Il brand fiorentino

Nuovi materiali e servizi, per il cashmere Malo la carta della sostenibilità

di Chiara Beghelli

3' di lettura

L’ottimismo non si nutre solo di volontà, ma anche di passione, potente motore di ogni impresa. Ed è l’ottimismo, la fiducia nel futuro, ad aver spinto tre anni fa Walter Maiocchi, imprenditore del settore della refrigerazione, insieme a due soci, a rilevare Malo, lo storico marchio di maglieria di cashmere che rischiava di sparire dopo anni di gestioni mal condotte. Gli investimenti, accorti ma convinti, della nuova proprietà, hanno rilanciato l’azienda toscana (la sede è a Campi Bisenzio, vicino Firenze) e nonostante le conseguenze di un anno di pandemia, Maiocchi resta ottimista. «Il Covid ci ha affaticato, come tutti – spiega il presidente di Malo – e ha rallentato i nostri piani per un’importante espansione all’estero, che avevamo pronti. Ma ci ha dato anche l’opportunità di fare un cambio di passo, riflettere su quello che stiamo facendo, sul nostro metodo di lavoro. E siamo diventati ancora più attenti al fattore sostenibilità».
Il 2019 per Malo si era chiuso con 10 milioni di fatturato, nuovi negozi e un ambizioso piano di aperture. Il 2020 ha segnato una pausa in questo progetto di rilancio, ma certo non lo ha fermato: «Per quest’anno puntiamo a recuperare rapidamente le perdite del 2020 e chiudere in positivo – prosegue Maiocchi – soprattutto grazie al terreno recuperato all’estero. A cavallo dell’estate apriremo finalmente il nostro flagship store a New York, su Madison Avenue, punto di partenza per iniziare a operare anche con l’e-commerce negli Stati Uniti. Ci stiamo preparando per espanderci in Asia, abbiamo recuperato molti clienti in Corea, Paese che per noi sarà molto importante quest’anno, e stiamo valutando con attenzione l’entrata in Cina, viste le complessità di quel mercato. Ma abbiamo ottime prospettive anche lì. Riapriremo presto anche gli showroom, a Milano, New York e in Giappone, che sono cruciali soprattutto per il rapporto con il wholesale».
Lo scorso luglio è stata inaugurata la boutique di Verona, che fa parte della rete di otto negozi a gestione diretta in Italia (uno all’estero), ai negozi in franchising (uno in Italia e 9 all’estero) e alla rete wholesale, composta da 80 punti vendita in Italia e altrettanti oltre confine. «L’e-commerce ci ha aiutati, stiamo migliorando il nostro sito in questo senso – prosegue Maiocchi –, ma di certo per il prodotto che proponiamo le boutique sono fondamentali. La qualità del nostro cashmere si percepisce toccandolo, non basta vederlo». Per questo, quando sarà possibile tornare a fare shopping nei negozi fisici, Malo proseguirà con convinzione a proporre servizi “su misura” ai suoi clienti: «Uno dei più apprezzati è quello di ricondizionamento: il cliente porta in negozio un capo Malo anche di 20-30 anni fa, noi lo inviamo nella nostra manifattura di Firenze e lì viene rimesso a nuovo - spiega -. Quando riapriremo, inoltre, avremo subito pronto un nuovo servizio: chi verrà in negozio con un capo vintage Malo troverà una stylist che lo aiuterà ad abbinarlo a una creazione delle nostre ultime collezioni. È un modo per ribadire l’anima “timeless”, senza tempo, dei nostri capi, e rendere più contemporanei quelli che si possiedono già. Inizieremo dalle boutique di Milano e di Roma, per poi espanderci in tutti gli altri nostri negozi».
L’heritage, il patrimonio creativo e materiale di Malo, è alla base del marchio sin dalla sua nascita, nel 1972 a Firenze, su progetto dei fratelli Giacomo e Alfredo Canessa, e lo ha sostenuto negli anni della sua crescita internazionale, soprattutto gli 80 e i 90. Ma per prosperare nel mondo contemporaneo bisogna puntare anche su altri valori, in primis quello, sempre più condiviso, della sostenibilità. Malo, appunto, punta su capi che possano essere indossati per decenni, ma sperimenta anche nuovi materiali e prodotti, come la capsule collection di berretti Monsai, fatti di cashmere rivalorizzato, cioè recuperato dall’anima della rocca, il classico cono utilizzato nella produzione tessile, che normalmente verrebbe scartato: «Monsai è un test che è andato molto bene, per questo proporremo altre capsule dall’anima ecologica a partire da questa primavera», commenta il presidente di Malo. Tutto sarà prodotto nelle manifatture di Campi Bisenzio e di Borgonovo Val Tidone, in provincia di Piacenza, dove molto del lavoro è artigianale: «Durante il lockdown non abbiamo potuto trasferire alcune attività in smartworking, ma certo abbiamo capito che può esistere un modo diverso di lavorare, più lento e pertanto in linea con la nostra filosofia. Un nuovo corso che si concili con la vita privata, soprattutto per le donne, che costituiscono l’85% delle nostre risorse», nota Maiocchi.
Oltre a una diversa organizzazione del lavoro, un’altra cosa che resterà dopo la pandemia è l’amore per la maglieria: «L’anno del Covid è stato quello del boom del cashmere leggero, le tute sono state un nostro bestseller. Credo che anche tornati alla normalità vorremo prodotti meno fashion, ma più confortevoli, portabili e versatili».

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