Interventi

Nuove regole su incagli e insolvenze per dare un futuro alle Pmi

Serve un sistema per affrontare in maniera efficace i problemi di liquidità delle imprese piccole e medie

di Vincenzo De Sensi

Serve un sistema per affrontare in maniera efficace i problemi di liquidità delle imprese piccole e medie


4' di lettura

Le iniziative per il rilancio dell’Italia 2020-2022, da poco raccolte nel rapporto del c.d. Comitato Colao, presentano ampi spunti di riflessione e interessanti sollecitazioni che meritano attenzione. Il documento individua sei ambiti di intervento, fissando degli obiettivi molto chiari e condivisibili che puntano a rendere il nostro sistema paese più resiliente a futuri shock economici, più competitivo e reattivo per invertire momenti di crisi, più sostenibile ed equo per ridurre il peso della crisi sulle fasce più deboli. Dal contesto di analisi, il documento espressamente esclude oltre alla fiscalità e al welfare – in ragione della loro complessità – anche la giustizia civile non rinunciando però a sottolinearne la strategica importanza e sollecitando interventi strutturali di ammodernamento tra cui spicca quello della digitalizzazione dei procedimenti.

In questo ampio cotesto di riferimento, la nostra attenzione ricade sul settore delle imprese e del lavoro ed in particolare sulla individuazione di rimedi per aumentare la liquidità delle imprese risanabili e per ridurre l’impatto dei contenziosi post crisi.

Le proposte avanzate al riguardo muovono da un dato pesante: le previsioni del Fmi di perdita del Pil in Italia si aggirano almeno intorno al 9% nel 2020 e ciò a fronte di un tasso di crescita molto basso dell’Italia già a partire dalle precedenti crisi tra il 2008 ed il 2011. Si comprende dunque la preoccupazione del Comitato su questo punto e soprattutto si nota l’intuizione di far compiere un salto al nostro sistema di accesso alla liquidità non più intermediato solo dalle banche.

Si tratta di un obiettivo di grande valenza se si considera che l’impianto di gestione delle crisi di impresa – rinviato causa Covid a settembre 2021 – si baserà come noto sull’allerta, ovvero su un sistema di norme che sollecitano gli amministratori a monitorare la continuità aziendale e a adottare per tempo le misure necessarie a risolvere la crisi ed evitare il fallimento.

Questo sistema – se ben usato e non piegato a fini repressivi – potrebbe rispondere all’obiettivo indicato dal Comitato ovvero quello di evitare il ricorso a procedure concorsuali per non bloccare i flussi di liquidità all’interno delle filiere produttive.

L’obiettivo è condivisibile, occorre però pensare – per tempo - a come sostenere il fabbisogno finanziario delle imprese che entrano nel sistema di allerta. Se diamo un’occhiata ai criteri di valutazione del merito creditizio oggi in vigore, ci rendiamo conto che un’impresa che presenta indici di crisi, seppure potenzialmente risanabile, non riuscirà di certo ad accedere al credito bancario. Non solo, ma probabilmente si troverà in una situazione in cui questo credito è stato già ristretto, se non del tutto revocato. È vero che il Governo ha messo in campo incentivi alla liquidità alle imprese anche attraverso la garanzia Sace; ma questo non basta essendovi piuttosto l’esigenza di creare un c.d. “mercato della crisi”, ovvero l’incentivo alla diffusione di operatori specializzati nel sostegno alla liquidità per le imprese in crisi ed in allerta.

Riteniamo che questo possa avvenire in due modi. Il primo è quello di sviluppare piattaforme informatiche che facilitino la cessione di crediti commerciali incagliati. Una delle risorse finanziarie che una impresa in crisi potrebbe mettere in campo è proprio quella della cessione in tutto o in parte dei propri crediti nei confronti di clienti e PA. In questo, il Comitato Colao dà un segnale positivo di interesse, limitando però il sistema di cessione ai soli crediti nei confronti della PA e raccomandando un codice di comportamento per le grandi imprese per il pagamento sollecito dei fornitori. È un primo passo, ma occorre fare di più. Se infatti si crea il mercato della crisi questo determinerà inevitabilmente una spinta di accelerazione sul mondo della giustizia civile, così come è avvenuto a cascata per il mercato degli Npl e con l’ esigenza dei fondi di recuperare celermente i crediti acquistati dalle banche.

Nella nostra prospettiva i crediti acquistati sono quelli in capo alle imprese che hanno bisogno di liquidità e l’esigenza di recupero rapido da parte dei fondi acquirenti potrà attivare una spinta virtuosa anche sulla giustizia civile.

Il secondo è di intervenire sul concetto normativo di insolvenza. Sappiamo bene di evidenziare un punto delicato della disciplina della crisi, tuttavia il sostegno al settore delle Pmi potrebbe essere vanificato se prendesse piede l’idea che una procedura concorsuale debba essere aperta non solo quando l’insolvenza è attuale, ma anche quando è prospettica ovvero ravvisabile in un arco di sei/dodici mesi. Riteniamo che questo avrebbe un impatto negativo sul settore più debole del nostro Paese, andando a trasformare il sistema di allerta in un acceleratore del fallimento. Non solo, ma non ci sarebbe neppure il tempo di verificare il sostegno di liquidità a tessuti produttivi ampiamente diffusi sul territorio, che già di per sé risentono della restrizione del credito per la riduzione di un sistema bancario di prossimità.

Non può allora sfuggire l’insegnamento di Zhuangzi: «Ciò che merita di essere imparato è quello che non si può insegnare». Occorre dunque un profondo senso della realtà per rilanciare il nostro sistema Paese.

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