il superamento dei 21 indicatori

Nuovi criteri allo studio per le pagelle delle regioni: più peso a contagi e ricoveri, meno all’Rt

L’algoritmo potrà essere rivisto nel prossimo Dpcm o in un provvedimento ad hoc. Rt fondamentale per capire il trend dei contagi, ma un suo abbassamento non è garanzia di un’epidemia sotto controllo

di Marzio Bartoloni

Le Regioni cambiano colore mentre si lavora al Natale

3' di lettura

Da una parte ci sono scienziati e tecnici che difendono i 21 indicatori e i due algoritmi che «automaticamente» colorano le Regioni di rosso, arancione o giallo in base al rischio. Dall’altra c’è la politica - Governo e Regioni - che in quegli «automatismi» ci vuole infilare anche un pizzico di discrezionalità.

Il Governo, con il ministro della Salute Roberto Speranza in prima fila, finora ha provata a utilizzarla per spargere «prudenza» di fronte alle richieste di allentamento mentre le Regioni quel pizzico di “discrezionalità” lo richiedono per leggere i dati in modo meno rigido soprattutto quando si tratta di decidere il passaggio in «zona rossa» o di allentare le misure.

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E così dopo neanche un mese di applicazione il sistema dei colori introdotto dal Dpcm dello scorso 3 novembre per provare ad arginare con chiusure locali chirurgiche la seconda ondata del Covid è già sotto stress. L’idea ora è di rivederlo, già nel prossimo Dpcm oppure in un provvedimento ad hoc se ci fosse bisogno di più tempo anche se il pressing dei governatori è sempre più forte.

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Nel mirino ci sono i 21 indicatori che da aprile scorso misurano passo passo l’andamento dei contagi e la capacità delle Regioni di tracciarli e di resistere con i tamponi e le strutture ospedaliere. Una griglia condivisa tra Governo e Regioni che però è finita sotto la lente da quando viene impiegata per decidere il livello di rischio e dunque il colore più adatto per il singolo territorio basandosi sulla mole di dati che vengono mescolati come in un frullatore in base a due algoritmi: uno che valuta la «probabilità di diffusione» (con al centro l’R t, l’indicatore che misura la velocità di diffusione) e l’altro che valuta l’«impatto» come il sovraccarico dei servizi sanitari.

La richiesta che è arrivata dalle Regioni innanzitutto è quella di rivedere tutto il meccanismo per semplificarlo passando da 21 indicatori a solo cinque. E cioè: percentuale di tamponi positivi, l’indice Rt , il tasso di occupazione dei posti letto totali e le risorse per il contact tracing. Da giorni i tecnici di entrambi gli schieramenti (Governo e Iss da una parte e Regioni dall’altra) ci stanno lavorando, ma già alcune prime proposte stanno emergendo. Il punto di partenza sarà quello di ribadire il sistema dei tre colori («rosso», «arancione» e «giallo») con il divieto esplicito di fare il doppio salto (da rosso a giallo).

Il nucleo della proposta è quella di dare in futuro maggior peso a due indicatori: il numero di contagi per abitanti - si parla di una soglia minima di rischio di 50 positivi ogni 100mila abitanti - e la pressione sugli ospedali calcolata in base ai ricoveri sia in terapia intensiva che negli altri reparti.

Al maggior peso di questi due indicatori dovrebbe corrispondere un minore peso all’Rt o comunque una sua minore centralità. Questo perché - osservano i tecnici - se da una parte l’Rt è fondamentale per capire il trend dei contagi nelle settimane successive dall’altra un suo abbassamento verso la soglia di minor rischio sotto a «1» (cioè quando un positivo non contagia più un’altra persona) non è garanzia da sola di un’epidemia sotto controllo.

Uno scenario, questo, a cui ci stiamo avvicinando ma che da solo non basta a portarci in un “porto sicuro”. Soprattutto ora che grazie anche ai 200mila tamponi quotidiani il trend dei contagi giornalieri si aggira poco sotto i 30mila nuovi positivi, un numero ancora molto grande che esige molta cautela e che potrebbe far ripartire subito in alto la curva del virus che finalmente dopo diverse settimane sta rallentando la sua corsa.

COME FUNZIONA OGGI

Sistema con 21 indicatori e 2 algoritmi

Il sistema introdotto dal Dpcm dello scorso 3 novembre si basa su 21 indicatori e i due algoritmi che «automaticamente» colorano le Regioni di rosso, arancione o giallo in base al rischio e misurano passo passo l’andamento dei contagi e la capacità delle Regioni di tracciarli e di resistere con i tamponi e le strutture ospedaliere.

IL RUOLO DELLA POLITICA

Discrezionalità, Governo e Regioni divisi

Il Governo ha provato a utilizzare discrezionalità politica per spargere «prudenza» di fronte alle richieste di allentamento. Le Regioni richiedono discrezionalità per leggere i dati in modo meno rigido soprattutto quando si tratta di decidere il passaggio in «zona rossa».

COME POTREBBERO CAMBIARE I CRITERI

Più peso a contagi e ricoveri, meno all’Rt

Ribadito il sistema dei tre colori (rosso, arancione e giallo) si punta a dare maggior peso al numero di contagi per abitanti - con soglia minima di rischio di 50 positivi ogni 100mila abitanti - e alla pressione sugli ospedali calcolata in base ai ricoveri, in terapia intensiva e negli altri reparti.Minore peso all’Rt

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