IL CASO DELL’IMPRENDITORE VICENTINO

Nuovi focolai Covid, cosa è il Tso: la soluzione allo studio del governo

La proposta è stata avanzata dal governatore veneto Zaia. Dal ministero hanno fatto sapere che il responsabile della Salute Roberto Speranza ha dato mandato all’ufficio legislativo del suo dicastero per verificare il quadro normativo sui trattamenti sanitari obbligatori (Tso). Nuova ordinanza in Veneto: denuncia se rifiuto ricovero positivo

di Andrea Carli

Coronavirus, Speranza: verifiche su estensione tso

La proposta è stata avanzata dal governatore veneto Zaia. Dal ministero hanno fatto sapere che il responsabile della Salute Roberto Speranza ha dato mandato all’ufficio legislativo del suo dicastero per verificare il quadro normativo sui trattamenti sanitari obbligatori (Tso). Nuova ordinanza in Veneto: denuncia se rifiuto ricovero positivo


5' di lettura

Trattamento sanitario obbligatorio per chi, una volta scoperto di essere positivo al Covid-19, non adotta quelle soluzioni basilari per preservare la collettività in cui vive, a cominciare dalla quarantena e dall’autoisolamento. È questa l’ipotesi su cui sta ragionando il ministro della Salute Roberto Speranza, dopo il caso dell’imprenditore vicentino che ha continuato a fare la vita di tutti i giorni nonostante avesse contratto la malattia all’estero. L’uomo, ricoverato in rianimazione in condizioni gravi ma stabili dopo aver in un primo tempo rifiutato le cure nonostante evidenti sintomi, si è così lasciato alle spalle una scia di 5 contagiati e 89 persone in isolamento.

Veneto: denuncia se rifiuto ricovero positivo

L’ipotesi di ricorrere al Tso, soluzione che impone il ricovero ai malati più gravi, è stata avanzata dal presidente della Regione Veneto Luca Zaia. Una nuova ordinanza regionale in vigore da oggi, annunciata dal governatore leghista, va nella direzione di una stretta, per evitare che si verifichino altri casi simili a quello dell’imprenditore vicentino. Stando a questa nuova ordinanza in Veneto l’azienda Ulss ha l’obbligo di denuncia e di comunicazione al sindaco, al Prefetto e alla polizia dei soggetti obbligati all’isolamento fiduciario, per eventuali controlli e misure cautelari. In caso di rifiuto del ricovero di soggetti risultati positivi, l’azienda ospedaliera presenta denuncia d’ufficio alle forze di polizia. Se poi vi è uscita dall’isolamento fiduciario, anche per soggetti negativi al tampone, la sanzione viene confermata a 1.000 euro. Se la violazione riguarda il posto di lavoro, il datore di lavoro dovrà pagare 1.000 euro per ciascun dipendente dell’azienda. In base all’ultimo Dpcm, quello dell’11 giugno, infatti, le regioni possono adottare regole più restrittive sulla base dell’andamento della curva epidemiologica. Cosa che, prima del Veneto, ha fatto la Toscana, con una recente ordinanza che ha previsto il trasferimento negli alberghi sanitari di quegli stranieri che vivono con molte persone e possono trasmettere il virus a familiari e amici. Anche il Lazio, dove sono saliti a 39 i casi collegati al Bangladesh, va nella direzione di regole più stringenti. La Regione sta predisponendo l’ordinanza «per garantire che vengano eseguiti i test e i tamponi a tutti i viaggiatori del volo speciale in arrivo oggi da Dacca (Bangladesh) autorizzato dall’Enac. Le operazioni si rendono necessarie ai fini di sanità pubblica», ha chiarito l’assessore alla sanità del Lazio Alessio D’Amato.

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Il governo studia l’estensione del Tso

Il dato che emerge è che ancora una volta di fronte al pressing delle Regioni il governo si è mosso. Il ministro della Salute Roberto Speranza, hanno fatto sapere fonti del ministero, ha dato mandato all’ufficio legislativo del suo dicastero per verificare il quadro normativo sui trattamenti sanitari obbligatori (Tso). L’obiettivo è quello di studiare una eventuale norma più stringente che riguarda la tutela contro il Covid dopo il caso del focolaio veneto. La verifica tecnica servirà anche di supporto alle eventuali scelte in questo senso delle autorità locali. Il passo successivo sarà una verifica politica all’interno della maggioranza di governo, considerato che l’adozione di una stretta di questo tipo chiama in causa i diritti della persona. Il ricovero obbligatorio per chi non intende seguire la quarantena potrebbe affiancare altre soluzioni, come i tamponi direttamente in aeroporto per chi arriva da Paesi extra Schenghen.

