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Nuove policy cambiano il settore

di Vincenzo Conte


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(Adobe Stock)

3' di lettura

Dieselgate, nuovi standard per il rilevamento dei consumi e delle emissioni (Wltp), dispositivi di sicurezza sempre più evoluti, car sharing, car pooling, le auto elettriche. Sono molti i fattori che stanno contribuendo a ridefinire la mobilità, in particolare per ciò che riguarda l’uso di mezzi a motore. Il settore delle flotte aziendali non sta alla finestra, ma è parte attiva in questo processo di rinnovamento, perché i cambiamenti in atto hanno ripercussioni anche sulle car policy elaborate dai fleet manager. Una rilevazione realizzata da Econometrica è utile a far luce sulle tendenze in atto nelle flotte aziendali e sulle previsioni dei fleet manager per il 2019. In linea generale, le flotte sono destinate ad aumentare di consistenza nel 2019, e se il tema delle emissioni inquinanti risulta di grande interesse per i fleet manager, è altrettanto vero che la “demonizzazione” del diesel avrà un impatto decisamente limitato sui parchi auto aziendali. Cresce l’interesse per i dispositivi di sicurezza a bordo e l’utilizzo di car pooling e car sharing in azienda. La crisi per il mercato delle flotte sembra superata, la durata della permanenza delle auto in flotta e i chilometraggi percorsi tornano ai livelli antecrisi.

Entrando nel dettaglio della rilevazione, un primo dato riguarda la consistenza delle flotte aziendali nel 2019: il 51,6% dei fleet manager interpellati ha dichiarato che la flotta aumenterà nel 2019 rispetto al 2018; il 41,4% ha dichiarato che resterà stabile, mentre solo il 7% ha dichiarato che diminuirà. Ai fleet manager è stato inoltre chiesto di quantificare l’aumento percentuale atteso nel 2019 per il numero di vetture parte della flotta aziendale, una stima quantificabile in una crescita media del 3,1%. L’età media di dismissione delle auto che fanno parte delle flotte, inoltre, è di circa 45 mesi, mentre il chilometraggio medio varia intorno ai 136mila chilometri di percorrenza.

La questione della sicurezza, in particolare, è stata oggetto di un importante approfondimento. Ai fleet manager è stato chiesto se accetterebbero un maggior costo di acquisizione di una nuova auto per incrementare la dotazione di dispositivi di sicurezza. Il 70,1% dei rispondenti ha detto di si. A quelli che hanno risposto affermativamente, poi, è stato chiesto di identificare anche la percentuale di aumento del costo di acquisizione sostenibile, a fronte di una crescita delle dotazioni di sicurezza. Ne è risultato che l’aumento medio che i fleet manager sarebbero disposti a pagare per introdurre maggiori dispositivi di sicurezza a bordo delle auto è del 7,3%.

La rilevazione ha affrontato anche il tema delle emissioni di CO2 ed a questo proposito è stato chiesto ai fleet manager se nelle flotte che gestiscono sono presenti vincoli. Per il 37,6% degli intervistati, i vincoli alle emissioni sono già presenti nelle policy aziendali, una percentuale destinata a crescere al 43,6% se si proietta al 2019 l’introduzione di regole ad hoc per contenere le emissioni di CO2. Per approfondire ulteriormente la questione dell’impatto ambientale, ai fleet manager è stato inoltre chiesto quale alimentazione sceglierebbero se dovessero sostituire un’auto diesel a partire dall’anno prossimo. Ne è emerso che il 66,9% del campione la sostituirebbe con un altro diesel, il 19,7% con un ibrido, il 7% con un’auto a benzina, il 3,8% con una elettrica, l’1,3% con un’auto a metano e l’1,3% con un’auto a Gpl.

Un ultimo approfondimento è stato dedicato alla questione dell’utilizzo di strumenti tecnologici per la gestione della flotta e di car pooling e car sharing aziendale. Ad utilizzare software specifici è il 44,8% del campione. Mentre il car pooling è attualmente usato dal 34,2% dei fleet manager intervistati e nel 2019 tale percentuale passerà al 42,2%. Solo il 13,5% dei professionisti del campione utilizzano il car sharing aziendale, ma nel 2019 la percentuale di utilizzatori passerà al 23,1%.

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