Dopo il golpe

Mali, presidente e premier deposti. Nuove elezioni nel 2022

Bah N’Daw e Moctar Ouane erano stati sequestrati nella sera del 24 maggio dai militari, a poche ore da un rimpasto di governo

di Alb.Ma.

Il presidente maliano Bah Ndaw (Afp)

3' di lettura

Il presidente ad interim Bah N'Daw e il primo ministro del Mali Moctar Ouane sono stati deposti dopo il sequestro subìto ieri sera. Lo ha dichiarato il vice presidente del Mali Assimi Goita alla radio Ortm, spiegando che si svolgeranno nuove elezioni nel 2022. N'Daw e Ouane sono detenuti in un centro militare a Kati, circa 15 chilometri a nord ovest della capitale Bamako.

È la prima comunicazione ufficiale che arriva da fonti governativa dopo che il Paese è piombato sull’orlo di un colpo di Stato per la seconda volta in meno di un anno. Nella serata del 24 maggio, il presidente Bah N’Daw e il primo ministro Moctar Ouane sono stati prelevati e condotti forzatamente dai soldati maliani in una base militare. Il blitz arriva in risposta a un rimpasto di governo che ha escluso due figure vicine alla vecchia giunta golpista, il ministro della Sicurezza Interna Modibo Kone e il ministro della Difesa Sadio Camera. Dopo il colpo di Stato dell’agosto di meno di un anno fa, culminato nelle dimissioni del presidente Ibrahim Boubacar Keïta e del primo ministro Boubou Cissé, i militari avevano accettato di cedere il potere a un governo civile di transizione guidato da N’Daw e Ouane. L’obiettivo della giunta è di traghettare il paese a elezioni democratiche nel febbraio 2022, con la tappa intermedia di un referendum costituzionale il 31 ottobre dell’anno in corso. Ora il percorso sembra, come minimo, a rischio.

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Il trasferimento nella base di Kati

N’Daw e Ouane sarebbero stati portati in serata Kati, il cuore dell'apparato militare maliano, dove già lo scorso 18 agosto 2020 il presidente eletto Ibrahim Boubacar Keïta era stato trasferito dai colonnelli golpisti per comunicare le sue dimissioni. Poco prima di essere prelevato dai militari, il premier Ouane aveva dichiarato all'agenzia Afp che gli uomini del colonnello Assimi Goita, attuale vicepresidente, lo avevano trasportato a casa del presidente Ban Ndaw. Le intenzioni dei militari non sono ancora note, perché non è stata rilasciata alcuna dichiarazione formale sul sequestro.

La condanna della comunità internazionale

L'Onu, le principali organizzazioni africane, l'Unione Europea, gli Stati Uniti e il Regno Unito hanno condannato il “tentato colpo di stato” in corso in Mali e respinto in anticipo ogni fatto compiuto, comprese le possibili dimissioni forzate del presidente Bah Ndaw e del primo ministro Moctar Ouane portati forzatamente in una base militare vicino a Bamako, a Kati. In una dichiarazione congiunta, la missione delle Nazioni Unite in Mali (Minusma), la Comunità degli Stati dell'Africa occidentale (Ecowas), l'Unione africana, la Francia, gli Stati Uniti, il Regno Unito, la Germania e l'Unione europea chiedono l'immediata e incondizionata liberazione «del presidente e del premier di transizione arrestati in giornata con alcuni loro collaboratori». Il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, chiede «il ritorno alla transizione, che deve essere civile: quello che è successo è grave e serio. Siamo pronti ad adottare le misure necessarie».

Il Mali, crocevia di terrorismo e tensioni nel cuore del Sahel

Il Mali, poco meno di 20 milioni di abitanti, è uno snodo decisivo nel Sahel occidentale. Il Paese è vittima da anni di un’insorgenza di cellule jihadistiche che sfruttano il malcontento della popolazione per reclutare adepti e perpetrare attacchi, soprattutto nelle zone di confine con Burkina Faso e Niger. Le Nazioni unite stanno cercando da anni di intervenire nell’area, con una missione di peacekeeping che dispiega 15mila militari nella regione. Uno sforzo che si somma all’operazione Takuba, la task force europea lanciata con la regia della Francia e integrata nella missione Barkhane per la formazione delle forze militari maliane. I risultati non sono dei più brillanti. Secondo dati della Armed Conflict Location and Event Data Project, un’organizzazione non governativa che si occupa di raccolta dati sui conflitti, nel Paese si sono registrate oltre 2mila vittime di violenze solo fra il 21 maggio 2020 e il 21 maggio 2021. L’Italia dovrebbe inaugurare un’ambasciata proprio a Bamako, dove è andato in visita a inizio aprile il ministro degli Esteri Luigi Di Maio.

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