EMERGENZA CORONAVIRUS

Coronavirus, nuova chiusura almeno fino al 18 aprile e poi riapertura a tappe: tutte le ipotesi in campo per la fine del lockdown

Un nuovo Dpcm, probabilmente giovedì (ma potrebbe slittare a venerdì), dovrebbe estendere le misure restrittive almeno fino al 18 aprile; poi, anche in linea con l’andamento dei contagi e le indicazioni dei virologi, dovrebbe scattare una graduale riapertura delle attività in cui non ci sono assembramenti di persone

di Andrea Carli

Coronavirus: presto per trend, ancora giorni cruciali

Un nuovo Dpcm, probabilmente giovedì (ma potrebbe slittare a venerdì), dovrebbe estendere le misure restrittive almeno fino al 18 aprile; poi, anche in linea con l’andamento dei contagi e le indicazioni dei virologi, dovrebbe scattare una graduale riapertura delle attività in cui non ci sono assembramenti di persone


5' di lettura

Un nuovo blocco di due settimane dal 3 aprile - quando scadranno le misure ristrettive previste dal Dpcm del 9 marzo - fino al 18 e poi, se l’andamento dei contagi da Coronavirus lo consentirà, una ripresa a tappe, per scaglioni, con il via libera a un pacchetto ristretto di attività. La proroga della stretta dovrebbe essere decisa dal governo alla vigilia della scadenza, sulla base dell’ennesimo decreto del Presidente del Consiglio che dovrebbe ottenere il sì del Consiglio dei ministri giovedì 2 aprile (ma la riunione del Governo potrebbe slittare a venerdì).

Di certo gran parte della partita che si giocherà nei prossimi giorni per un allentamento della stretta imposta dall’esecutivo per arginare la diffusione del coronavirus si giocherà sul piano dei contagi, con un occhio costante da parte dei virologi a quel Ro,l’indice di contagiosità che, prima di aprire uno spiraglio nella porta ad oggi serrata, dovrà scendere sotto l’uno, ovvero un positivo infetta meno di una persona.

Conte: misure di rallentamento con via libera del comitato scientifico
E che alla fine si guardi proprio a quel parametro lo confermano le parole che il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha rilasciato al quotidiano spagnolo El Pais. «Bisogna ragionare in termini di proporzionalità», ha sottolineato a proposito della riapertura delle attività a fronte dell’emergenza Coronavirus.

Alla domanda se la chiusura delle attività produttive durerà molto, il premier ha risposto: «No, è una misura economicamente troppo dura. È l’ultima che abbiamo preso e non può essere prolungata troppo. Per le scuole e le università, però, si possono introdurre delle modifiche. Anche per gli esami e le valutazioni di fine anno, in modo da non far perdere agli studenti l’anno scolastico o l’esame universitario».

Quanto poi all’ipotesi che l’Italia sia favorevole ad aprire prima che termini la pandemia, Conte ha risposto: «È prematuro dirlo, Quando il comitato scientifico dirà che la curva inizia a scendere potremo studiare delle misure di rallentamento. Però dovrà essere molto graduale».

Di Maio: per la riapertura dobbiamo attendere parere esperti
Sulla stessa linea di Conte, ovvero quella di considerare quello che dicono gli scienziati, è il ministro degli Affari esteri, Luigi Di Maio. «Per la riapertura dobbiamo attendere il parere degli esperti del comitato scientifico: per non annunciare date che poi possono essere smentite», ha affermato in un intervento a Storie italiane su Rai 1. Per aiutare le aziende, Di Maio ha lanciato nuovamente un appello in attesa di capire quando potranno riaprire: «Chiedo a tutti quelli che vanno a fare la spesa di comprare prodotti italiani».

Blocco oltre il 3 aprile
Il ministro per gli Affari regionali Fracesco Boccia lo ha già praticamente annunciato: le misure restrittive che stando a quanto prevede il Dpcm del 9 marzo dovrebbero scadere il 3 aprile, saranno inevitabimente allungate. Dunque di sicuro resteranno chiuse le scuole. «Ci sarà una proroga - ha detto il ministro dell’Istruzione Lucia Azzolina -: si andrà oltre il 3 aprile», Insomma, l’Italia dell’emergenza coronavirus resterà bloccata anche dopo quella data. Di quanto lo deciderà il Consiglio dei ministri, probabilmente a ridosso della scadenza, sulla base delle indicazioni fornite dal Comitato tecnico scentifico del ministero della Salute.

