Vacanze

Nuovi investimenti per l’eco-resort Paradù, pronto a riaprire sulla costa toscana

Rinnovato con nuovi chalet vicini alla spiaggia, il resort green della società MeDonoratico si prepara all’estate nel nome del “distanziamento naturale”

di Silvia Pieraccini

3' di lettura

Quando nel 1966 in questi 36 ettari incontaminati in riva al mare di Castagneto Carducci, nell'alta Maremma toscana, fu aperto il Club Méditerranée, regnavano il profumo dei pini e le dune di sabbia punteggiate da vegetazione selvaggia. Quegli stessi pini e quelle dune dal 2014 fanno da cornice all'eco-resort Paradù, nato dal recupero del vecchio Club Med e ora alla vigilia di un'espansione strategica.

Il 21 maggio il villaggio sul mare votato alla sostenibilità ambientale - formato da chalet in legno e tende glamping, alimentato da energia rinnovabile e attraversato solo da mezzi elettrici - riaprirà i battenti con più posti letto e più servizi. Ai quasi 200 chalet esistenti, in gran parte di taglia “doppia” e dunque in grado di ospitare due famiglie, se ne aggiungeranno 150 “singoli”, per un totale di 600 nuovi posti letto che si sommano ai 1.300 precedenti.

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Dieci milioni per nuovi chalet e aree comuni

L'estensione del villaggio su 36 ettari, del resto, dà ampio margine di privacy e di distanziamento Covid. «Qui gli ospiti hanno a disposizione il triplo dello spazio di un normale villaggio turistico, e infatti il nostro motto è “naturalmente distanziati”», spiega Riccardo Mariotti, socio di riferimento della MeDonoratico srl che è proprietaria e gestore dell'eco-resort in cui ha appena investito (altri) 10 milioni di euro. Sei milioni sono serviti per i nuovi chalet, quattro milioni per completare l'offerta di servizi con ristoranti, area sportiva, copertura del vecchio teatro ex Club Med.

Con il Covid è italiana la maggioranza degli ospiti

Ora al Paradù si incrociano le dita in vista di un'estate ancora ricca di incognite sugli spostamenti ammessi a causa della pandemia. «Prima del Covid avevamo il 70% di clientela straniera, soprattutto europea, e il 30% di italiani – spiega Mariotti – ma l'anno scorso queste percentuali si sono invertite». Tamponi e quarantene turbano ancora il sonno degli operatori, anche se l'ospitalità all'aria aperta, in chalet indipendenti e in un paesaggio affascinante, è una carta preziosa da giocare e ha già “salvato” l'estate 2020 (la società MeDonoratico ha chiuso l'anno con un fatturato di 10 milioni, in calo di 1,5 milioni sul 2019, e per il 2021 ha un budget di 15 milioni).

Con i nuovi chalet, che si trovano nella zona più vicina al mare, la vacanza potrà anche avere come sottofondo il rumore delle onde, appena dietro la duna. Investire in un periodo di grande incertezza come questo per il Paradù è stata quasi una necessità. «Le autorizzazioni paesaggistiche stavano per scadere – spiega Mariotti – e abbiamo deciso di usarle nonostante tutto quello che è successo in questi anni: è stata una vicenda allucinante».

Conclusa la vicenda giudiziaria, al via gli investimenti

Nel dicembre 2014 il villaggio Paradù fu sequestrato dalla magistratura per presunti abusi edilizi e paesaggistici e Mariotti fu indagato e rinviato a giudizio. Ma al termine del processo la Procura ha chiesto l'assoluzione e nel gennaio 2020, a distanza di oltre cinque anni, è arrivata la sentenza “liberatoria” che ha sbloccato la possibilità di completare il villaggio (che nel frattempo era stato dissequestrato e negli anni ha sempre funzionato). A quel punto però lo strumento urbanistico del Comune di Castagneto Carducci era stato modificato, e la capacità ricettiva del Paradù era stata ridotta del 40%. «Malgrado il sequestro, il processo e la riduzione dei volumi prevista dal Comune, e malgrado il Covid, abbiamo deciso di investire per completare una struttura innovativa in un ambiente delicato e bellissimo: oggi l'area di Castagneto Carducci, grazie al fatto di aver evitato lo sfruttamento intensivo del territorio, sta attirando sempre più un turismo di qualità».

Paradù è il nome della località in cui sorge l'eco-resort, nome che deriva dalle spade utilizzate dai pirati, arrivati nel 1540 a bordo di una nave, per aprirsi la strada nella foresta e assaltare il castello di Castagneto. Quando furono scoperti e inseguiti, nella fuga verso il mare i pirati persero questa spada corta e tagliente che ha dato il nome al luogo e, stilizzata, è entrata nel logo del Paradù.

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