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Tensioni Usa-Cina zavorrano l'Europa, ora si guarda alla Fed. Oro sfonda quota 1.900 $

Sui listini hanno pesato le vendite su high-tech e auto, con Intel tracollata a New York . In lieve calo il petrolio, euro sopra 1,16 dollari per la prima volta da 2018. Il metallo prezioso ancora al top da nove anni. Ora si aspetta la riunione della Federal Reserve e il dato sul Pil Usa

di Andrea Fontana e Flavia Carletti

La giornata dei mercati

Sui listini hanno pesato le vendite su high-tech e auto, con Intel tracollata a New York . In lieve calo il petrolio, euro sopra 1,16 dollari per la prima volta da 2018. Il metallo prezioso ancora al top da nove anni. Ora si aspetta la riunione della Federal Reserve e il dato sul Pil Usa


4' di lettura

Il ritorno sulla scena globale delle tensioni tra Usa e Cina – stavolta non a colpi di dazi o accuse sul Covid ma di chiusure di ambasciate – hanno appesantito i mercati europei che hanno chiuso in rosso la seduta di venerdì 24 luglio. A Piazza Affari il Ftse Mib ha perso l'1,85%, a Francoforte il Dax30 il 2,02%, a Parigi il Cac40 l'1,54%, a Madrid l'Ibex35 l'1,07% e a Londra il Ftse100 l'1,41 per cento. Viaggia in negativo anche Wall Street. La flessione nella seduta odierna è stata determinante per portare in passivo il bilancio complessivo della settimana: -2,2% per Parigi, -1,69% Milano e -0,63% per Francoforte che aveva raggiunto martedì 21 luglio i massimi dalla fine di febbraio.

Aspettando la Fed e una nuova tornata di dati macro

Federal Reserve, trimestrali e un calendario macroeconomico piuttosto ricco saranno invece i fattori capaci di orientare l'andamento dei mercati finanziari nella prossima ottava. Su tutti spiccano l'appuntamento con la riunione del comitato di politica monetaria della banca centrale americana e con le dichiarazioni del suo presidente, Jerome Powell, in programma mercoledì e il Pil americano del II trimestre (giovedì 30). Attesa, il giorno dopo, per l'indice Pmi del settore manifatturiero relativo al mese di luglio.

Ottava chiusa in rosso, a Milano in controtendenza Ubi

A Piazza Affari, in controtendenza rispetto all'indice di riferimento, chiudono la settimana con le migliori performance i titoli Ubi Banca (+11%) mentre continua il periodo per aderire all'Opas di Intesa Sanpaolo, Poste Italiane (+4,62%) e Prysmian (+3,39%). Bilancio settimanale negativo, invece, per Diasorin che, con una flessione dell'8,7%, registra la peggiore performance dell'ottava tra i titoli a maggiore capitalizzazione di Piazza Affari. Le azioni della società specializzata nella diagnostica in vitro hanno risentito della notizia di una inchiesta della magistratura sugli accordi con il San Matteo di Pavia per i test sierologici e hanno subito anche prese di beneficio, considerando che, nonostante il calo settimanale, segnano ancora un +40,99% rispetto a inizio anno. In flessione nell'ottava anche Enel (-5,73%) e Nexi (-4,92%) che paga la debolezza della seduta di venerdì 24 luglio (-6,11%) sulle voci di stallo delle trattative con Sia e risentendo della generale debolezza dei titoli di gruppi attivi nei sistemi di pagamento in tutta Europa. Da inizio anno, Nexi può vantare ancora un progresso del 20,96%.

Occhi puntati sul botta e risposta Usa-Cina

Nel corso della seduta di venerdì 24 luglio le vendite hanno toccato in particolare il comparto high-tech, auto e le materie prime. E proprio tra i titoli tecnologici, protagonista in negativo a New York è Intel, con un deciso ribasso, dopo aver informato i mercati che rimanderà l'uscita sul mercato della prossima generazione di microchip. Inoltre Intel ha comunicato che potrebbe cercare di appaltare la produzione a un'altra società. Al centro dell'interesse della giornata ci sono state le tensioni tra Usa e Cina con gli investitori che ora attendono (con timore) le prossime mosse dell'amministrazione Trump, dopo che Pechino ha ordinato la chiusura del consolato americano di Chengdu, nel sud-ovest del Paese, in risposta all'analoga decisione di Washington sul consolato cinese di Houston, in Texas. Tutto questo mentre non si placano le ansie sull'economia e l'emergenza sanitaria, visto che anche negli Usa i casi di Covid-19 sono in continuo rialzo, tanto che il presidente Trump fa fatto in parte marcia indietro, indossando la mascherina e cancellando gli eventi della convention repubblicana che si sarebbero dovuti tenere a in Florida.

Ftse Mib vede rosso, crollano St e Nexi

Quasi completamente in rosso il paniere delle 40 big del listino nell'ultima seduta della settimana: di Nexi la performance peggiore (-6,11%) su cui pesa l'andamento negativo complessivo del settore dei pagamenti mentre sembra a un punto fermo l'attesa aggregazione con Sia; male anche Diasorin (-3,9%) che, dopo l'apertura dell'inchiesta da parte della Procura di Pavia sull'accordo con il Policlinico San Matteo sui test sierologici, ha deciso di sospendere le nuove sperimentazioni in corso con enti pubblici italiani. Giù del 4% circa Pirelli e Unipol. Fuori dal Ftse Mib in caduta del 6% Monte dei Paschi di Siena sulle indiscrezioni relative alla richiesta di Bce di un rafforzamento patrimoniale da 700 milioni.

Il cambio euro / dollaro
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Euro sopra 1,16$ prima volta da 2018, petrolio debole

Sul mercato valutario, l'euro tiene quota 1,16 e segna 1,1632 dollari (1,1159 ieri). Euro/yen a 123,14 (da 123,98). Dollaro/yen a 105,85 (da 106,36): evidente il rafforzamento della moneta giapponese in una seduta di avversione al rischio per gli investitori. A mettere la valuta statunitense sotto pressione è il perdurare dell'emergenza sanitaria negli Stati Uniti e la perdita di fiducia degli investitori internazionali nell'economia a stelle e strisce. In chiusura dei mercati europei, il prezzo del petrolio è in leggero calo a 40,99 dollari al barile per il contratto sul Wti consegna Settembre e a 43,11 dollari al barile per quello sul Brent del Mare del Nord di pari scadenza.

Spread chiude a 144 punti, rendimenti in risalita sopra 1%

Nel finale il differenziale di rendimento tra il BTp decennale benchmark (IT0005403396) e il pari durata tedesco viene indicato in 144 punti base (146 punti il finale di giovedì). Il rendimento del decennale italiano è all'1,1% (0,98%).

L'oro vola a 1.900 $, al top da settembre 2011

Dopo la cavalcata delle scorse sedute, l'oro prosegue la sua corsa è tocca i 1.900 dollari l'oncia, il massimo dal lontano settembre 2011. A sostenere il metallo prezioso sono il ribasso del dollaro e le aspettative sul rialzo dell'inflazione. I rialzi potrebbero anche continuare, come anticipano gli analisti di Ubs, secondo cui l'oro può toccare i 2.000 dollari entro fine settembre.

(Il Sole 24 Ore Radiocor)

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