I dati delle Finanze

Nuove partite Iva a livelli del 2019, boom nel commercio elettronico

Il primo semestre registra una crescita del 30% sul 2020. Resta l’appeal del forfettario

di Marco Mobili e Giovanni Parente

(Adobe Stock)

2' di lettura

Le nuove aperture di partite Iva tornano ai livelli pre-Covid. E anche questo può essere interpretato come un segnale di lento e faticoso ritorno alla normalità. Ma l’esperienza di lockdown e restrizioni sembra aver lasciato il segno anche sulle “abitudini” di produzione e consumo. Il dato che maggiormente risalta è la crescita sostenuta delle aperture di partita Iva da parte di soggetti non residenti trainata principalmente dal fenomeno del commercio elettronico. Sono due degli aspetti che emergono dall’andamento delle aperture di nuove attività nella prima metà dell’anno dopo la pubblicazione dei dati del secondo trimestre 2021 (aprile-giugno) dell’Osservatorio sulle partite Iva del dipartimento delle Finanze.

Oltre 334mila nuove partite Iva in 6 mesi

Nel primo semestre dell’anno in corso sono state aperte poco più di 334mila partite Iva. Significa il 30% in più rispetto ai primi sei mesi del 2020, che però sono stati contrassegnati dal lockdown e quindi da una brusca frenata alla nascita di nuove attività imprenditoriali o professionali. Se, invece, si raffronta il dato con lo stesso periodo del 2019 (epoca pre-Covid) si nota una sostanziale stazionarietà (-0,2%) in termini generali, anche se scendendo nel dettaglio della forma giuridica è evidente come la principale differenza in termini negativi riguardi i “singoli”. Il calo delle persone fisiche rispetto al primo semestre 2019 si attesta intorno all’8 per cento.

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Aperture record grazie al commercio on line

Ma, come anticipato, c’è un dato trainante (quasi +400% sul 2019 e +346% sul 2020) rappresentato dalle aperture di posizioni fiscali in Italia da parte di soggetti non residenti. La spiegazione si trova all’interno della nota del dipartimento delle Finanze: si tratta «essenzialmente costituiti da società di commercio on line». Quindi operatori esteri che per poter effettuare e-commerce nel nostro Paese aprono una posizione Iva. Nella prassi professionale, poi, sta emergendo anche un altro fenomeno, ossia quello di società straniere che aprono la partita Iva in Italia per avere uno o più depositi e vendere direttamente dall’Italia.

La crescita è significativa e si tratterà di verificare nei prossimi mesi, quando saranno diffusi anche i dati del terzo trimestre. Questo perché dal 1° luglio scorso sono diventati operativi i nuovi regimi Oss e Ioss che consentono semplificazioni in ambito e-commerce agli operatori attivi in più Paesi dell’Unione europea e che consentono, tra l’altro, di evitare di identificarsi con una posizione in ciascuno di essi.

Chiusure e forfettari

Così come, per avere una fotografia più completa, bisognerà anche capire qual è la dinamica delle chiusure di attività. Nel bollettino del primo trimestre 2021, il dipartimento delle Finanze aveva rimarcato come le chiusure 2020 fossero inferiori a quelli 2019 (333.495 contro 429.478), segnalando che questi dati «sembrano mostrare che le misure di sostegno alle partite Iva messe in campo nel corso del 2020 abbiano avuto l'effetto di limitare le cessazioni di attività». La vera prova del nove resta, però, il 2021 per capire qual è stato il contraccolpo della pandemia.

Infine il dato sui forfettari. Sono circa 153mila le attività che hanno optato per la flat tax al momento dell’apertura della partita Iva nel primo semestre 2021. Una cifra che rappresenta poco meno della metà (45,8%) del totale delle nuove aperture e i due terzi delle aperture di persone fisiche (le società non possono aderire al regime agevolato).

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