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Nuova Pac, ecco come cambiano gli equilibri distributivi con la transizione green

Esperti a confronto sulle novità dopo la presentazione del piano italiano nell’incontro organizzato da Nomisma con Philip Morris Italia e Food Trend Foundation

di Giorgio dell'Orefice

Aggiornato il 22 gennaio alle ore 12.20

(Image'in - stock.adobe.com)

5' di lettura

Un legame ancora meno stretto con la produzione e un sempre maggiore ruolo ambientale e di fornitore di servizi. Una più equa distribuzione delle risorse tra gli agricoltori limando le differenze rispetto al passato e un'ampia flessibilità per calare le misure sulle esigenze delle diverse agricolture europee.

Questo il quadro emerso questa mattina nel corso dell'evento “La nuova Pac e i possibili impatti sull'agricoltura italiana” organizzato da Nomisma in collaborazione con Philip Morris Italia e di Food Trend Foundation.

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«La nuova Pac – ha spiegato in apertura dell'incontro il responsabile scientifico di Nomisma, Paolo De Castro – grazie alla sua rilevante dotazione finanziaria garantisce una prospettiva di medio periodo per l'agricoltura italiana ed europea. In un momento di profonda incertezza e drastici cambiamenti – dalla pandemia, alla forte spinta inflazionistica delle materie prime - gli agricoltori potranno contare su aiuti diretti e risorse per realizzare gli investimenti necessari lungo un percorso di transizione ecologica e digitale e garantire una offerta di cibo salubre e di qualità».

L'Italia con qualche giorno di anticipo rispetto alle scadenze (il 31 dicembre scorso) ha presentato a Bruxelles il proprio Piano Strategico Nazionale il documento col quale ogni singolo paese ha esercitato le proprie opzioni nell'ambito del ventaglio di flessibilità consentite da Bruxelles per adattare la Pac alla propria realtà produttiva. Con il Piano l'Italia ha definito il nuovo sistema dei pagamenti diretti per il 2023-2027, oltre a perfezionare la griglia di interventi dello Sviluppo Rurale.

«L'Italia – ha spiegato la senior project manager di Nomisma, Ersilia Di Tullio - ha deciso di mantenere il sistema dei titoli, destinando annualmente al Sostegno di base 1,678 miliardi di euro. Sul fronte della redistribuzione del valore dei titoli l'Italia ha scelto di fissare un tetto massimo In 2mila euro a ettaro a partire dal 2023. Nel percorso di convergenza verso i valori medi al 2026 a ogni agricoltore dovrà essere garantito un valore pari ad almeno l'85% del valore medio nazionale (167,19 euro)».

«In questo processo redistributivo – ha aggiunto il docente dell'Università di Bologna, Felice Adinolfi – nel quale si calcola che circa 4 milioni di titoli dovranno essere innalzati e circa 700mila più ricchi invece saranno ridimensionati è stato definito, per evitare che alcuni possano subire nel processo di convergenza perdite percentualmente maggiori di altri, uno “stop loss”, ovvero non si potrà perdere più del 30% del valore passato dei titoli».Nell'ambito di queste regole generali l'Italia ha poi adottato alcune misure per mitigare e rendere meno impattante l'effetto redistributivo.

«Ad esempio – ha aggiunto Adinolfi - mantenendo un aiuto accoppiato con una dotazione di 454 milioni l'anno a favore di cereali (grano duro e riso), pomodoro da industria e barbabietola da zucchero, oleaginose e leguminose (esclusa la soia), gli agrumi e l'olivo e la zootecnia. Prosegue l'attenzione ai giovani agricoltori, con un intervento sinergico di interventi fra I e II pilastro, e la novità della gestione del rischio e in particolare dei rischi catastrofali (la cui intensità è aumentata insieme ai cambiamenti climatici). A questo proposito sarà costituito un fondo alimentato il 3% delle risorse dei pagamenti diretti. Una misura che va vista nell'ottica di un rafforzamento della sostenibilità economica delle imprese agricole».