Speranza: tamponi per arrivi da Paesi extra Schengen

«I tamponi all’arrivo dai Paesi extra Schengen sono una misura ulteriore, ma non sostitutiva della quarantena», ha spiegato Speranza arrivando alla Catalent di Anagni. «È giusto - ha aggiunto - fare tutto il possibile per aumentare i controlli su chi arriva da Paesi con circolazione del Covid-19 sostenuta - ha aggiunto - per questo l’ordinanza che ho firmato il 30 giugno prevede l’isolamento per 14 giorni e la sorveglianza sanitaria per chi proviene da tutti i Paesi extra Schengen». Il responsabile della Salute del Conte due ha anche ricordato che nel decreto Rilancio è espressamente prevista e finanziata, con oltre 32 milioni di euro, la possibilità per Regioni e Province autonome di stipulare contratti d’affitto con strutture alberghiere o di tipologia analoga per applicare le misure di isolamento e quarantena. Gli stessi fondi possono essere utilizzati per attrezzare le strutture con infermieri, operatori tecnici assistenziali, per la sanificazione e manutenzione, la formazione del personale alberghiero e la lavanderia.

Decine di nuovi focolai

La stretta dell’esecutivo, se confermata, si svilupperebbe in un contesto, quale quello attuale, caratterizzato da decine di focolai di nuovi contagi da coronavirus sparsi un po’ a macchia di leopardo in diverse regioni, per lo più Veneto, Emilia Romagna, Toscana e Lazio, e l’ultima impennata si è diffusa nella già piagata Lombardia, nei macelli e salumifici del mantovano con 68 positivi.

Soluzione adottata in ambito psichiatrico

Il Trattamento sanitario obbligatorio implica il fatto che una persona venga sottoposta a cure mediche contro la sua volontà. La norma di riferimento è una legge del 1978. Allo stato attuale si ricorre a questa soluzione in ambito psichiatrico, attraverso il ricovero coatto presso i reparti di psichiatria degli ospedali pubblici. La norma prevede una procedura da seguire in caso di Tso. In primo luogo, devono esserci allo stesso tempo tre condizioni: la persona versa in una situazione di alterazione tale da rendere urgenti interventi di tipo terapeutico, gli interventi proposti sono stati rifiutati, e non si possono adottare tempestive e idonee misure extraospedaliere. Queste tre condizioni vanno certificate da un primo medico, che può essere quello di famiglia, e confermate da un secondo medico, che lavora in una struttura pubblica: in genere è uno psichiatra della Asl. Una volta prodotte le certificazioni mediche, il sindaco ha 48 ore per disporre con un’ordinanza il Tso. La persona toccata da questo provvedimento viene accompagnata dai vigili e dai sanitari presso un reparto psichiatrico di diagnosi e di cura. Entro 48 ore dal ricovero il sindaco fa pervenire l’ordinanza al giudice tutelare, che può convalidare la misura (ma può anche non farlo) nelle 48 ore successive. Il Tso ha una durata di sette giorni. Se lo psichiatra non fa richiesta di prolungamento, il trattamento termina.

Pianese (Coisp): serve una modifica normativa

«Il Tso - ha messo in evidenza Domenico Pianese, segretario generale del sindacato di polizia Coisp - è una misura di prevenzione adottata quando ci sono persone in stato di alterazione psicofisica, è regolamentato con una legge del 1978 e ovviamente non tiene conto delle evoluzioni degli ultimi mesi sul Covid e i rischi di pandemia. Quindi il primo problema per una sua applicazione alle persone positive al coronavirus sarebbe di tipo normativo. Una persona in possesso delle proprie facoltà viene giudicata tale da un medico o sanitario della Asl ed è previsto un intervento delle forze di polizia, le quali chiamano il 118 richiedendo il Tso. Ma se il medico reputa che quella persona sia presente a se stessa e non abbia caratteristiche psico-fisiche alterate rispetto alla normalità, non si può far applicare il Tso. Perciò - ha continuato Pianese - da questo punto di vista sarebbe necessaria una modifica normativa».

Esistono già reati penali per queste situazioni

Il sindacalista ha ricordato che «esistono già reati penali per chi è a conoscenza di una patologia e sono previsti dal nostro ordinamento giudiziario. Questo valeva anche ad esempio quando tanti anni fa ci sono state epidemie come il colera. L’articolo 438 del codice penale prevede pene tra gli 8 anni e l’ergastolo per chiunque cagioni un’epidemia mediante la diffusione di germi patogeni. Se la patologia viene certificata, è inoltre previsto l’obbligo di ricovero in una struttura appositamente dedicata: è già successo in questi mesi con chi si allontanava dalla quarantena. E se la persona oppone resistenza al ricovero, viene piantonata». C’è poi un’altro aspetto, che riguarda gli agenti delle forze di polizia: «Servono adeguate forniture sui dispositivi di protezione individuale per gli agenti che in questi casi devono intervenire».

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