FOOD

Nuova Castelli investe 10 milioni sulle fabbriche italiane di formaggi

di Ilaria Vesentini

2' di lettura

L’inaugurazione del quartier generale a Reggio Emilia, un investimento da quasi 2 milioni di euro, è solo il primo passo della strategia del nuovo management alla guida di Nuova Castelli per rilanciare produzione e immagine del gruppo leader nell’export di Parmigiano Reggiano e tra i primi produttori di formaggi italiani Dop e Stg, 500 milioni di fatturato e mille dipendenti tra la sede, 13 impianti lungo lo Stivale e tre stabilimenti all’estero (Polonia, Ungheria e Usa).

«Stiamo per varare un piano di investimenti da 8 milioni di euro per ammodernare la linea del packaging a Reggio Emilia e la produzione di mozzarella Alival in Toscana», anticipa Luigi del Monaco, da marzo nuovo amministratore delegato (ex dg Parmalat), cooptato lo scorso marzo assieme al presidente Antonio Sala (Lactalis Italia) dal fondo di private equity Charterhouse Capital Partners, entrato tre anni fa rilevando l’80% del capitale.

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La volontà del nuovo team è innanzitutto ricostruire il legame con il territorio, rotto dalla forte industrializzazione della fase logistica e distributiva che ha permesso al gruppo di raggiungere il record di internazionalizzazione nel settore (l’export supera il 70%) cambiandone però l’immagine. «Nuova Castelli è un marchio che ha 125 anni di storia alle spalle e più del 70% della produzione è fatta ancora di Dop e Stg, tra Parmigiano reggiano, Grana padano, Gorgonzola, Taleggio, Pecorino toscano, Mozzarella di bufala campana, con il casaro che si alza all’alba ogni mattina e rispetto rigoroso dei disciplinari», ricorda l’ad.

L’investimento a Reggio Emilia per il nuovo quartier generale si affianca al prossimo intervento per efficientare la divisione packaging, che deve gestire 700 diversi tipi di confezionamento ed etichettatura, «mentre in Toscana vogliamo aumentare la capacità produttiva di mozzarella di bufala, segmento in cui siamo leader, puntando a destagionalizzare i consumi» aggiunge Del Monaco. Che prevede una chiusura d’anno con una crescita del fatturato del 7%, «ma margini in calo per il forte rincaro della materia prima, il latte».

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