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Nuova mappa della Ricerca: una dozzina i poli strategici

La strategia disegnata prevede l’istituzione nel Mezzogiorno di otto «Ecosistemi dell’Innovazione» e di quattro Reti Tematiche di cui una, Agritech, già localizzata a Napoli

di Vera Viola

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 Nel programma proposto dal Miur sia la ricerca di base che l’innovazione vedono sempre laboratori e imprese in stretta sinergia e collaborazione

La strategia disegnata prevede l’istituzione nel Mezzogiorno di otto «Ecosistemi dell’Innovazione» e di quattro Reti Tematiche di cui una, Agritech, già localizzata a Napoli


3' di lettura

Una dote, tutta per il Sud, di 600 milioni destinati alla creazione degli “ecosistemi di innovazione”, oltre a una quota significativa (ma non definita) della cifra di 1,3 miliardi da investire in tutta Italia con lo stesso obiettivo. Oltre, ancora, a una fetta della dote da 1,6 miliardi per le reti tematiche nazionali. Dei 3,5 miliardi aggiuntivi che il Recovery Plan destina alle nuove infrastrutture per la ricerca e l’innovazione, al Mezzogiorno potrebbe arrivare almeno il 50%.
Queste le risorse ma sono ancora pochi i programmi definiti e ufficializzati. Di certo, nelle regioni meridionali saranno istituiti almeno otto “Ecosistemi dell’innovazione”; ci saranno tre o quattro “Reti Tematiche”. A Napoli, in particolare, la Rete denominata “ Agritech”.
Intanto, sono una decina circa le proposte di poli di innovazione digitale all’esame di Bruxelles partite dal Sud (si veda l’articolo in basso).
L’Unione europea promuove gli investimenti in tecnologie, infrastrutture e processi digitali degli Stati membri, per accrescere la competitività europea su scala globale e per favorire la diversificazione e la resilienza delle catene del valore europee. All’Italia impone di recuperare il profondo divario digitale nelle infrastrutture e nella cultura che la relega al quartultimo posto in Ue nell’indice Desi (Indice di digitalizzazione dell’economia e della società), e all’ultimo posto sulle competenze digitali.
L’Italia, da parte sua, ha risposto con un piano di innovazione e ricerca, per buona parte condensato nella Missione 4 e in parte nella Missione 5 del Recovery Plan approvato dal consiglio dei ministri il 12 gennaio e in corsa per l’approvazione definitiva.
La Missione 4 (“Istruzione e ricerca”), alla “seconda componente (“Dalla ricerca all’impresa”), punta a rafforzare sia la ricerca di base, sia quella applicata e il trasferimento tecnologico. E lo fa puntando sulla leva degli investimenti in R&S. Una prima direttrice di intervento è rivolta al potenziamento della filiera di R&S attraverso grandi infrastrutture di ricerca, al potenziamento dei programmi di ricerca curiosity driven (in particolare per i giovani seguendo lo schema dei fondi europei ERC), ai partenariati allargati per lo sviluppo di progetti di ricerca.
Una seconda direttrice si focalizza sul potenziamento dei meccanismi di trasferimento tecnologico, incoraggiando – con partnership ed investimenti pubblici e privati – l’innovazione attraverso l’uso dei risultati della ricerca da parte del tessuto produttivo.
Più precisamente, insomma, la strategia poggia su due pilastri. I cosidetti “Ecosistemi della innovazione”, saranno (presumibilmente circa 20 in Italia e 8 al Sud compreso Abruzzo e Molise) finalizzati a promuovere la ricerca di base, il trasferimento dell’innovazione e la formazione. Sono destinatari di finanziamenti per 1,3 miliardi per tutta Italia e di una quota riservata esclusivamente al Sud di 600 milioni. Con essi si vuole replicare le esperienze positive di Napoli-San Giovannia Teduccio, di Bologna con il Polo Tecnologico e di Milano. Esperienze che, mettendo insieme l’eccellenza scientifica e declinando i progetti in funzione della vocazione produttiva, sono riuscite a dare propulsione all’ innovazione. Dell’esperienza napoletana si vuole replicare in particolare la creazione di un hub in cui siano presenti università, centri di ricerca, laboratori, imprese e, fiore all’occhiello, le academy. Dal modello del Polo tecnologico di Bologna si vuole importare la presenza di grandi strutture come la centrale di supercalcolo.
Secondo pilastro della strategia ideata dal ministero guidato da Gaetano Manfredi è rappresentato dalle “Reti tematiche nazionali”, con una dote di 1,6 miliardi miliardi in tutto il Paese. Queste, più orientate al trasferimento di tecnologie e di innovazione, connetteranno, su temi strategici, le infrastrutture di ricerca, gli incubatori di startup, le imprese. Le reti avranno un nucleo centrale a cui faranno riferimento le preesistenze scientifiche dei territori. Ne sono previste per ora sette in Italia e la metà nelle regioni del Mezzogiorno. “Agritech”, con un progetto più definito, avrà hub centrale a Napoli nell’area dismessa della ex Manifattura Tabacchi di Napoli est, resa disponibile da Cassa Depositi e Prestiti che ne è proprietaria e che partecipa all'iniziativa anche nel ruolo di venture capitalist.
Infine, un terzo architrave è costituito dai “Poli di innovazione digitale”, che nascono da una collaborazione tra Mise e Miur in risposta alla pianificazione strategica dell’Europa. Questi dovranno favorire la transizione digitale delle imprese e della pubblica amministrazione. In questo caso si tratta di un intervento che parte prima del Recovery Plan. Da tutti i Paesi europei sono state predisposte numerose proposte, dall’Italia 45, ma è stato richiesto un accorpamento tra soggetti proponenti poichè l’Italia dovrebbe riuscire a sottoporre all’esame di Bruxelles non più di una ventina di piani.

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