Il piano
Lo schema dovrebbe prevedere un nuovo decreto del presidente del Consiglio, che dovrebbe estendere il lockdown almeno fino al 18 aprile, quindi dopo Pasqua. Dopodiché, anche con un occhio all’andamento della curva dei contagi, potrebbe scattare un’apertura graduale, dando la precedenza a quelle attività dove si può garantire la distanza necessaria tra le persone. Palazzo Chigi ha chiesto a tutti i ministeri di presentare a stretto giro una lista delle attività che devono riaprire e di quelle che al contrario devono rimanere chiuse. Allo stesso tempo il comitato tecnico scientifico sta valutando gli ultimi dati, con l’obiettivo di produrre un report per il capo del Governo. «Quanto tempo dovremo restare a casa? Arriviamo fino a Pasqua e poi guardiamo i dati per stabilire come procedere -ha detto il presidente dell’Istituto superiore di sanità Silvio Brusaferro in un’intervista a Repubblica - Va vista l’evoluzione dell’epidemia».

I rischi connessi a una riapertura non graduale
Il rischio che una riapertura non calibrata possa determinare una ripresa dei casi, vanificando i risultati raggiunti fino a questo punto, è reale. L’idea è quella di cominciare con una riapertura parziale di alcune fabbriche. probabilmente quelle che operano nella filiera agroalimentare e sanitaria, forse anche della meccanica e della logistica.

L’allentamento della stretta potrebbe interessare anche alcuni negozi, mentre tutte le attività caatterizzate dalla concentrazione di persone in spazi chiusi, come bar, ristoranti, locali per il divertimento, cinema, teatri, stadi andrebbero automaticamente in coda. Il ministro dello sport Vincenzo Spadafora proporrà l'estensione del blocco delle competizioni sportive fino al 30 aprile.

L’ipotesi di procedere per fasce della popolazione
Tra le ipotesi, anche quella di prendere in considerazione nell’operazione di graduale apertura singole fasce della popolazione: si comincia con le componenti che ad oggi hanno dimostrato di resistere di più al coronavirus, giovani e donne, lasciando in ultimo le persone anziane. La graduale riapertura sarà accompagnata da un’intensificazione dei controlli da parte delle forze dell’ordine, per verificare che le persone non escano più di quanto necessario.

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Anelli: test rapidi prima di riaprire
Un’altra ipotesi è quella di utilizzare test rapidi per capire chi ha sviluppato immunità contro il nuovo coronavirus e può dunque per primo tornare al lavoro quando ci sarà la riapertura del Paese e delle attività. A delineare questa «ipotesi di lavoro» nonché una «possibile soluzione» è il presidente della Federazione nazionale degli ordini dei medici (Fnomceo) Filippo Anelli. «Una volta - chiarisce - che tali test verranno perfezionati, si auspica a breve termine, e che l’Iss li avrà validati».

Zaia, ordinanza per procrastinare restrizioni
E mentre il dibattito si concentra sul quando le missure restrittive potranno essere attenuate, il presidente del Veneto Luca Zaia ha annunciato un’ordinanza per procrastinare le restrizioni. «Abbiamo aumentato il “vantaggio” a 5 giorni sul modello. Le restrizioni ci hanno aiutato a rallentare il contagio - ha spiegato -, sto preparando un'ordinanza per riuscire a procrastinare le restrizioni, se sarà necessario, in base ai dati di questa settimana. Il picco - ha ricordato Zaia - è programmato per il 15 aprile ma già da questa settimana vedremo il trend», ha concluso.

Renzi in pressing: pensiamo a come riaprire imprese a aprile
A premere invece per una riapertura è il leader di Italia viva ed ex presidente del Consiglio Matteo Renzi. «Le critiche alla mia proposta di riapertura? Ho visto tanta ipocrisia - ha detto in un’intervista al Corriere della Sera -. Io non ho chiesto di riaprire oggi, ma ad aprile. Ho chiesto però di pensare adesso a come riaprire. Perché se non ci pensiamo oggi arriviamo in ritardo all’appuntamento con l’emergenza economica almeno come siamo arrivati in ritardo sull’emergenza sanitaria».«Il vaccino - ha continuato Renzi - arriverà nel 2021 o nel 2022. C’è qualcuno che pensa che gli italiani possano restare a casa fino al 2021? Io no. Dobbiamo fare un piano per l’uscita. E per farlo bisogna moltiplicare i test: i tecnici ci dicono che è possibile che ci siano 5-10 milioni di italiani che hanno già contratto il Covid-19 senza sintomi. Se hanno sviluppato gli anticorpi, perché tenerli in casa? E anche chi non ha preso il virus può tornare a lavorare se la sua azienda rispetta le regole di sicurezza. Anche perché stare a casa mesi ha un costo enorme sociale ed economico. Chi paga?».

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