Storie d’impresa

Nuna Lie, il fast fashion italiano e più sostenibile grazie a un algoritmo

L’azienda di Monterotondo, in provincia di Roma, produce in Italia e solo in base alle necessità e alle caratteristiche dei suoi negozi: «Così eliminiamo le giacenze e valorizziamo i nostri distretti», spiega il ceo

di Chiara Beghelli

3' di lettura

Certamente i tessuti riciclati e i filati biologici. Senza dubbio i servizi di recupero dell’usato. Ma per essere profondamente sostenibili la via maestra è unica: produrre di meno. O almeno produrre secondo necessità, riducendo al minimo le giacenze di magazzino e dunque l’invenduto che va smaltito. Per il fast fashion questa è una sfida quasi ontologica, poiché la sua esistenza si fonda sulla quantità, ma dall’Italia un’azienda sta provando a superarla. Nuna Lie è basata dal 2003 a Monterotondo Scalo, in provincia di Roma, ha circa 300 dipendenti (al 97% donne), 110 negozi in tutta Italia e cinque all’estero (quattro in Svizzera e uno in Spagna), e ha deciso di produrre il suo fast fashion italiano secondo necessità e caratteristiche di ognuno dei suoi punti vendita.

Il 70% è prodotto nei distretti italiani

«Il nostro obiettivo è avere meno rimanenze possibili al termine di ogni stagione - spiega Berniero Scarpa, amministratore delegato di Nuna Lie e suo socio fondatore insieme a Samuele Di Nepi -. Per questo non siamo nella rete wholesale e produciamo per le reali necessità dei nostri negozi. Il 70% dei nostri capi sono peraltro fatti in Italia, nei distretti di Prato, Napoli e Como, con aziende con cui condividiamo anche il processo creativo, che ogni settimana porta nei nostri negozi 30-40 capi nuovi».

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Il negozio di Cesena

Un algoritmo guida la produzione

Questa produzione “su misura” (dal prezzo medio per articolo di 45 euro) si basa su un algoritmo messo a punto con il Dipartimento di Informatica dell’Università di Verona che consente di orientarla tendendo conto dei dati degli acquisti di ogni negozio, le taglie, i colori, se si acquistano più capi da cerimonia o casual, ma anche della tipologia di altri competitor presenti nella stessa location del negozio. È così che si invia al negozio solo la merce che effettivamente si conta di vendere.

Gli investimenti per la formazione del personale di vendita

Anche se propone un suo e-commerce, la centralità del punto vendita fisico per Nuna Lie è testimoniata anche dai programmi di formazione dedicati al personale di vendita, considerati un vero e proprio investimento per la crescita dell’azienda: «Il nostro lavoro sulle risorse umane è forse ciò che più ci differenzia dalle altre realtà del nostro settore. Prendiamo in esame le attitudini e i risultati di ognuno e organizziamo poi percorsi di formazione diversi, per dar vita a team equilibrati - prosegue Scarpa -. Puntiamo molto sulla credibilità agli occhi del cliente. Un tempo nelle boutique c’era il black book, dove si annotavano tutti gli acquisti e i gusti di ognuna. Oggi proponiamo anche servizi innovativi e dunque consigliamo in base all’armocromia e diamo un supporto per organizzare al meglio l’armadio».

Una capsule fatta di tessuti non utilizzati causa lockdown

Anche grazie a questa strategia retail Nuna Lie stava crescendo costantemente prima della pandemia, tanto che fra 2018 e 2019 il fatturato era salito da 45 a 54 milioni di euro. Ma il Covid ha imposto un’inevitabile frenata, anche se l’e-commerce è cresciuto dell’85%: «Abbiamo perso circa il 35% del fatturato in Italia, ma posso dire che appena i nostri negozi riaprono si riprendono subito anche le vendite. Purtroppo a settembre avevamo pianificato la produzione considerando che non ci sarebbero stati più lockdown e ci siamo dunque trovati con quelle giacenze che vogliamo evitare». Con questi tessuti inutilizzati, però, Nuna Lie ha creato la capsule “Bohémien Collection” per la primavera-estate, mentre sta lavorando anche per aumentare l’impiego di tessuti naturali, anche se «è chiaro che per mantenere i nostri prezzi usiamo più creponne di poliestere rispetto a quello di seta», dice Scarpa.

Un look della “Bohémien Collection” confezionata con tessuti di recupero

In arrivo nuovi negozi e il make up

E i piani di sviluppo di Nuna Lie non si fermano qui: «Abbiamo in agenda nuove aperture, come a Milano e La Spezia, e di recente siamo arrivati nel centro commerciale La Grande Mela a Verona. Abbiamo anche alcune trattative in corso per altre location. Certo il nostro target non sarà mai l’Asia, ma stiamo pensando a espanderci in Europa. E a settembre lanceremo una capsule di make up, prodotto in Italia, con colori abbinabili a quelli della nostra collezione autunno-inverno - prosegue Scarpa -. Non siamo aspirazionali, ma molto attenti alle esigenze reali delle clienti e cerchiamo di offrire loro un rapporto giusto fra qualità e prezzo. Lavorando con le nostre aziende e valorizzando le loro risorse creative».

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