tessile

Nuova sede green (con ricarica per auto e moto) per Marini Industrie a Prato

di Silvia Pieraccini


3' di lettura

Il vento è cambiato per tutti. Ormai non sono più solo i grandi marchi del lusso a costruire stabilimenti attenti all'ambiente e alle condizioni di lavoro. Anche il segmento “a monte” dell'industria italiana della moda s'inchina alla sostenibilità, alla funzionalità e – perché no – alla bellezza.

L'esempio arriva dal distretto tessile di Prato, dove il lanificio Marini Industrie - storico produttore di tessuti per abbigliamento per brand come Hermès, Lanvin, Balenciaga, Theory, Max Mara, Armani - ha appena inaugurato uno stabilimento di ottomila metri quadrati che innova il concetto stesso di fabbrica.

Uffici che affacciano su un giardino pensile ricco di piante, fiori e cascata d'acqua; impianto fotovoltaico che copre il 100% del fabbisogno energetico; centraline di ricarica per auto e moto nel parcheggio. E poi postazioni per il co-working destinate a giovani designer, grafici, architetti, webmaster (scelti con una call) che, in cambio dello spazio di lavoro, collaboreranno con l'azienda; opere site-specific affidate a giovani artisti; un archivio digitale che raccoglierà 50mila tessuti prodotti dal lanificio (nato nel 1945) dagli anni Sessanta a oggi, una piccola biblioteca della moda, uno show room luminoso e elegante. Nel distretto tessile di Prato una fabbrica così non si era mai vista.

Dopo quasi 75 anni, l'edificio costruito ex novo nella zona industriale di Montemurlo diventa la nuova “casa” aziendale di Riccardo e Roberto Marini, una delle eccellenze del distretto pratese che è passata indenne dalla lunga crisi 2008-2018 uscendone, anzi, rafforzata. Quest'anno il fatturato punta a raggiungere i 16 milioni, in crescita del 18% sul 2018 (chiuso a 13,5 milioni con un ebitda di 250mila euro). L'export pesa per l'85%, con Usa, Giappone, Corea e Francia come principali Paesi di sbocco.

La famiglia Marini ha investito più di 7 milioni di euro nella costruzione del nuovo stabilimento, e non è finita. «Nel piano di sviluppo dei prossimi tre anni abbiamo previsto un ampliamento di 4.500 mq per impiantare una tessitura e una orditura di servizio in cui lavorerà una quindicina di persone - spiega il presidente Riccardo Marini -. Noi vendiamo tessuti ma soprattutto creatività e servizi e dobbiamo investire su questo: avere lavorazioni interne ci permetterà di essere più efficienti».

Nella fabbrica per adesso lavoreranno 36 persone, impegnate nella progettazione di tessuti per abbigliamento femminile (il core business) e maschile, amministrazione, commerciale, logistica. La produzione è realizzata da terzisti, attraverso un indotto di 250 persone. «Il mondo del tessile sta cambiando in modo radicale - spiega Riccardo Marini - e oggi non ci si può limitare a fare un bel tessuto: oltre all'estetica si deve guardare al valore intrinseco, all'uso di prodotti chimici, al risparmio di acqua, a tutti gli aspetti ambientali che sono diventati fondamentali. Chi non è aggiornato e non può soddisfare gli standard richiesti dai clienti è fuori gioco».

Per questo con la nuova fabbrica Marini Industrie ha guardato “oltre” il prodotto: «La sede aziendale dovrà diventare uno strumento di marketing - spiega Francesco Marini, 41 anni, figlio di Riccardo, impegnato nell'azienda di famiglia insieme con la sorella Jessica, 44 anni - e l'obiettivo d'ora in poi sarà portare qui i clienti per far respirare il nostro heritage, la nostra storia, far consultare l'archivio digitale, toccare l'archivio fisico dei campionari, vedere lo show room».

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