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Nuove regole di bilancio, la Ue cerca l’equilibrio tra stabilità e investimenti

La Commissione ha aperto il dibattito: la sfida è sostenere le economie (alla prova del cambiamento climatico) senza dimenticare la lotta al debito

dal nostro corrispondente Beda Romano

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Da sinistra: i presidenti del Consiglio europeo Charles Michel, dell’Europarlamento David Sassoli e della Commissione Ursula von der Leyen

La Commissione ha aperto il dibattito: la sfida è sostenere le economie (alla prova del cambiamento climatico) senza dimenticare la lotta al debito


3' di lettura

BRUXELLES – La Commissione europea ha dato il via mercoledì 5 febbraio a un ampio dibattito tra governi, istituzioni e parti sociali sull’opportunità di rivedere le attuali regole di bilancio. L’esecutivo comunitario non dà indicazioni o suggerimenti per il futuro. Si limita a un’analisi degli ultimi anni, così come richiesto dalle riforme introdotte nel 2011 e nel 2013. Ciò detto, tra le debolezze emerse dall’analisi comunitaria emergono il perdurante debito elevato in alcuni Paesi e il basso livello di investimenti.

In pillole, la Commissione europea nota che negli ultimi anni la zona euro è riuscita a ridurre grandemente i deficit pubblici, a livello aggregato dal 6% all’1% del prodotto interno lordo. Nel contempo, sono state ridotte debolezze dell’unione monetaria nell’affrontare shock esterni. Ciò detto, Bruxelles ammette che in alcuni Paesi il debito rimane elevato, che le politiche di bilancio sono spesso pro-cicliche, e favoriscono la spesa corrente piuttosto che la spesa per investimenti.

Obiettivo neutralità climatica

Questa analisi, prevista dai testi legislativi di recenti riforme, giunge in un momento molto particolare, mentre si discute in Europa di come promuovere gli investimenti, non solo per sostenere l’economia reale in un contesto monetario già molto generoso, ma anche per affrontare il cambiamento climatico. La Commissione europea presieduta da Ursula von der Leyen ha presentato in gennaio un piano decennale da 1.000 miliardi di euro nel tentativo di raggiungere la neutralità climatica entro il 2050.

Nei fatti, la Commissione europea propone al dibattito pubblico una serie di domande. Come è possibile trovare un equilibrio tra sanzioni e incentivi? Come è possibile assicurare il rispetto delle regole di bilancio? Come è possibile semplificare l’intreccio di norme? Come è possibile ridurre gli squilibri macroeconomici ed evitare la nascita di nuove situazioni pericolose? È possibile rafforzare il dialogo tra istituzioni nazionali ed istituzioni europee?

Sensibilità diverse
L’establishment comunitario è diviso. Alcuni Paesi chiedono di riformare le regole, ritenendole troppo restrittive. Altri Paesi sono più cauti. Sostengono che le regole non sanzionano sufficientemente e temono per la stabilità dell’unione monetaria. La decisione di aprire una lunga fase di consultazione pubblica – sei mesi – è anche il riflesso di un esecutivo comunitario attraversato da sensibilità diverse, che dovrebbe prendere posizione solo alla fine dell’anno.

Divisioni emergono dalle dichiarazioni pubbliche. «Le nostre regole di bilancio – ha detto il vicepresidente Valdis Dombrovskis - sono essenziali per la stabilità delle nostre economie e della zona euro. La stabilità finanziaria è una precondizione per la crescita economica e la creazione di lavoro (…) Le nostre regole si sono sviluppate molto da quando furono adottate e hanno prodotto buoni risultati. Ma sono ritenute troppo complesse e difficili da comunicare. Puntiamo a una discussione (…) che crei il consenso per una loro razionalizzazione».

Di avviso diverso è il commissario agli affari monetari Paolo Gentiloni: «Le politiche economiche in Europa devono affrontare sfide ben diverse da quelle affrontate un decennio fa. La stabilità rimane un obiettivo chiave, ma vi è anche la necessità, altrettanto pressante, di sostenere la crescita e di mobilitare immensi investimenti per affrontare il cambiamento climatico. Dobbiamo anche essere sempre più anticiclici tenuto conto delle crescenti costrizioni della Banca centrale europea».

Sei mesi di dibattito
Sul tavolo nei fatti vi è la possibilità di aiutare in qualche modo gli investimenti verdi e digitali, ossia quelli che meglio rappresentano oggi le priorità europee. In un’intervista al Sole-24 Ore alla fine di novembre, la signora von der Leyen aveva fatto capire di essere contraria a una esclusione tout court di queste spese in conto capitale dal calcolo del deficit pubblico, per il timore di un ambientalismo di facciata («green washing», aveva detto).

Le diverse prese di posizione lasciano prevedere un dibattito acceso. Culturalmente le regole di bilancio sono viste in modo diverso: troppo lasche per alcuni, troppe rigide per altri. La crisi finanziaria ed economica non ha solo messo in difficoltà le economie nazionali e creato tensioni tra i Paesi membri, ha anche provocato un elevato tasso di sfiducia reciproca. La sfida della consultazione pubblica sarà di trovare un compromesso che riduca le incomprensioni tra i governi.

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