Le sfide del design

La fiera

Nuovi format per ambienti trasversali

di Giovanna Mancini


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(Foto: Salonemilano.it, Diego Ravier)

3' di lettura

Per sapere se Milano si aggiudicherà (assieme a Cortina) le Olimpiadi invernali del 2016 bisognerà aspettare ancora qualche mese. Ma intanto la città si prepara ad accogliere per il 58esimo anno quella che il presidente del Salone del Mobile di Milano, Claudio Luti, definisce «Olimpiade del design», in cui le aziende italiane gareggiano come favorite.

Da oggi a domenica 14 aprile gli spazi di Fiera Milano, a Rho, accoglieranno infatti la più internazionale delle manifestazioni del settore, con 2.350 espositori e 550 designer under 35, un quarto dei quali proveniente dall’estero. Un evento che attrae in città decine di migliaia di visitatori, tra operatori professionali e appassionati del design, ai quali Milano propone un’offerta ogni anno più ricca, grazie alla sinergia tra il Salone del Mobile, il Fuorisalone e le istituzioni cittadine, che danno vita alla cosiddetta «Design Week». L’anno scorso la fiera ha registrato il numero record di 434mila ingressi e quasi 500mila persone sono arrivate a Milano per l’occasione.

Difficile replicare questi numeri, perché gli anni pari – con le Biennali della Cucina e del Bagno – sono quelli tradizionalmente più forti, ma le aspettative sono comunque ottimistiche, forti anche del traino che ormai suscita la stessa città di Milano e dei 1.200 eventi attesi in città questa settimana. Anche le aziende presenti in fiera contribuiscono ad arricchire questo palinsesto, con presentazioni e iniziative organizzate all’interno dei loro showroom o di luoghi d’arte e cultura, e lo stesso Salone vi prende parte. «Il Salone è una grande vetrina per le nostre aziende – commenta Luti – ma anche la stessa Milano, con la sua bellezza, la sua offerta di creatività e cultura e insieme la filiera produttiva nel territorio circostante, contribuisce molto al successo della manifestazione». Da qui il legame sempre più stretto del Salone con la città, che quest’anno si arricchisce della partnership con la Triennale di Milano e con il Teatro alla Scala, con il quale è stata firmato un accordo di tre anni. Inoltre, per unirsi al palinsesto di eventi che celebrano i 500 anni dalla morte di Leonardo da Vinci (figura per eccellenza di creatività e ingegno), il Salone ha realizzato due installazioni in omaggio al genio vinciano: una ai Navigli (Aqua, affidata a Marco Balich), che rievoca gli studi sull’acqua del maestro, una all’interno della fiera (De-Signo), che ne celebra l’eredità.

Perché il Salone è questo, aggiunge Luti: business e industria sì, ma anche arte e cultura. Ed è la capacità di mettere insieme questi elementi che ha fatto del design italiano un modello internazionale di creatività e della kermesse milanese il punto di riferimento internazionale per tutti gli operatori del settore, dai designer agli architetti, dai produttori ai rivenditori.

L’edizione di quest’anno presenta alcune importanti novità: la nascita del nuovo format «S.Project» e la trasformazione di Workplace 3.0, la biennale tradizionalmente dedicata ai mobili per l’ufficio. Novità che rispondono a una logica di evoluzione e innovazione che è l’anima stessa del design, inteso come capacità di interpretare i cambiamenti della società e del mercato e i nuovi bisogni, cercando di fornire soluzioni e risposte efficaci. «Il mondo del lavoro, e di conseguenza quello degli arredi e dei sistemi per l’ufficio, si è profondamente trasformato negli ultimi anni – spiega ancora il presidente Luti – per questo abbiamo pensato di spostare le aziende di questo settore, collocandole non più in un unico padiglione, ma in spazi diversi, vicine ad altre aziende che lavorano nella collettività, affini per stile o appartenenti allo stesso gruppo». Al posto di Workplace 3.0 (nei padiglioni 22-24) sarà ospitato «S.Project», uno spazio multidisciplinare in cui sono stati selezionati marchi molto diversi tra loro per tipologia commerciale, seguendo due criteri: l’appartenenza a un medesimo gruppo industriale e la volontà di aprire le porte anche a brand che finora non avevano mai esposto al Salone.

Un esperimento di “trasversalità” espositiva piuttosto innovativo, che supera la tradizionale suddivisione merceologica per andare incontro alle trasformazioni del mercato e delle aziende, oggi interessati più a soluzioni progettuali d’insieme che a singoli prodotti.

Infine, torna la biennale Euroluce che, con le sue 450 aziende, quest’anno registra il record di superficie espositiva complessiva (40mila mq dedicati a proposte di illuminazione) e di presenze dall’estero (quasi la metà degli espositori).

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