il progetto in bilico

Nuova impasse sullo stadio della Roma. Tensione Zingaretti-Raggi

di Manuela Perrone

(ANSA)

3' di lettura

Tra burocrazia e pasticci amministrativi, lo stadio della Roma si è di nuovo incagliato. Nonostante l’accordo del 24 febbraio scorso tra la giunta di Virginia Raggi, la As Roma e la Eurnova del costruttore Luca Parnasi, la conferenza dei servizi che si sarebbe dovuta chiudere oggi non ha accordato la richiesta di proroga dei lavori «di almeno 30 giorni» inoltrata mercoledì scorso dai proponenti e avallata ieri da Raggi con una lettera al governatore dem del Lazio Nicola Zingaretti. In compenso, ha rinviato al 5 aprile la decisione finale: entro quella data si potranno presentare le integrazioni e i nuovi pareri, legati alle novità progettuali concordate, che saranno analizzate e valutate.

È scontro politico. Raggi: «Regione strumentalizza»
Ma intanto divampa lo scontro politico, con la sindaca che in serata ha attaccato: «Spiace che in Regione qualcuno cerchi di strumentalizzare questa vicenda che abbiamo sbloccato dopo sei anni di immobilismo. Nuovamente si cerca di fermare il cambiamento e creare confusione con vecchi trucchi, privando così la città e i cittadini di una opportunità di crescita e sviluppo eco-sostenibile». La Regione, per tutta risposta, ha pubblicato online il verbale della conferenza, con «le azioni poste in essere dai rappresentanti» del Comune.

«Impossibile per legge ulteriore proroga»
Se infatti il primo motivo del no all’ulteriore proroga è giuridico («Già a febbraio era stata data una sospensiva richiesta da Roma Capitale e la legge ne prevede una sola per un massimo di 30 giorni»), ha spiegato l’assessore regionale alle Politiche del territorio, Michele Civita, c’è anche un errore amministrativo, secondo quanto si evince dalle parole dello stesso Zingaretti: «Gli uffici non hanno potuto che prendere atto dell’orientamento esplicitato in sede di Conferenza dal rappresentante unico di Roma Capitale, come del resto da quello della Città Metropolitana, che non hanno fatto propria la richiesta di sospensiva e confermato invece come definitivo il parere negativo di Roma Capitale sul progetto. Orientamento in pieno contrasto con la comunicazione ricevuta ieri da parte del sindaco di Roma».

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Manca atto della giunta, comune costretto a parere negativo
Il nodo è stato questo: il rappresentante unico del Campidoglio, Annamaria Graziano, in conferenza ha di fatto sconfessato la missiva della sindaca sostenendo che, non trattandosi di un atto amministrativo, non poteva essere presa in considerazione. Quindi formalmente il Comune è stato costretto a confermare il parere negativo sul vecchio progetto. Quello del Pd, ha tenuto a ricordare Raggi, «per intenderci quello con oltre un milione di metri cubi di cemento». Al no del Comune si sono aggiunti la pronuncia «non favorevole» di valutazione di impatto ambientale arrivata dalla Regione (sempre sul progetto originale), in virtù del vincolo del Mibact e dell’assenza della variante urbanistica, e il parere dello Stato, favorevole con prescrizioni.

Impasse sanabile entro il 30 marzo
L’anello mancante, in sostanza, è stato un atto formale della giunta che avrebbe dovuto recepire l’intesa tra Comune e proponenti e dare il “la” a società e costruttore per presentare il nuovo progetto. In assenza del provvedimento, la riunione di oggi è stata un buco nell’acqua. E adesso? Non tutto è perduto. Civita ha sottolineato che «durante la conferenza dei servizi la Regione Lazio ha chiesto al Comune di Roma di definire entro il 30 marzo il procedimento avviato di verifica e ridefinizione del progetto presentato per la dichiarazione dell’interesse pubblico. Questa procedura è stata avviata dal 27 febbraio e ha la durata, così il Comune ha scritto, di 30 giorni. Quindi si concluderà a fine marzo. Noi auspichiamo di avere una parola chiara su questa procedura sul progetto definitivo».

I prossimi passi. Ferrara (M5S): «I tempi ci sono ancora»
L’amministrazione deve dunque correre di gran lena per varare l’atto e rimettere in moto la macchina. I proponenti dovranno presentare subito dopo il progetto rivisto (l’investimento dei privati scende da 1,7 miliardi a poco meno di un miliardo, a causa del taglio del 50% delle cubature complessive legato all'addio alle tre torri di Libeskind) e intanto il Comune dovrà lavorare alla delibera “di novazione” di quella di pubblica utilità approvata dall’ex sindaco Ignazio Marino nel 2014. Facendo chiarezza, dunque, sulle opere pubbliche “compensative” che resteranno a carico dei proponenti. Il vero busillis che incrina ogni sicurezza sull’esito finale della conferenza. E dunque sul progetto. Anche se il capogruppo M5S in assemblea capitolina, Paolo Ferrara, ha provato a rassicurare: «Il no alla proroga non dovrebbe mettere a rischio il nuovo progetto. Credo che anche la regione e tutti gli attori in campo possano considerare che vale la pena andare avanti. Mi sembra che ci sono ancora tutti i tempi».

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