GUIDA RAPIDA/3

Nuova caldaia, impianto green e infissi: tre vie per il risparmio

È meglio scegliere sistemi che possono integrarsi con la pompa di calore a condensazione

di Marco Panzarella, Matteo Rezzonico


3' di lettura

L’installazione obbligatoria di termovalvole e contabilizzatori di calore, oltre a garantire una più equa ripartizione delle spese negli edifici con riscaldamento centralizzato, ha in parte risolto il problema degli sprechi, ottimizzando i consumi grazie a una gestione più “intelligente” del calore da parte dei condòmini. Nonostante il passo in avanti, negli ultimi anni sono state sviluppate tecnologie più performanti delle classiche caldaie a metano, gasolio o gpl, che garantiscono elevati livelli di comfort con un occhio di riguardo all’ambiente e alle tasche dei consumatori.

Il funzionamento

Il funzionamento di una caldaia a gas metano tradizionale (fra le più diffuse) è semplice: il combustibile brucia e scalda l’acqua (fluido termovettore), che viene poi distribuita tramite colonne montanti ai singoli termosifoni. Durante questo percorso, però, parte dell’energia utilizzata per riscaldare il liquido si disperde, fuoriuscendo dalle tubazioni o attraverso i cosiddetti “fumi di combustione”. Per non parlare del calore prodotto dai termosifoni, che nel caso in cui l’immobile non sia perfettamente isolato fuoriesce dall’appartamento.

Abbattere gli sprechi

Per abbattere gli sprechi il condominio e il singolo condomino possono agire su più fronti: dalla coibentazione dell’edificio (attraverso la realizzazione di un cappotto termico) all’installazione di infissi di ultima generazione. Il primo passo, però, consiste nella sostituzione della vecchia caldaia condominiale con una più moderna a condensazione, che utilizza tutto il “potere calorifero” reso disponibile dalla combustione. La legge non prevede l’obbligo di sostituire la vecchia caldaia e uindi fino a quando l’impianto funziona non è necessario acquistare un nuovo modello. Ciò detto, dal 26 settembre 2015, come prevede la direttiva europea 2005/32/CE, in un’ottica volta a migliorare il rendimento energetico dei sistemi di riscaldamento, non è più consentito immettere sul mercato caldaie che non siano a condensazione. L’unica “deroga” concessa ai costruttori riguarda un particolare tipo di caldaia “a camera aperta”, necessaria nei casi in cui non sia possibile sostituire il vecchio impianto, ad esempio in presenza di una canna fumaria inadatta a supportare i fumi acidi.

    L’installazione

    L’installazione di una nuova caldaia necessita dell’approvazione dell’assemblea, a meno che l’intervento non abbia il carattere dell’urgenza: in questo caso l’amministratore può agire per conto proprio, avendo cura di informare quanto prima il resto dei condòmini. In tutti gli altri casi, per il via libera all’opera (che rientra nella manutenzione straordinaria) occorre raggiungere il quorum previsto dall’articolo 1136, comma 2, del Codice civile, vale a dire un numero di voti che rappresenti la maggioranza degli intervenuti e almeno la metà del valore dell’edificio (500 millesimi). Salvo diversa pattuizione contenuta negli atti di acquisto o nel regolamento condominiale contrattuale (se esistente), il costo dell’opera, invece, va ripartito fra tutti i condòmini proprietari, come prevede l’articolo 1123, comma 1, del Codice civile, secondo cui «le spese necessarie per la conservazione e per il godimento delle parti comuni dell’edificio, per la prestazione dei servizi nell’interesse comune e per le innovazioni deliberate dalla maggioranza sono sostenute dai condomini in misura proporzionale al valore della proprietà di ciascuno, salvo diversa convenzione» (Tribunale di Roma, 652/2016).

    Alternativa green

    Un’alternativa green alla caldaia a condensazione è la pompa di calore alimentata da energia elettrica, a sua volta prodotta da un impianto fotovoltaico. Tale soluzione può risultare valida nei condomini all’avanguardia in fase di costruzione, mentre è piuttosto complicato (e non sempre conveniente) sostituire la caldaia centralizzata con una pompa di calore, che ha sì un ottima resa ma solo se lo stabile è perfettamente coibentato e se è presente un riscaldamento a pavimento, a parete o soffitto. Senza dimenticare le oggettive difficoltà per l’installazione dei pannelli fotovoltaici sul tetto condominiale.

    Meglio concentrarsi, quindi, su sistemi che possono integrarsi con la pompa di calore a condensazione e migliorare l’efficienza dell’impianto. A cominciare da un semplice isolamento delle tubazioni che trasportano l’acqua riscaldata dalla caldaia ai radiatori, così da ridurre al minimo le dispersioni. Altrettanto importante è il bilanciamento idraulico dell’impianto di riscaldamento. È frequente, infatti, che i termosifoni degli appartamenti più lontani dalla caldaia rimangano tiepidi mentre quelli più vicini risultino eccessivamente caldi. Per avere una distribuzione omogenea dell’acqua di riscaldamento è quindi necessario installare apposite valvole che ne regolino la portata evitando squilibri.

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