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Nuove chance per gli esperti salva-aziende

di Bianca Lucia Mazzei


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3' di lettura

Professionisti capaci di cogliere i primi segnali di crisi delle imprese e gestire le difficoltà. Manca un anno all’entrata in vigore della riforma della disciplina fallimentare prevista dal Codice della crisi (scatterà dal 15 agosto 2020) e l’obiettivo della continuità aziendale che la ispira (la stessa parola “fallimento” è stata archiviata) apre già oggi spazi di mercato per i giovani professionisti.

Innanzitutto “crea” nuovi posti. Obbliga infatti un’ampia platea di Srl (circa 80mila) a nominare, entro il prossimo 16 dicembre, l’organo di controllo cui spetterà l’attivazione delle nuove procedure di allerta.

Altre opportunità arriveranno poi con la nascita degli Ocri, gli organismi di composizione destinatari degli Sos e che dovranno tentare di risolvere le difficoltà in una sede extragiudiziale. Ma il Dlgs 14/2019 rivede anche il sistema di reclutamento di curatori e liquidatori, prevedendo la nascita di un albo nazionale.

«L’importanza data all’allerta - dice Daniele Virgillito, presidente dell’Ungdcec (Unione nazionale giovani commercialisti ed esperti contabili )- modifica anche il profilo del professionista cui sarà richiesto un approccio più manageriale e gestionale poiché dovrà comprendere se l’azienda non è in linea con gli indicatori che segnalano la crisi».

L’identikit

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Sulle nuove opportunità offerte da un mercato tradizionalmente di “competenza” dei commercialisti, puntano molto anche avvocati e consulenti del lavoro. «È il momento giusto per entrare in questo settore perché si sta voltando pagina e gli avvocati non devono trascurare questa chance», dice Carlo Orlando, componente del Consiglio nazionale forense, dove coordina la commissione sulle crisi d’impresa e sovraindebitamento.

«La vera opportunità risiederà nella gestione delle risorse umane - spiega Sergio Giorgini, vicepresidente del Consiglio nazionale dei consulenti del lavoro - perché la liquidazione diventa residuale e un cardine della riforma è la tutela del reddito dei dipendenti».

La carica di sindaci e revisori

Un mercato più ampio, ma anche competenze diverse. Revisori e sindaci rivestiranno infatti un ruolo cardine nelle nuove procedure di allerta introdotte dal Dlgs 14/2019 per anticipare l’emersione della crisi. Dovranno saper cogliere le difficoltà e segnalarle all’imprenditore. E, se quest’ultimo non si attiverà adeguatamente, dovranno rivolgersi all’Ocri.

A giugno, i parametri in base ai quali scatta l’obbligo di nomina dell’organo di controllo o del revisore sono stati innalzati. Una modifica che ha ridotto il numero delle Srl coinvolte (escludendo le più piccole): saranno comunque circa 80mila (con i vecchi parametri sarebbero state 180mila).

I componenti dell’Ocri

Presso ogni Camera di commercio dovrà essere costituito un Organismo di composizione della crisi d’impresa (Ocri) che avrà il compito di gestire la fase dell’allerta e individuare un percorso per uscire dalle difficoltà prima che diventino insanabili. Ne farà parte un collegio di esperti, nominato per ogni singolo caso, formato da tre membri che andranno scelti fra gli iscritti al nuovo Albo dei curatori.

Il nuovo Albo dei curatori

Novità anche nel campo dei soggetti che, una volta che la crisi è conclamata, vengono incaricati dall’autorità giudiziaria di gestire e controllare le procedure previste dal Codice. Dall’entrata in vigore (15 agosto 2020) curatori, liquidatori e commissari giudiziali dovranno essere “pescati” da un nuovo Albo nazionale che prevede due vie di accesso. Nella prima fase l’ingresso è riservato a chi è stato nominato in quattro procedure nei quattro anni precedenti il 16 marzo 2019. A regime, invece, potranno accedere commercialisti, avvocati e consulenti del lavoro (oggi esclusi da questi incarichi) iscritti ai rispettivi albi, studi professionali associati o società fra professionisti (purché i soci siano iscritti agli Albi delle categorie sopra citate) e chi ha svolto funzioni di amministrazione, direzione e controllo in società di capitali o società cooperative dando prova di adeguate capacità imprenditoriali. Necessario anche un percorso formativo con corsi di perfezionamento per almeno 200 ore e sei mesi di tirocinio.

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