca 1980, Los Angeles 1984 e Atene 2004. Antonella Palmisano, invece, è appena la quarta donna italiana a vincere un oro olimpico e rompe un digiuno lungo 37 anni. Le altre? Ondina Valla (80 ostacoli, Berlino 1936), Sara Simeoni (salto in alto, Mosca 1980), Gabriella Dorio (1500, Los Angeles 1984). In campo femminile si tratta del primo successo nella marcia. La vittoria della 30enne pugliese è la numero 10 per l’Italia, nella specialità: da Ugo Frigerio (doppietta ad Anversa 1920 fra 3 km e 10 km), a Massimo Stano, eroe olimpico ventiquattrore prima di Palmisano. Dalla certezza marcia alla storica prima volta nei 100 metri. L’unica ad esserci riuscita era stata Giuseppina Leoni, bronzo a Roma 1960. In campo maschile, invece, nessuno era mai arrivato neanche in finale nella gara regina.

Parola all'esperto

Ma come siamo riusciti a costruire questo miracolo italiano in terra nipponica? «Le ragioni sono diverse e complementari – ci spiega Giorgio Rondelli, suppergiù da mezzo secolo nel mondo dell'atletica italiana e internazionale, tecnico di campioni come Alberto Cova e Francesco Panetta -: già con l’avvento della presidenza di Alfio Giomi (cui di fatto a pochi mesi dai Giochi è subentrato il nuovo presidente, l'ex altro grande mezzofondista Stefano Mei, ndr) è stato avviato un decentramento tecnico che per un po’ di anni non ha in realtà dato immediati risultati, pur aiutando gli atleti a trasferirsi presso tecnici di assoluto valore, come ad esempio Patrizio Parcesepe, allenatore dei neo-campioni olimpici di marcia Stano e Palmisano, ma favorendo anche la creazione di gruppi di lavoro “familiari”, con tecnici-genitori come nel caso di Filippo Tortu e della mezzofondista Battocletti. A Trento ad esempio esiste un gruppo del mezzofondo dove c’è Crippa ed altri. Jacobs era andato da Camossi per il lungo, poi ha optato per la velocità. Questi singoli e questi gruppi poi si sono organizzati creando staff autonomi con medici, fisioterapisti, anche psicologi per ottimizzare la ricerca del risultato».

Punto di raccordo

«Importante inoltre – continua Rondelli – il ruolo di raccordo e di catalizzatore svolto dal direttore tecnico Antonio La Torre, pugliese (è un felice destino, in queste Olimpiadi, che molte gioie azzurre provengano dal Tavoliere e dintorni!) di Manfredonia, classe 1956, che arriva dalla marcia dove è stato l'allenatore del campione olimpico di Atene 2004 Ivano Brugnetti. La Torre è al tempo stesso equidistante e “equivicino” – sottolinea argutamente Rondelli – ai vari gruppi di lavoro, senza diretti legami con nessuno in particolare, ma con un'attenta azione di coordinamento e supervisione».

Rinvio provvidenziale

«E poi ci sono quelle che vanno protocollate come cause fortuite – evidenzia ancora Giorgio Rondelli -: e allora forse val la pena dire che lo slittamento di un anno dei Giochi, pur per i tragici motivi legati alla pandemia, ha permesso a Tamberi di recuperare dai tanti fastidi fisici, a Jacobs di maturare con calma, alla staffetta di definirsi al meglio (anche se per tutti i medagliati inconvenienti fisici negli ultimi mesi non sono mancati). Ora il problema è un altro, e impone di mettersi a lavoro subito, proprio nei giorni del trionfo: cioè mantenersi a questo livello. Solamente se riusciremo – conclude il tecnico - a non rimanere abbagliati dalla luce di questi ori e a non dimenticare i problemi e le contraddizioni che pure ancora oggi li accompagnano, saremo capaci di far sì che Tokyo2021 non rimanga una splendida eccezione, ma possa magari divenire una straordinaria normalità».

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