«Innanzitutto – ha spiegato il docente dell'Università di Perugia nonché presidente di Ismea, Angelo Frascarelli – mentre oggi sul piano dei pagamenti diretti gli agricoltori sono certi di beneficiare del pagamento di base e del pagamento greening, pari complessivamente all’85% del plafond mentre dal 2023 avranno il solo pagamento di base pari al 48% del plafond. Quindi diventa fondamentale accedere agli eco-schemi, ma non tutti i settori lo potranno fare. I settori zootecnico, olivicolo, viticolo e frutticolo, tramite l’accesso agli eco-schemi e al sostegno accoppiato, riusciranno a mantenere i livelli di sostegno attuale. Invece, alcuni comparti avranno una forte riduzione del sostegno. Tra questi, cereali a paglia, mais, tabacco, pomodoro da industria, ortive».

Il presidente di Ismea ha inoltre tratteggiato alcune simulazioni degli effetti della Pac sull'agricoltura italiana. «Un'impresa che produce vino con 30 ettari di superfici – ha detto Frascarelli – di certo vedrà aumentare il proprio sostegno. Oggi ha un titolo medio di 118 ettari che con il greening sale a 180. La media dei titoli italiani è di 300. Un'azienda di foraggi e seminativi con 45 ettari oggi prende 300 euro e domani lo stesso. Il sostegno di base rimane invariato o si riduce un po'. Se avesse 50 ettari perderebbe il contributo redistributivo, ma potrebbe in compenso accedere agli ecoschemi. Uno dei settori più colpiti sarà la zootecnia che fino a oggi aveva 800 euro di titoli che con il greening potevano arrivare a 1.300. La zootecnia da latte può però compensare gli effetti accedendo agli ecoschemi ma probabilmente passerà da una media a ettaro di 1.300 a una di 800. Tra i più penalizzati i produttori di mais con una superficie di 200 ettari. Finora avevano un titolo di 250 euro che con il greening saliva a 380. Senza redistributivo e senza ecoschemi passeranno a 170 euro. Va detto che stiamo parlando di pagamenti diretti. Poi c'è il capitolo dello sviluppo rurale nel quale pure potrebbero essere individuate delle compensazioni per quei produttori che subiscono le perdite maggiori».

Sia in chiave Pac che soprattutto nell'ottica dello sviluppo dell'agroalimentare italiano un ruolo chiave sarà affidato ai contratti di filiera. «Gli accordi di filiera sono citati 14 volte come strumenti fondamentali nel Piano strategico nazionale – ha commentato il capo servizio tecnico gabinetto di presidenza e segreteria generale Coldiretti, Alessandro Apolito – e finora non erano mai entrati come protagonisti delle scelte di Politica agricola. Un effetto di allineamento delle scelte alla realtà. Coldiretti e Philip Morris hanno scommesso anni fa sul contratto di filiera nel tabacco perché siamo convinti che garantiscano uno sviluppo equilibrato anche in condizioni critiche come le attuali con l'esplosione dei costi di energia e materie prime».

«Philip Morris Italia – ha aggiunto l'head of leaf Ue Philip Morris Italia, Cesare Trippella – porterà avantiil percorso di collaborazione avviato nel 2010, con le istituzioni e con Coldiretti, per sottoscrivere impegni pluriennali e accordi di filiera in linea con quanto fatto nell’ultimo decennio. Un impegnofinalizzato a garantire una visione di medio e lungo termine e al contempo investire nella transizione eco-energetica e digitale, supportando quindi la sostenibilità ecologica, economica e sociale peruna filiera ottimizzata ed efficiente».

«Il settore primario – ha concluso il sottosegretario alle Politiche agricole, Gian Marco Centinaio – gioca un ruolo fondamentale nell’economia del nostro paese, può contare in questo momento su importanti risorse e su una maggiore flessibilità a disposizione degli Stati membri. Il Piano strategico nazionale affronta le sfide presenti e future che attendono il comparto. L’obiettivo è arrivare al 2027 con una sempre maggiore sicurezza e qualità alimentare, una più efficiente valorizzazione delle risorse naturali e un riequilibrio del valore, rafforzando la competitività delle nostre filiere».


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