Ministero della Salute

Nuova circolare sui vaccini, ecco cosa cambia per chi è guarito

Si può considerare la somministrazione di un’unica dose di vaccino anti Covid nei soggetti con pregressa infezione (decorsa in maniera sintomatica o asintomatica), purché la vaccinazione venga eseguita preferibilmente entro i 6 mesi dalla stessa e comunque non oltre 12 mesi dalla guarigione

Coronavirus: bollettino del 21 luglio 2021

3' di lettura

Le persone guarite da Covid-19 possono effettuare un’unica dose di vaccino, invece che 2, preferibilmente entro i 6 mesi e comunque non oltre i 12 mesi dalla guarigione. È quanto ha previsto la circolare su “ Aggiornamento indicazioni sulla Vaccinazione dei soggetti che hanno avuto un’infezione da SARS-CoV-2” del ministero della Salute, firmata dal direttore generale della Prevenzione Gianni Rezza.

Le regole precedenti

Prima che la circolare indicasse le nuove regole, la certificazione verde per chi ha avuto il Covid era valida entro i 6 mesi dal primo tampone positivo; oppure la si poteva ottenere se si era fatta una sola dose di vaccino tra i 3 e i 6 mesi dall’infezione. Se, invece, ci si era vaccinati dopo i 6 mesi previsti, di dosi ne servivano due. Ora la circolare prolunga i tempi oltre i 6 mesi oggi previsti.

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Cosa cambia ora: unica dose entro 6-12 mesi ai guariti da Covid

Secondo il documento «è possibile considerare la somministrazione di un’unica dose di vaccino anti-SARSCoV-2/COVID-19 nei soggetti con pregressa infezione da SARS-CoV-2 (decorsa in maniera sintomatica o asintomatica), purché la vaccinazione venga eseguita preferibilmente entro i 6 mesi dalla stessa e comunque non oltre 12 mesi dalla guarigione».

Non raccomandati test anticorpi prima del vaccino

«Come da indicazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità - si legge ancora nella circolare -, l’esecuzione di test sierologici, volti a individuare la risposta anticorpale nei confronti del virus, non è raccomandata ai fini del processo decisionale vaccinale».

Doppia dose per guariti ma immunodespressi

Il documento del ministero della Salute chiarisce inoltre che «per i soggetti con condizioni di immunodeficienza, primitiva o secondaria a trattamenti farmacologici, in caso di pregressa infezione da SARS-CoV-2, resta valida la raccomandazione di proseguire con la schedula vaccinale completa prevista».

Le difficoltà a ottenere il Green pass

Nel frattempo però, segnala Cittadinanzattiva, tra gli oltre 5 milioni di persone che hanno già superato la malattia non manca «confusione in tema di vaccini e difficoltà nell’ottenere il Green pass, a causa di problemi di comunicazione tra sistemi informatici».

Dubbi crescenti tra i guariti

Intanto però l’annunciato obbligo di Green pass per svolgere diversi tipi di attività che dovrebbe essere introdotto in Italia - è attesa per le prossime ore la riunione del Consiglio dei ministri che dovrebbe dare il via libera al nuovo decreto - ha portato a un crescendo di dubbi nella popolazione. «Abbiamo avuto un forte aumento delle segnalazioni su questo tema», spiega Anna Lisa Mandorino, segretaria generale di Cittadinanzattiva. «Molti credono che i guariti non possono avere la Certificazione verde e molti altri non la stanno ricevendo per problemi di comunicazione tra il sistema informatico del medico di base e quello regionale e tra il sistema regionale e quello nazionale». Uno dei problemi, chiarisce il sottosegretario Costa, è che «molti cittadini che hanno contratto Covid-19 e che facevano una dose di vaccino, avevano poi difficoltà ad ottenere il Green pass, perchè in alcune regioni la dose era somministrata magari dopo i sei mesi previsti. Quindi, la piattaforma del sistema non riconosceva l’unica dose come ciclo completo ma classificava in automatico quella vaccinazione come incompleta». Questo, ha affermato Costa, «è un problema che riguarda già qualche migliaia di cittadini e ora lo risolveremo».

Lasciapassare a ostacoli

In realtà precisa Signorelli, «si stanno registrando disguidi sul rilascio del Certificato verde anche per chi ha fatto le dosi vaccinali regolarmente, sia tra i guariti sia tra chi il Covid non lo ha avuto. Questo problema c’è in diverse regioni da Nord a Sud e bisognerà rimediare, perché se il Green pass diventerà obbligatorio per alcune attività, a queste persone sarà ingiustamente precluso l’ingresso in diversi contesti». Si tratta di un problema informatico, prosegue, «ma vi potrebbero essere anche errori di inserimento dei dati. Qualora non si debba fare la seconda dose - spiega Signorelli - va comunicato a chi vaccina e va inserito nel sistema al momento della somministrazione». E a complicare le cose si aggiunge il fatto che «alcune regioni hanno previsto disposizioni che vanno oltre quelle ministeriali e prevedono una doppia dose per i guariti anche se effettuata tra i 3 e i 6 mesi. Questo - conclude Signorelli - ha aumentato la confusione».

Il nodo della scadenza della copertura vaccinale per il personale sanitario

Ma dal fronte degli ospedali arriva una forte preoccupazione: i sanitari sono stati tra i primi ad essere sottoposti al vaccino e proprio a loro scadrà quanto prima la copertura, dunque saranno i più esposti al rischio contagi. «In effetti siamo davanti a un problema di carattere burocratico e a una questione di natura strettamente sanitaria - spiega il professore Antonio Cascio, direttore dell’unità di malattie infettive del Policlinico di Palermo -. Perché il green pass ha una scadenza precisa e quindi se scade viene in qualche modo impedita la libertà di movimento delle persone. Ma inoltre - conclude Cascio - si pone il problema della possibilità che gli operatori sanitari, certamente molto più esposti a rischi di contagio, possano in qualche modo infettarsi quando la copertura vaccinale sarà più debole».

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