Coronavirus

Covid e quarantena, 5 domande e risposte: chi deve farla e perché

Cosa si rischia se si viola l’isolamento? Bisogna rispettare la quarantena se si è completamente vaccinati e si entra in contatto con un positivo? Le risposte agli interrogativi più diffusi

di Nicola Barone

(ANSA)

3' di lettura

Il rialzo dei casi (ri)porta al centro con sé le misure di limitazione del contagio previste dalle norme. Nel Regno Unito, per porre un limite ai disagi legati alle centinaia di migliaia di lavoratrici e lavoratori in isolamento per contatti con positivi, è stato permesso in via sperimentale a un limitato numero di addetti in settori essenziali, completamente vaccinati, di evitare l’isolamento usando in alternativa i test.

Si tratta del “programma pilota”, con circa venti enti e aziende coinvolte, che inizialmente Downing Street aveva fatto sapere sarebbe stato applicato anche a Boris Johnson e al cancelliere dello Scacchiere, dopo i contatti con il ministro della Salute ritrovatosi infetto. In Italia una possibile revisione delle regole vigenti è stata affrontata sinora solo a livello di dibattito tra epidemiologi ed esperti di salute pubblica, ma non sono escluse evoluzioni sul punto che lo stesso Comitato tecnico scientifico ha posto alla sua attenzione.

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Come si deve comportare un «contatto stretto» di caso confermato?

Secondo le indicazioni fornite del ministero della Salute, i contatti stretti di un caso confermato Covid devono allertare il proprio medico, che avviserà o fornirà tutte le indicazioni per contattare il Dipartimento di prevenzione della Asl o Ats competente per territorio che disporrà la quarantena e la sorveglianza. In linea generale, possono rientrare in comunità dopo un periodo di quarantena di almeno 10 giorni dall'ultima esposizione al caso, al termine del quale risulti eseguito un test antigenico o molecolare con risultato negativo. Al termine del periodo di quarantena la persona potrà rientrare al lavoro e il periodo di assenza potrà essere coperto dal certificato medico.

Quarantena, sorveglianza attiva e isolamento. Quali sono le differenze?

Quarantena e isolamento sono misure di salute pubblica attuate per evitare l'insorgenza di ulteriori casi secondari dovuti a trasmissione di SARS-CoV-2 e per evitare di sovraccaricare il sistema ospedaliero. La quarantena si attua ad una persona sana (contatto stretto) che è stata esposta ad un caso Covid, con l'obiettivo di monitorare i sintomi e assicurare l'identificazione precoce dei casi. L'isolamento consiste nel separare quanto più possibile le persone affette da Covid da quelle sane al fine di prevenire la diffusione dell'infezione, durante il periodo di trasmissibilità. La sorveglianza attiva è una misura durante la quale l’operatore di sanità pubblica provvede a contattare quotidianamente, per avere notizie sulle condizioni di salute, la persona in sorveglianza.

Per chi è positivo quanto dura il periodo di isolamento?

Con la circolare ministeriale della Salute del 21 maggio 2021 sono stati aggiornati i criteri per porre fine all’isolamento dei casi confermati. Le persone asintomatiche risultate positive alla ricerca di SARS-CoV-2 possono rientrare in comunità dopo un periodo di isolamento di almeno 10 giorni dalla comparsa della positività (di cui, se sintomatiche, almeno gli ultimi 3 giorni senza sintomi), al termine del quale risulti eseguito un test antigenico o molecolare con risultato negativo. Le persone che continuano a risultare positive al test molecolare o antigenico per SARS-CoV-2, in caso di assenza di sintomatologia da almeno 7 giorni (fatta eccezione per ageusia/disgeusia e anosmia), potranno interrompere l'isolamento al termine del 21° giorno. I casi positivi a lungo termine di varianti Voc (variants of concern, considerate più pericolose) diverse da Voc 202012/01 (Alpha) potranno interrompere l'isolamento solo dopo l'avvenuta negativizzazione al test molecolare. La fine del periodo di isolamento/quarantena potrà essere certificata, a seconda dell'organizzazione adottata dalle singole Regioni, dal medico del Dipartimento di prevenzione o Servizio di igiene pubblica (Sisp) della Asl competente per territorio, dal medico di medicina generale o pediatra di libera scelta.

A cosa si va incontro violando le regole previste?

Se si esce di casa essendo positivi al Covid potrebbe far scattare il reato di epidemia colposa che prevede una pena da sei mesi a tre anni. Negli altri casi, chi non rispetta la quarantena rischia la reclusione da 3 a 18 mesi, oltre a un’ammenda da 500 a 5.000 euro. La violazione dell’isolamento fiduciario, in caso di attesa del tampone o di contatto ritenuto a rischio anche tramite l’alert dell’App Immuni, rientrerebbe invece nelle sanzioni amministrative e non penali.

Per i vaccinati dura meno la quarantena?

Chi ha completato la vaccinazione è comunque possibile veicolo di contagio, se entrato in contatto con un positivo, ma è in corso il dibattito anche da noi sull’obbligo della quarantena come sinora. Potrebbe essere infatti sufficiente un tampone. Per Massimo Ciccozzi, direttore dell’Unità di statistica Medica ed Epidemiologica del Campus Biomedico di Roma, il rischio di contagio esiste. «Uno studio israeliano ha dimostrato che con due dosi di Pfizer, nel 36% dei casi ci si può infettare. Si tratta anche in questo caso di una decisione politica, perché alcuni Stati prediligono la quarantena al tampone. Scientificamente, dico che con la doppia dose, basta un tampone molecolare a quattro giorni dal contatto e, se negativo, eviterei la quarantena». In base a quanto deciso in cabina di regia la quarantena, in caso di contatto diretto con una persona affetta da Covid, sarà ridotta per chi è in possesso di green pass, ma non è stato ancora deciso di quanto verrà accorciata.

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