Lavoro

La Timken chiude a Brescia, altri 110 addetti a rischio nella meccanica

Dopo l’annuncio di questa mattina, i lavoratori sono in presidio permanente davanti allo stabilimento di Villa Carcina. L’azienda: riorganizzazione necessaria per l’assetto produttivo

di Cristina Casadei

2' di lettura

C’è una nuova moltinazionale, nel settore della meccanica, che ha deciso di chiudere un sito produttivo in Italia. Dopo la vicenda della Gkn di Campi Bisenzio, in provincia di Firenze, questa volta è la Timken di Villa Carcina, vicino Brescia, ad aver comunicato ai lavoratori la chiusura immediata dello stabilimento. Stiamo parlando di 110 addetti che sono già in sciopero e presidio permanente, secondo quanto spiega la Fiom-Cgil di Brescia.

La multinazionale americana produce cuscinetti ingegnerizzati e prodotti per la trasmissione di potenza, dove, grazie a più di un secolo di conoscenza e innovazione, è tra i leader di mercato. Oltre a collaborare con la Nasa per esplorare i misteri di Marte, collabora infatti con società di energia rinnovabile per alimentare alcune delle più grandi turbine eoliche del mondo, oltre a supportare il settore dei trasporti.

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Nel sito di Villa Carcina, aperto nel 1978 e acquisito da Timken nel 1996, in particolare, vengono prodotti cuscinetti a rulli conici a fila singola per il mercato fuoristrada e ferroviario.

Dalla società spiegano che «questo cambiamento, per quanto difficile, è necessario per ottimizzare le attività e riorganizzare l’assetto produttivo dell’azienda, con l’obiettivo di servire al meglio i clienti globali». Nei prossimi giorni, i rappresentanti dell’azienda si incontreranno con tutte le parti sociali interessate, le istituzioni e le autorità competenti per trovare la migliore soluzione per gestire questo cambiamento.

L’azienda, spiega una nota «è intenzionata a garantire supporto ai dipendenti coinvolti, attraverso misure che includono la possibilità per i candidati qualificati di fare domanda di assunzione per posizioni aperte presso altri stabilimenti del gruppo».

Simone Marinelli, coordinatore nazionale automotive e Antonio Ghirardi segretario generale Fiom-Cgil Brescia, dicono però che «è evidente che stiamo assistendo all’ennesima aggressione al lavoro e al tessuto industriale e sociale di un territorio da parte di una multinazionale, che sceglie il licenziamento all’utilizzo di ammortizzatori sociali.
La Fiom ha chiesto al Mise di convocare azienda ed istituzioni locali per affrontare l’ennesima vertenza nel settore ed evitare i licenziamenti».

È urgente, aggiungono i due sindacalisti, «far ripartire il tavolo del settore automotive per affrontare la fase di transizione e per individuare, con un accordo tra le parti sociali i ministeri competenti e le aziende, gli investimenti e gli strumenti per la tutela dell’occupazione e dell’industria del nostro Paese ed evitare che il cambiamenti ambientali, tecnologici e organizzativi ricadano sulle lavoratrici e sui lavoratori».

Intanto a Firenze, proprio in queste ore è in corso lo sciopero e la manifestazione organizzata a sostegno dei 422 lavoratori della Gkn di Campi Bisenzio, per i quali, pochi giorni fa, l’azienda ha avviato le procedure del licenziamento collettivo.

Per il segretario generale della Fiom, Francesca Re David, «è impensabile che siano fondi e multinazionali a fare le politiche industriali di questo paese, il governo ha sbagliato a sbloccare i licenziamenti dell’industria prima di promuovere leggi adeguate e politiche industriali. Il settore dell’automotive è un settore in trasformazione profonda, il passaggio dall’endotermico all’elettrico è un elemento fondamentale».

Per giovedì 22 è invece arrivata la convocazione al Mise per i lavoratori della Gianetti Ruote di Ceriano Laghetto che ha annunciato la volontà di procedere con i licenziamenti collettivi dei 152 addetti.

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