Interventi

Nuovi incentivi per l’industria farmaceutica

C’è bisogno di uno strumento alternativo per ricompensare la ricerca. Per tutelare ai poveri e premiare chi crea medicinali ad alto valore terapeutico

di Thomas Pogge

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(AFP)

C’è bisogno di uno strumento alternativo per ricompensare la ricerca. Per tutelare ai poveri e premiare chi crea medicinali ad alto valore terapeutico


4' di lettura

Attualmente le industrie farmaceutiche sono incentivate all’attività di ricerca e sviluppo dal sistema dei brevetti che, condiviso dagli Stati membri del Wto, conferisce un monopolio temporaneo sulla vendita dei nuovi prodotti e permette alle industrie di ottenere guadagni sicuri mantenendo i prezzi ben al di sopra dei costi di produzione.

Ma questo sistema di incentivazione è il migliore? Riflettiamo su questo aspetto, in primo luogo: incentivati dai margini di guadagno, i ricercatori trascurano malattie che colpiscono soprattutto i poveri del mondo, che non possono permettersi farmaci costosi. Oggi 20 malattie tropicali trascurate, elencate dall’Oms, affliggono oltre un miliardo di persone, ma attirano solo lo 0,35% degli investimenti in R&S dell’industria farmaceutica globale. Un altro 0,12% di questa spesa è dedicato a tubercolosi e malaria, che uccidono 1,7 milioni di persone ogni anno.
Secondo, il prezzo di una nuova medicina tende a essere alto, come dimostra l’esempio del farmaco per l’epatite C Harvoni. La maggioranza della popolazione mondiale, quindi, non può acquistare farmaci avanzati ancora coperti da brevetto che però potrebbero essere prodotti a basso costo.

Terzo, le ricompense per lo sviluppo di prodotti farmaceutici sono scarsamente correlate al loro valore terapeutico: le aziende guadagnano sia sviluppando lievissime variazioni di farmaci già esistenti, che come tali aggiungono poco all’attuale arsenale farmaceutico, sia commercializzando farmaci per pazienti che non ne trarranno un reale beneficio.

Per affrontare questi problemi proponiamo un nuovo meccanismo che si aggiunge all’attuale regime: l’Health Impact Fund (“il Fondo”) come strumento alternativo per ricompensare l’innovazione farmaceutica. Ogni farmaco registrato presso il Fondo sarebbe venduto al costo di produzione e l’impresa detentrice del brevetto riceverebbe per un periodo di dieci anni una ricompensa annuale in denaro calcolato sulla base dell’impatto che il farmaco stesso avrà sulla salute dei pazienti.

L’Health Impact Fund potrebbe essere finanziato da qualunque governo nazionale disposto a contribuire in proporzione al proprio Pil. L’incentivo a partecipare starebbe nella possibilità per i propri cittadini di accedere a nuovi farmaci a un prezzo pari al costo di produzione.

Il Fondo incentiverebbe le aziende farmaceutiche a intraprendere progetti dedicati principalmente alle malattie trasmissibili, che oggi non sono redditizie perché toccano soprattutto la salute delle persone meno abbienti. Con la sua istituzione si avrebbero conoscenze più profonde di tali malattie e si svilupperebbero capacità di risposta rapida e focalizzata a situazioni emergenziali. In questo modo il mondo dell’innovazione farmaceutica sarebbe stata molto più preparato a sviluppare farmaci adatti a contenere l’epidemia da Covid-19.

Il Fondo si differenzia dall’attuale regime dei brevetti perché il sistema di ricompensa non si basa sulle vendite del farmaco, ma sui reali miglioramenti in termini di salute che questo apporta. Per ottenere miglioramenti in termini di salute le aziende sarebbe indotte a preoccuparsi di cose, cui oggi non prestano attenzione, quali pensare al funzionamento del farmaco in contesti ambientali e socio economici diversi; pensare sia a terapie sia a diagnostica per identificare e raggiungere i pazienti che possono trarre i maggiori benefici; monitorare i risultati in tempo reale per riconoscere possibili ostacoli al successo terapeutico; garantire che i pazienti abbiano accesso al farmaco e siano adeguatamente istruiti a farne un uso ottimale. In sintesi, un meccanismo di ricompensa, determinato dall’impatto sulla salute invece che sulle vendite, porterebbe a un sistema di ricerca meglio preparato per dare risposte rapide ed efficaci a focolai anche di malattie sconosciute, come il Covid-19.

Attualmente le aziende si trovano ad affrontare rischi commerciali legati al fatto che i governi potrebbero come alcuni hanno fatto - utilizzare lo strumento delle licenze obbligatorie per la cessione dei brevetti. La registrazione delle imprese presso il Fondo eliminerebbe questo rischio, perché gli Stati non avrebbero motivo di interferire con gli innovatori, il cui profitto risiederebbe nel garantire un reale accesso delle persone al nuovo prodotto.

Tale preminenza dei risultati, che il Fondo incoraggia, è più che mai importante per le malattie trasmissibili.

Un’industria farmaceutica che guadagna sulla vendita di farmaci antimalarici non si preoccupa del fatto che questa malattia continui a contagiare oltre 200 milioni di persone ogni anno, uccidendone mezzo milione, come l’Oms ha rilevato lo scorso anno. Al contrario, un’azienda premiata per i risultati ottenuti in termini di riduzione della malattia avrebbe come obiettivo il suo effettivo contenimento e, se possibile, il suo completo sradicamento.

Applicare il sistema remunerativo del Fondo al Covid-19 è complicato, perché manca una base di riferimento che certifichi il danno che la malattia avrebbe causato in assenza della nuova medicina. Per la malaria, tale linea può essere stabilita sulla base di una traiettoria stabile osservabile nel corso degli anni. Invece, nel caso di una nuova epidemia, ci si deve basare su dei modelli che stimino la traiettoria della diffusione della malattia e il suo impatto sui pazienti infetti. Sicuramente è un esercizio che non può dare risultati precisi. Ciononostante, l’Health Impact Fund darebbe agli innovatori i giusti incentivi e guiderebbe le industrie farmaceutiche a chiedersi non come sviluppare un prodotto per ottenere alti margini di guadagno, ma uno capace di ridurre il più possibile l’impatto di una malattia sugli esseri umani. La pandemia Covid-19 dovrebbe farci riflettere su quale meccanismo di incentivi sia preferibile. (hanno collaborato Felicitas Holzer e Maria Ginevra Cattaneo)

L’autore è Leitner Professor of Philosophy and International Affairs all'Università di Yale ed è riconosciuto come uno dei massimi esperti mondiali di povertà globale e diritti umani.

www.healthimpactfund.org

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