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Nuova vita per le ceramiche Pozzi-Ginori: dal 2020 marchio unico Geberit

La multinazionale svizzera che ha acquisito l’azienda nel 2015 debutterà al Salone del Mobile di Milano con un marchio unico per tutte le società internazionali nel suo portafoglio. Obiettivo: aprirsi al mondo del progetto integrando competenze tecnologiche e di design

di Giovanna Mancini


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3' di lettura

Il banco di prova sarà il prossimo Salone del Mobile di Milano – all’interno della biennale dedicata al mondo del bagno – quando la multinazionale dei prodotti sanitari Geberit farà il suo debutto come marchio unitario, che in Italia comprende anche quello della storica azienda di Gaeta Pozzi-Ginori, acquisita e rilanciata dal gruppo svizzero nel 2015 dopo alterne fortune.

Un’operazione strategica per Geberit, che porta a compimento un lungo percorso di integrazione e semplificazione dei brand internazionali in portafoglio, nell’ottica di migliorare i processi produttivi, il servizio ai clienti e la logistica. Il progetto che ha guidato le operazioni condotte negli ultimi anni da Geberit – un gruppo con oltre 140 anni di storia e un fatturato di 3,1 miliardi di franchi svizzeri (circa 2,75 miliardi di euro) – è creare una realtà capace di coniugare l’innovazione tecnologica dell’impiantistica idraulica con l’estetica e la funzionalità che si incontrano nel design della ceramica per il bagno.

Queste due anime che danno vita alla holding – «Know-How Installed» e «Design Meets Functions» – sono la chiave espressiva del marchio unico e saranno il cuore della sua presentazione al prossimo Salone del Bagno.

Pozzi-Ginori: la storia dietro un marchio

Pozzi-Ginori: la storia dietro un marchio

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«È il culmine di un percorso intrapreso a livello di holding 5 anni fa –spiega Giorgio Castiglioni, dal 2008 direttore generale di Geberit Italia – che punta a rafforzare l’interlocuzione con il mondo degli architetti e del progetto, presentandoci come un gruppo internazionale capace di proporre un’offerta completa per il bagno, con prodotti e sistemi integrati dentro e fuori la parete». Il percorso, avviato 3 anni fa nelle aziende degli altri Paesi del gruppo, si è ora completato con l’Italia dove, dal 2020, sarà ritirato il marchio Pozzi-Ginori.

Una perdita per il made in Italy? Una sconfitta? «Al contrario – assicura Castiglioni –: questa operazione contribuirà a dare forza alla holding e dunque alle sue controllate. Certo, in Italia Pozzi-Ginori è un marchio molto noto e storico, ma anche Geberit in questi anni si è fatto strada e i suoi prodotti sono i più diffusi anche nei bagni italiani».

Senza contare, aggiunge Castiglioni, che la maggiore integrazione con un gruppo internazionale, che dà lavoro a 12mila persone in 26 stabilimenti nel mondo e cresce del 5,9% (dati 2018), è una garanzia in più per il futuro degli impianti italiani e dei loro dipendenti, ma anche della storia di competenze che racchiuono, che è parte della tradizione italiana.

La proprietà svizzera ha infatti investito nel rilancio e nel rafformzamento produttivo delle controllate italiane, con un programma di investimenti di 10 milioni di euro sulla fabbrica di Gaeta, dove lavorano 350 dipendenti, e di 40 milioni sull’impianto di Villadose (Rovigo). specializzato nella produzione di tubi di scarico.

Cambia il nome, dunque, ma non la specializzazione e la tradizione che hanno segnato la storia di questa azienda, nata nel 1868 come Pozzi e poi integratasi nel 1975 con l’altrettanto storica azienda della porcellana Richard Ginori. I due marchi si separeranno nuovamente alla metà degli anni 90, andando incontro a un destino complicato che, fortunatamente, ha visto il slvataggio di entrambe le aziende proprio da parte di due holding straniere: la francese Kering (attraverso la controllata Gucci) per Richard Ginori e gli svizzeri di Geberit (attraverso l’acquisizione del gruppo Sanitec che l’aveva comprata nel 1994) per Pozzi-Ginori.

Oggi la tradizione continua: Pozzi-Ginori resta uno dei marchi italiani pionieri nell’idea e nella capacità visionarie di trasformare il bagno in un ambiente non più soltanto funzionale e di servizio, ma anche esteticamente ricercato. Il luogo del benessere e del lusso, arredato con pezzi di design raffinato e insieme simbolo di artigianato artistico.

Riproduzione riservata ©
  • Giovanna ManciniRedattore ordinario

    Luogo: Milano

    Lingue parlate: Italiano, inglese, tedesco

    Argomenti: Industria del design e arredo, made in Italy, cronaca di Milano, consumi, industria del commercio, e-commerce

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