le tensioni nel movimento

Nuova fronda M5S: alla Camera in 19 contro il decreto sicurezza. Salvini: «Va approvato in fretta»

di Manuela Perrone

(ANSA)

3' di lettura

È ancora fresco (e aperto davanti ai probiviri) il caso dei senatori M5S contrari al decreto sicurezza e poi al condono edilizio a Ischia contenuto nel decreto Genova che già si apre una nuova falla nella nave del Movimento alla Camera. Come riporta l’Adnkronos, 19 deputati pentastellati hanno inviato una lettera al capogruppo a Montecitorio Francesco D’Uva per chiedere modifiche al testo del Dl Salvini licenziato dal Senato lo scorso 7 novembre e l’apertura di «un tavolo di discussione». Reagisce il vicepremier leghista Matteo Salvini: «Il decreto sicurezza deve essere approvato, e in fretta, per il bene degli italiani. La lotta all’immigrazione clandestina e alla mafia non possono più aspettare». Luigi Di Maio gli fa eco: «L’obiettivo è portare a casa il decreto. La maggioranza si è impegnata. Adesso si va avanti».

Le tensioni al Senato
A Palazzo Madama il comandante Gregorio De Falco, Paola Nugnes ed Elena Fattori non avevano partecipato al voto di fiducia, dopo che si erano visti respingere i propri emendamenti. Sulla stessa lunghezza d’onda anche Matteo Mantero e Virginia La Mura. Tutti e cinque erano stati deferiti ai probiviri, ma sostengono di non aver ancora ricevuto alcuna comunicazione e alcuna richiesta di inviare le proprie controdeduzioni. Il presidente dei senatori M5S, Stefano Patuanelli, aveva definito il loro comportamento «particolarmente grave».

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Alla Camera “frana” più ampia
Ciò che allarma i vertici del Movimento è l’ampiezza della fronda a Montecitorio. I deputati che hanno firmato la lettera sono 19, tutti alla prima legislatura: Valentina Barzotti, Raffaele Bruno, Santi Cappellani, Giuseppe D’Ippolito, Paola Deiana, Carmen Di Lauro, Yana Chiara Ehm, Antonio Federico, Veronica Giannone, Concetta Giordano, Luigi Iovino, Riccardo Ricciardi, Doriana Sarli, Elisa Siragusa, Gilda Sportiello, Simona Suriano, Guia Termini, Roberto Traversi, Gloria Vizzini. Tra loro, quattro sono napoletani: la veterinaria Sarli, che aveva incassato un boom di preferenze nel suo collegio al Vomero, Iovine (il più giovane eletto M5S, classe 1993), Giordano e Sportiello. Nuovi dissidenti, in sintesi, che aprono il fuoco adesso che il decreto, fortemente voluto dal ministro dell’Interno Matteo Salvini, è in fase di audizioni in commissione Affari costituzionali. E con nessuna chance di poter essere ritoccato: l’intenzione del Governo è quella di blindarlo per l’approvazione definitiva in Aula, dove è calendarizzato per il 22 novembre. Una grana aggiuntiva che potrebbe convincere i vertici del Movimento ad accelerare le sanzioni nei confronti dei senatori, per arginare l’onda.

Il j’accuse: «Carenza di discussione interna»
I 19 deputati denunciano come il decreto non trovi «in molte sue parti presenza nel Contratto di Governo» e come sia addirittura «in parte, in contraddizione col programma elettorale del MoVimento 5 Stelle». Lamentano la «carenza di discussione interna» e allegano alla lettera otto emendamenti da depositare in commissione, volti a migliorare «sostanzialmente alcune parti davvero critiche, sempre ovviamente nel rispetto del contratto di governo, della Costituzione e dei principi del MoVimento 5 Stelle». Poi riconoscono che non sia questo il metodo «canonico» di condivisione interna: «La firma su un emendamento dovrebbe essere il passo conclusivo di un percorso: tale percorso però non c'è mai stato e la responsabilità non è certo dei singoli deputati e deputate. Quindi non rimane altra strada, al momento, di procedere in questa maniera». Per Di Maio i parlamentari hanno voluto fare «azione di testimonianza», ma l’orientamento della maggioranza «è chiaro»: «Mi aspetto lealtà al governo che va avanti finché è autonomo».

Il capogruppo: «Decreto già migliorato»
La replica di D’Uva è arrivata nel pomeriggio. Il capogruppo minimizza: «È prassi consolidata tra noi portavoce confrontarsi quotidianamente sui temi e sui lavori parlamentari. Considerato il mio ruolo, non è la prima né sarà l’ultima richiesta che mi può arrivare dal gruppo parlamentare». Ma poi lascia intravedere pochi margini di intervento: «Il dl sicurezza è già stato migliorato al Senato e presto verrà approvato anche alla Camera. Chiaro che, come avviene per tutti i provvedimenti possono essere sempre migliorati, ma mi limito tra l’altro a ricordare che questo decreto finalmente ci permetterà di smantellare il business illegale sulla pelle dei migranti, attraverso l’obbligo di trasparenza nella rendicontazione per le cooperative che gestiscono l'accoglienza. Cioè una battaglia storica del MoVimento».



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