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Nuovi contagi, l’alternativa al tampone è il test della saliva

Approvato da Tokyo un modo più sicuro e semplice per diagnosticare l'infezione rispetto alla metodica tradizionale. Presto anche in Europa

di Nicola Barone

Coronavirus, tamponi e test sierologici

Approvato da Tokyo un modo più sicuro e semplice per diagnosticare l'infezione rispetto alla metodica tradizionale. Presto anche in Europa


2' di lettura

Per potenziare la capacità di rilevazione del coronavirus è stato dato via libera in Giappone al test della saliva. I tamponi nasali sono attualmente la principale fonte di indagine, lì come nel mondo, ma dalla nuova metodologia le autorità sanitarie si aspettano un paio di benefici importanti, in primis la riduzione dell’onere per i pazienti. Il test si basa sulla stessa metodica di amplificazione del genoma virale e richiede quindi gli stessi reagenti e macchinari utilizzati dagli attuali tamponi effettuati in Italia.

I pericoli rimossi
Come spiega lo scienziato Ennio Tasciotti, con l'adozione di questo nuovo test, sia il fastidio per i pazienti che il pericolo di esposizione per il personale degli istituti di raccolta dei campioni saranno notevolmente alleviati. «Il tampone rino-faringeo richiedeva infatti la rimozione della mascherina e poteva irritare le mucose, stimolando tosse e starnuti nei pazienti. Questo rendeva la procedura di raccolta dei campioni particolarmente rischiosa e aggravava le procedure di sicurezza adottate dagli operatori sanitari».

La raccolta del campione
Anche se non è stato chiarito in termini numerici l’aspettativa è quella di aumentare la capacità complessiva di diagnosi, malgrado l’impatto assai limitato del Covid-19 in Giappone.I test basati sulla saliva possono essere somministrati a coloro che hanno avuto sintomi fino a nove giorni, secondo quanto riferito. In linea generale, all'adozione di questa metodologia anche nel nostro Paese non esistono problemi specifici, spiega il ricercatore in medicina molecolare rientrato di recente dagli Stati Uniti. «L’unica cosa che dovrà cambiare è il contenitore in cui viene collezionato il campione. Proprio su questo aspetto si basa il vantaggio di testare la saliva, perché il prelievo del campione potrebbe essere fatto autonomamente dal paziente e semplicemente consegnato al laboratorio diagnostico.

Come ci si è arrivati
Il livello di accuratezza rimane inalterato, se si è arrivati ora a questo passaggio dipende solo dal fattore tempo. «Inizialmente si sapeva poco di questo virus e ci si è affidati alle prime evidenze cliniche riportate dagli ospedali cinesi che si erano concentrati sull’uso del tampone rino-faringeo per la mappatura dell’infezione. Oggi però ci sono diversi lavori scientifici che hanno dimostrato che anche la saliva contiene quantità significative del virus ed è quindi un valido campione biologico per misurare l’infettività dell’individuo».


Ulteriori prospettive
Aumentando la comprensione dei meccanismi biologici del virus e in parallelo la strumentazione tecnica abbiamo in vista diversi salti di qualità. «Un test diagnostico veramente innovativo che potrebbe rivoluzionare il modo in cui tracciamo la malattia e misuriamo la positività al virus potrebbe essere quello in studio in diversi centri di ricerca e aziende farmaceutiche che si basa sull’identificazione nella saliva degli antigeni virali (la proteina di superficie Spike per esempio) attraverso la reattività di anticorpi specifici contro quegli antigeni», aggiunge Tasciotti. «In pratica questo test sarebbe veloce quanto il test sierologico con cui condivide la metodologia molecolare di base ed eviterebbe le complesse procedure richieste per il processamento dei tamponi. Questo potrebbe essere il test per capire in maniera veloce chi è positivo alla presenza del virus e rischia di diffonderlo nell'’ambiente proprio attraverso i droplet di saliva».

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