Studenti e ricercatori

Nuove competenze per navigare la complessità di un mondo che cambia

di Simona Romani e Luca Giustiniano *

4' di lettura

Sono arrivato alla laurea, e ora? Questa è la domanda che si pongono ogni anno migliaia di giovani adulti. Tuttavia potrebbe essere troppo tardi. Anzi, lo è sicuramente. Ma poiché tra gli obblighi morali di un sistema educativo c’è anche quello di intravedere il futuro tra le tinte sfocate del presente, possiamo provare ad articolare una risposta, ora per allora.

I mercati del lavoro sono sempre più complessi, variegati, incerti, sfidanti e per certi versi paradossali. In essi convivono professioni centenarie esposte alla sfida della digitalizzazione; attività organizzate, ma svolte nella formula delle prestazioni temporanee (gigs, da cui gig economy); abbondanza di soluzioni e difficoltà di utilizzarle al meglio (in altri termini: cercansi capacità di problem formulation prima che di problem solving). Mercati del lavoro turbolenti quindi, ma nel contempo ricchi di opportunità. Mercati che altro non sono che lo specchio di ruoli aziendali che cambiano continuamente, di sistemi routinari che sono progressivamente sostituiti da sistemi smart, di lavori fino a ieri inesistenti che conquistano la scena, dandoci l’opportunità di imparare nuovi modi di agire, più ricchi degli attuali, e forse anche ci spingono a pensare a nuovi ruoli lavorativi in diverse posizioni che richiedono l’apprendimento di nuove conoscenze e abilità.

Loading...

Sicuramente il lavoro in questi nuovi contesti è molto diverso da quello del passato, caratterizzato dalla stabilità e spesso dall’assenza di discontinuità.

In questo rinnovato scenario, cosa può fare la formazione universitaria per aiutare le nuove generazioni ad avere una vita piacevole e soddisfacente?

Per essere competitivi, laureate e laureati dovranno assemblare una cassetta degli attrezzi larga e poliedrica, ricca di conoscenze e competenze che permetta loro di governare le discontinuità e quindi avere un impatto positivo sulla società. L’analogia con il contenitore in cui vengono riposti pinze e cacciaviti non è nuova. Ciò che è nuovo, tuttavia, è il contenuto. Non solo “utensili”, ma varie guide per usarli, non necessariamente non in (sebben solo apparente) contraddizione le une con le altre. La maestria nell’uso dei singoli attrezzi, pertanto, deve necessariamente accompagnarsi alla poliedricità delle varie forme di bricolage che possono essere agite. La morte della specializzazione? Non necessariamente. Piuttosto un suo ripensamento profondo: la ricerca di un delicato equilibrio tra padronanza di un contesto e capacità di far dialogare diverse discipline, di leggere la realtà da più di un punto di vista. La perfezione dello “specialismo” possiamo lasciarla alle macchine, il destreggiarsi nella complessità è una rivendicazione dell’essere umano, detentore ultimo di “conoscenza potente”. Da dove partire quindi?

Riorganizzare i modelli educativi e i percorsi di apprendimento con l’obiettivo di sviluppare nelle studentesse e negli studenti powerful knowledge tramite esperienze di tipo enquiry-based può essere un primo interessante passo per favorire la costruzione di quella cassetta sopra descritta. Approccio enquiry-based non significa formare i cattedratici del futuro, una élite troppo spesso autoreferenziale. Al contrario, significa diffondere il verbo – e il modus operandi – del rigore scientifico, nella formulazione dei problemi e nella ricerca delle loro soluzioni. Le studentesse e gli studenti sin dall’inizio dei percorsi universitari dovranno apprendere che la produzione di conoscenza in risposta a domande per loro rilevanti, e ancora senza una soluzione accettabile, richiede skill di investigazione specifiche ispirate al metodo scientifico, da acquisire tramite strumenti in grado di consentire loro di andare oltre l’evidenza superficiale dei fatti che li circondano e di comprenderli in profondità (oltre che, molto più pragmaticamente, non cadere nelle trappole delle fake news). Per poter essere competitivi sin dai primi momenti, i laureati del futuro dovranno quindi acquisire competenze, strumenti, metodi e metodologie che permettano loro di formulare domande appropriate per problemi rilevanti e irrisolti, di analizzare criticamente i lavori di ricerca alla ricerca di teorie utili, di raccogliere e analizzare dati, di prendere decisioni spesso in condizioni di incertezza sulla base di queste analisi. Potranno scoprire, interfacciandosi con i docenti e con i loro colleghi, che rigore e rilevanza, nei processi di ricerca di nuove soluzioni a problemi reali, non possono essere disgiunti, ma sono sinergicamente funzionali per la produzione di conoscenza originale e in linea con i loro interessi. La costante esposizione alla ricerca di risposte e soluzioni renderà studentesse e studenti delle persone più responsabili e consapevoli delle proprie capacità e del contributo che possono apportare allo sviluppo di sé stesse e della società nei più svariati contesti.

Qual è quindi il futuro dei sistemi educativi? Impostare i modelli educativi secondo questi princìpi può insomma offrire chiavi di lettura della realtà diverse, può permettere di pensare e agire in modi altrimenti inaccessibili e di sviluppare un love for learning che renderà ogni individuo capace di apprendere in modo efficace e veloce nei diversi momenti successivi della loro vita. Ed è proprio questo il punto centrale: si può essere in disaccordo sulla migliore composizione della cassetta degli attrezzi, ma forse si può convenire sul fatto che in un periodo di discontinuità le persone sono periodicamente chiamate ad acquisire nuove conoscenze e competenze. E per fare questo sviluppare una disposizione all’apprendimento, ma anche e soprattutto un’attrazione per l’apprendimento, diventa qualità di centrale importanza.

In Luiss stiamo conducendo una serie di esperienze pilota volte a comprendere come le nuove metodologie didattiche ispirate dal metodo scientifico possano contribuire all’acquisizione di conoscenza “potente”. I risultati preliminari sono incoraggianti e mostrano non solo l’efficacia a livello di apprendimento e personale, ma ci permettono anche di inferire importanti benefici a livello di società, in ragione della maggiore propensione di questi individui a mettere le proprie competenze al servizio di importanti azioni di cambiamento sociale.

Riproduzione riservata ©

loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter Scuola+

La newsletter premium dedicata al mondo della scuola con approfondimenti normativi, analisi e guide operative

Abbonati